di Marino Melis
Quest'anno ricorre il 79° anniversario dei primi bombardamenti aerei che si accanirono sulle popolazioni inermi della Sardegna nella primavera del 1943. Fino ad allora i sardi quasi non avevano percezione precisa della guerra, il Poetto di Cagliari ancora nell’estate del 1942 pullulava di bagnanti; pur nelle ristrettezze di una economia autarchica, col razionamento dei generi di prima necessità e la naturale apprensione per i tanti figli soldati sparsi su tutti i fronti, la vita nelle città e nei paesi scorreva serena. Si percepiva la guerra come una cosa lontana seppur terribile, che vedeva coinvolti milioni di uomini, ma che si svolgeva su teatri lontani, e che mai sarebbe potuta approdare in Sardegna.
Tutto cambiò col tracollo delle forze italo-tedesche nel nord Africa; la Sardegna si trovò di colpo esposta agli attacchi delle forze anglo-americane in quanto ponte naturale tra Africa e Europa continentale. Addirittura i servizi segreti alleati architettarono una ben articolata messa in scena, facendo credere alle forze dell’Asse che sarebbe stata imminente l’invasione della Sardegna, e segnatamente nei litorali di Arborea. In tutta fretta furono trasferite nell’isola diverse divisioni sia dell’esercito italiano che della Wehrmacht, furono costruiti decine di fortini in calcestruzzo nelle spiagge dell’oristanese, rinforzate le difese aeree con squadriglie di AerMacchi italiani e Messerschmitt tedeschi.
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Guspini, Regione Is Melas, tunnel ttilizzato come deposito munizioni per l'aeroporto di Sa Zeppara[/caption]
I primi attacchi delle forze aeree alleate si rivolsero contro obiettivi militari (aeroporti di Elmas e Monserrato), e infrastrutture come strade ferrate e porti. Quando la mattina del 17 febbraio 1943 una settantina di bombardieri spuntarono sul cielo di Cagliari, da subito produssero più stupore e curiosità piuttosto che paura. Le prime bombe riportarono tutti alla triste realtà della guerra, colpendo al cuore la città, sventrandola in molte sue parti e causando la morte di un centinaio di civili oltre a un gran numero di feriti.
Lo stesso giorno una formazione di B25 Mitchell che aveva come obiettivo l’aeroporto di Trunconi-Villacidro, sembra per la scarsa visibilità scambiò il rettifilo Porru Bonelli di Gonnosfanadiga per la pista dell’aeroporto, e lanciò sull’abitato oltre 200 bombe. Lo spezzonamento provocò la morte di un centinaio di persone ( le cifre sono imprecise) tra cui donne e bambini intenti alle loro attività domestiche, e circa 330 feriti. Ancora oggi ci si chiede il perché di quello che possiamo definire un crimine di guerra, volutamente messo in atto contro una popolazione inerme e pacifica. Nessun risarcimento (che non c’è mai stato), potrà mai cancellare nel ricordo dei sopravvissuti e nei parenti delle vittime tanta barbarie.
Il 26 febbraio alle 15 e 30 una ventina di B 17 americani, provenienti da capo Carbonara attaccò nuovamente Cagliari prendendo di mira soprattutto il centro storico. Cinquecento tonnellate di bombe si rovesciarono su case, palazzi, chiese, monumenti, il Teatro civico fu sfondato, del Municipio rimase in piedi solo la facciata, il bastione fu sfigurato perdendo l’arco e le scale. Sotto le macerie rimasero 73 morti, oltre a 286 feriti. Particolarmente triste la vicenda che colpì una famiglia di guspinesi che da qualche tempo si erano trasferiti in città.
Giovanni Battista Loy (fratello del noto medico guspinese Cesare Loy), con la moglie Matilde Manis, negli anni ’20 del novecento per stare accanto ai figli e agli amati nipoti si trasferirono a Cagliari in un elegante appartamento di loro proprietà in via Vittorio Emanuele al civico 64. Ospiti da loro dal settembre 1942, per timore che i bombardamenti potessero interessare la casa della stazione ferroviaria dove abitavano, la figlia Verina insegnante, col marito Luigino Onnis di Arbus capostazione ad Elmas, e i figli Antonino 15anni e Giannino 12. Sempre nello stesso palazzo abitava un'altra figlia dei coniugi Loy-Manis, Clelia Ester laureata in chimica e farmacia, col marito Bonaccorso Fontana. Verso le ore 15.30 del 26 febbraio 1943 il sibilo delle sirene preannunciò l’imminente attacco. I due bambini erano a scuola, ma mentre Antonino (diventerà un eminente medico e professore universitario a Padova), fu trattenuto dagli insegnanti, Giannino riuscì a scappare e raggiungere la sua casa. Il palazzo dove abitavano fu squarciato in due dalle bombe piovute dal cielo, delle famiglie in questione rimasero sotto le macerie Clelia Ester Loy e la madre Matilde Manis, Luigino Onnis e il figlioletto Giannino furono ritrovati l’uno accanto all’altro dopo diversi giorni.
