Ciau Gianpaulu!

di Marcello Atzeni _________________________________   Gianpaolo Loddo non è più tra noi, ma è ancora con noi. Con le sue canzoni, le sue battute, le sue smorfie coniugate con l’accento da casteddaio verace. Loddo era di Santa Rennera, ovvero Sant’Avendrace. Negli anni trenta periferia di Cagliari e quartiere popolare, oggi decisamente meno decentrato e anche meno popolare. Gianpaolo Loddo è stato cantante, cabarettista, musicista, attore di teatro e cinema. La sua ultima apparizione in pubblico, almeno in maniera festosa e roboante, è stata la sera del 22 novembre del 2021. Il giovane (e bravo) regista Sergio Falchi, in quella occasione organizzò una serata di gala per l’amico Gianpaolo, gravemente malato. Serata a inviti alla Cineteca sarda, per la prima di “Senza te” (Without you), delizioso corto nel quale l’attore cagliaritano interpreta un vedovo e vedovo lo era veramente. Un corto sul tempo passato e sul tempo che rimane, con il desiderio di incontrare ancora una volta, la donna di una vita intera. Loddo non fa ridere, perché Falchi gli ha chiesto altro: quello di vestirsi di tristezza e malinconia, affacciato su una terrazza che odora di assenza e profumi distanti ma distinti. Stop. Torniamo a Gianpaolo. La sera del 22 novembre 2021, un centinaio di persone rendono omaggio al popolare attore; popolare nella sua accezione più ampia. Lo accompagna la figlia Roberta. Loddo è commosso e lucido: sia negli occhi che nella mente. Esce nel cortile della Cineteca per respirare. Non respira aria umida di Viale Trieste ma fumo dell’ennesima sigaretta che brilla tra le sue labbra stanche. Perché lui è stanco e malato. Gli applausi dei cento presenti in Cineteca, non sono solo per il corto di Sergio Falchi, ma anche e soprattutto per la sua lunghissima carriera. In sala c’era una commozione tangibile, sarebbe stato bello appenderla a quei muri, in memoria. Anche se non era ancora tempo di memorie definitive, quantunque le lancette dell’orologio non avessero voglia di compiere molti giri di valzer. Novantuno anni è una bellissima età ed è quella che aveva l’attore cagliaritano. Quella sera di meno di cinque mesi fa all’ Umanitaria- Cineteca sarda, le parole di Gianpaolo sono chiare, nonostante il fumo appena deglutito. I ricordi sono tanti e tanta la voglia di apparire, di esserci. Va via, praticamente una settimana prima di Paska Manna. Rimangono in piedi tante cose. Le prime che vengono in mente, non necessariamente le più belle: “Petza ‘e angion”, versione sarda della celeberrima “C’est ci bon” di Yves Montand; Ammesturau, epiteto ingiurioso che Lello Di Palma gli affibbia in “Caccia grossa”, film (1981) interamente sardo. E’ uno dei protagonisti della pellicola del regista di Ales. E, per favore, se non l’avete visto, andate a vedervi Loddo in “Casteddu Sictsi” di Paolo Carboni. Ma qual era la vera identità di Gianpaolo Loddo? Un uomo che amava la vita. Non solo sul ...

Quando il cielo si oscurava sulla Sardegna

di Marino Melis _______________________________________________   Quest'anno ricorre il 79° anniversario dei primi bombardamenti aerei che si accanirono sulle popolazioni inermi della Sardegna nella primavera del 1943. Fino ad allora i sardi quasi non avevano percezione precisa della guerra, il Poetto di Cagliari ancora nell’estate del 1942 pullulava di bagnanti; pur nelle ristrettezze di una economia autarchica, col razionamento dei generi di prima necessità e la naturale apprensione per i tanti figli soldati sparsi su tutti i fronti, la vita nelle città e nei paesi scorreva serena. Si percepiva la guerra come una cosa lontana seppur terribile, che vedeva coinvolti milioni di uomini, ma che si svolgeva su teatri lontani, e che mai sarebbe potuta approdare in Sardegna. Tutto cambiò col tracollo delle forze italo-tedesche nel nord Africa; la Sardegna si trovò di colpo esposta agli attacchi delle forze anglo-americane in quanto ponte naturale tra Africa e Europa continentale. Addirittura i servizi segreti alleati architettarono una ben articolata messa in scena, facendo credere alle forze dell’Asse che sarebbe stata imminente l’invasione della Sardegna, e segnatamente nei litorali di Arborea. In tutta fretta furono trasferite nell’isola diverse divisioni sia dell’esercito italiano che della Wehrmacht, furono costruiti decine di fortini in calcestruzzo nelle spiagge dell’oristanese, rinforzate le difese aeree con squadriglie di AerMacchi italiani e Messerschmitt tedeschi. [caption id="attachment_99330" align="alignleft" width="497"] Guspini, Regione Is Melas, tunnel ttilizzato come deposito munizioni per l'aeroporto di Sa Zeppara[/caption] I primi attacchi delle forze aeree alleate si rivolsero contro obiettivi militari (aeroporti di Elmas e Monserrato), e infrastrutture come strade ferrate e porti. Quando la mattina del 17 febbraio 1943 una settantina di bombardieri spuntarono sul cielo di Cagliari, da subito produssero più stupore e curiosità piuttosto che paura. Le prime bombe riportarono tutti alla triste realtà della guerra, colpendo al cuore la città, sventrandola in molte sue parti e causando la morte di un centinaio di civili oltre a un gran numero di feriti. Lo stesso giorno una formazione di B25 Mitchell che aveva come obiettivo l’aeroporto di Trunconi-Villacidro, sembra per la scarsa visibilità scambiò il rettifilo Porru Bonelli di Gonnosfanadiga per la pista dell’aeroporto, e lanciò sull’abitato oltre 200 bombe. Lo spezzonamento provocò la morte di un centinaio di persone ( le cifre sono imprecise) tra cui donne e bambini intenti alle loro attività domestiche, e circa 330 feriti. Ancora oggi ci si chiede il perché di quello che possiamo definire un crimine di guerra, volutamente messo in atto contro una popolazione inerme e pacifica. Nessun risarcimento (che non c’è mai stato), potrà mai cancellare nel ricordo dei sopravvissuti e nei parenti delle vittime tanta barbarie. Il 26 febbraio alle ...

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