Attualità

Attualità

In questa categoria parliamo di attualità

Guspini: Tzia Maria Puntaeoru e la tavola imbandita per le anime

Tzia Maria Puntaeoru è un'antica leggenda sarda che da secoli si racconta ai bambini la notte che precede la festa di Ognissanti

Organizzata dall’Associazione Il Mercatino dei Sogni, con il patrocino del Comune, venerdì 30 novembre, con un giorno di anticipo rispetto alla tradizione, nella piazza don Michele Pinna “Tzia Maria punteoru”, tra un dolcetto e l’altro ha raccontato a grandi e piccini la sua storia antica storia.«Un’antica leggenda, tra sacro e profano che si celebra in Sardegna da secoli, mentre in altre parti, quella sera si festeggia Halloween» dichiara Giovanna Tomasi, presidente dell’Associazione Il Mercatino dei Sogni.«Tanto tempo fa, in un paesino della Sardegna, viveva una donna speciale che si chiamava “Maria Puntaeoru”» racconta Giovanna Tomasi, «Maria lavorava in chiesa come perpetua e aiutava i sacerdoti nelle loro attività quotidiane. Era conosciuta dalla gente del paese e aveva un compito molto particolare: nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, quando si avvicinava il giorno di Ognissanti, Maria si preparava a compiere una missione importante. Secondo un'antica credenza, in quella notte le anime dei defunti dovevano trovare la luce per riuscire a proseguire il loro cammino verso l'aldilà. Per questo motivo, nelle case si preparava una tavola speciale, con del cibo e una luce sempre accesa per indicare la strada alle anime. Maria bussava di casa in casa per raccogliere il cibo che sarebbe servito a queste anime per proseguire il loro viaggio. Toc, toc, toc sono Maria Puntaeoru! avete qualcosa da mettere sulla tavola? Le famiglie le offrivano volentieri un po' di pane, della minestra, della pasta, un dolcetto o qualche frutto, mele cotogne e altri prodotti raccolti nei campi. Ogni famiglia contribuiva con quello che poteva, perché anche un piccolo dono era importante. Quando arrivava la notte, le tavole erano pronte: c'erano tante cose buone da mangiare e una luce che illuminava la casa. Secondo la tradizione, le anime potevano così trovare la strada e continuare il loro viaggio. La mattina seguente, al risveglio le persone andavano a controllare il tavolo che avevano imbandito la sera precedente. Se il cibo non c'era più, significava che le anime avevano mangiato e avevano potuto raggiungere l’aldilà. che tutto era andato bene. Questa antica usanza ci racconta quanto fossero importanti, per i nostri antenati, la generosità, la condivisione e il ricordo delle persone care. Maria Puntaeoru è rimasta nella memoria della Sardegna come la donna che, bussando alle porte delle case, contribuisce a mantenere viva questa tradizione. A volte, anche un piccolo gesto può illuminare il cammino di qualcuno». ...

Gli amici di Fra: quando il bene diventa un cammino condiviso

Iniziativa nata a Serrenti con un obiettivo: trasformare il ricordo in solidarietà, la mancanza in presenza, l’affetto in azioni concrete verso chi ha bisogno

A Serrenti è nato il Comitato Benefico Gli Amici di Fra, un’organizzazione No Profit dedicata alla memoria di Francesca Follesa, concittadina scomparsa prematuramente ma ancora profondamente presente nel cuore della comunità.L’iniziativa nasce con un obiettivo chiaro: trasformare il ricordo in solidarietà, la mancanza in presenza, l’affetto in azioni concrete rivolte a chi ha bisogno. Negli ultimi anni il comitato si è fatto conoscere per l’organizzazione di due edizioni della “Camminata Rosa”, evento che ha coinvolto numerosi cittadini e che ha contribuito a sensibilizzare sul valore della vicinanza, della prevenzione e del sostegno reciproco. UN MESSAGGIO CHE CONTINUA A VIVERE Come sottolinea Alessandra Furcas «Gli Amici di Fra non è soltanto un nome: è un messaggio, un modo per ricordare che alcune persone continuano a vivere nei gesti che ispiriamo, nelle scelte che compiamo, nel bene che decidiamo di donare. Il comitato vuole essere proprio questo: un ricordo che diventa presenza, una presenza che diventa solidarietà. Il volontariato è prima di tutto un atto quotidiano di umanità. È tempo donato senza chiedere nulla in cambio. È una mano tesa nei momenti difficili. È un sorriso regalato a chi ha bisogno di sentirsi meno solo. È fatto di piccoli gesti che, uniti, diventano grandi. Gli Amici di Fra vogliono riportare il volontariato alla sua essenza: persone che mettono a disposizione ciò che hanno - tempo, capacità, sensibilità - per costruire un bene che non fa rumore, ma arriva lontano».  IL COMITATO: I VOLTI DELLA SOLIDARIETÀ Il progetto è portato avanti da un gruppo di persone che hanno scelto di trasformare un dolore condiviso in un percorso di aiuto e vicinanza: Alessandra Furcas, Stefano Foddis, Luciano Incani, Sonia Furcas, Emanuela Furcas, Manuela Tiddia, Barbara Cocco, Erika Fenu, Martina Pisu, Giovanna Marci, Eliana Furcas, Silvia Atzeni e Francesca Frau. Un gruppo unito da un legame affettivo e da una visione comune: fare del bene in modo concreto, discreto, efficace. Il volontariato insegna che, nel momento in cui doniamo qualcosa agli altri, riceviamo molto più di quanto immaginiamo. Il bene non fa rumore, ma arriva. E quando arriva al cuore, lascia un segno. Gli Amici di Fra rappresentano una nuova energia per Serrenti: un modo di stare accanto alle persone, di sostenere chi attraversa momenti difficili, di costruire relazioni che fanno bene alla comunità intera. Un esempio concreto di come la solidarietà possa diventare un cammino condiviso. Il comitato nasce da un dolore, ma cresce grazie alla speranza. Nasce da una mancanza, ma si alimenta di presenza. Nasce dal ricordo di Francesca, ma guarda al futuro di Serrenti. Gli Amici di Fra: quando il bene diventa un cammino condiviso. ...

Vai a tutti i contenuti →