Gli attacchi indiscriminati e ingiustificati contro le popolazioni civili continuarono per tutta la primavera del ’43, anche dopo che fu chiaro a tutti che la Sardegna non rappresentava un obiettivo strategico nei piani di invasione alleati. Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che queste azioni erano messe in atto per fiaccare la resistenza psicologica dei sardi, e indurli a chissà quali mutamenti, noi continuiamo a chiamarli col loro nome: “crimini di guerra”.
Oltre a Cagliari che ebbe complessivamente circa 2000 morti, inducendo la popolazione a sfollare verso tutti i paesi dell’entroterra, molti altri centri furono colpiti portando ovunque morte e distruzione, come ad Alghero, Porto Torres, Carloforte, S.Antioco, Villacidro.
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Guspini, frammento di bomba d'aereo recuperato in regione Nuraci[/caption]
Anche Guspini subì diversi attacchi soprattutto dopo la distruzione delle infrastrutture dell’aeroporto militare di Monserrato nella primavera del 1943, e il conseguente trasferimento di flottiglie e avieri nel campo di volo di sa Zepara. La pista in terra battuta lunga 1200 metri realizzata a ridosso del colle omonimo ospitava le squadriglie 360 e 361, 155° gruppo caccia Pantere nere comandate dal colonello Duilio Fanali (divenne capo di Stato Maggiore dell’aeronautica negli anni ’70, coinvolto e condannato nello scandalo Lockheed), oltre ad aerei e militari tedeschi. Il paese oltre che l’aeroporto, aveva strutture sensibili nella miniera di Montevecchio, la cabina di trasformazione dell’energia elettrica, la ferrovia per le miniere, e l’acquartieramento sorto in località su Legau, che ospitava diverse centinaia di soldati delle divisioni Bari e Sabauda.
A Guspini sorsero sui fianchi della montagna diversi rifugi antiaerei realizzati alla belle meglio, chi potè scavò e realizzò un rifugio nella sua casa, come fu quello della famiglia Murgia ancora oggi visitabile. Il primo attacco avvenne nella notte del 16 aprile 1943 che non procurò soverchi danni, ma causò la morte di Luigi Casu 34 anni e dei suoi buoi. Di ben altro tenore fu quello del 31 maggio, una squadriglia di P38 americani sganciarono grappoli di bombe da 500 libbre colpendo le Fornaci Scanu e la cabina elettrica, causando la morte di Cesarino Casula 62 anni, Bruno Tuveri 30 anni, Efisio Spanu 30 anni, e Elvio Tuveri ragazzo di 15 anni al suo primo giorno di lavoro che non conoscendo l’ubicazione del bunker aveva trovato rifugio sotto una catasta di legna. Il campo di volo di sa Zepara rappresentò l’ultimo obiettivo degli arerei alleati, con una incursione proprio nelle ore della firma dell’armistizio l’8 settembre 1943. Nonostante la fine delle ostilità in Sardegna, Guspini ebbe a piangere altri due morti diretta conseguenza delle incursioni aeree: Eleuterio Dessì 18 anni dilaniato da una bomba inesplosa il 7 febbraio 1944, e Orlando Montixi carrettiere di 29 anni ucciso allo stesso modo il 25 ottobre 1944.
Nelle ore di drammatica attesa in cui sembra che la follia umana debba esplodere da un momento all’altro, il nostro pensiero non può non andare alle inermi popolazioni dell’Ucraina, vittime innocenti di un pericoloso braccio di ferro tra super potenze che si gioca sulle loro teste. E il pensiero va anche a due giovani guspinesi che nel 1855 proprio ai limiti territoriali dell’odierna Ucraina, lasciarono la vita nella inutile guerra di Crimea, Francesco Lixa 25 anni deceduto il 26 agosto e Francesco Sanna Fanari anche lui di 25 anni morto il 23 novembre, entrambi caduti per un labile e personale prestigio inseguito da Cavour nel consesso europeo.
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