Il peso della lunga vita sui bilanci familiari

Le proiezioni indicano che entro il 2030 solo il 30% dei nuclei familiari sarà in grado di sostenere i costi dell’assistenza ai non autosufficienti

L’allungamento della vita è una conquista sociale, ma porta con sé effetti che incidono sempre più sui bilanci delle famiglie italiane. Le proiezioni indicano che entro il 2030 solo il 30% dei nuclei familiari sarà in grado di sostenere autonomamente i costi dell’assistenza ai non autosufficienti, un dato che apre scenari complessi per il futuro del welfare. LONGEVITÀ IN CRESCITA, MA CON NUOVE FRAGILITÀ In Italia la speranza di vita alla nascita è passata dai 78 anni del 2000 agli 84 stimati per il 2030. Un progresso importante, che però si accompagna a un aumento significativo della popolazione anziana: un quarto della popolazione ha già più di 65 anni e oltre 4 milioni di persone vivono in condizioni di non autosufficienza. L’allungamento della vita comporta mediamente 13-15 anni di progressiva perdita di autonomia. Le proiezioni non sono incoraggianti: entro il 2050 le persone non autosufficienti potrebbero superare i 5 milioni. COSTI ELEVATI E FAMIGLIE SOTTO PRESSIONE Il tema, pur noto, non è stato ancora affrontato con la necessaria incisività. Pensioni più basse, malattie croniche in aumento e un sistema di welfare sotto pressione rendono difficile per molte famiglie far fronte alle spese assistenziali. I costi sono significativi: una badante costa mediamente tra 18.000 e 21.000 euro l’anno, mentre una Rsa richiede tra 17.000 e 19.000 euro. Si tratta del 60-70% del reddito familiare medio. Con questi numeri, è evidente perché solo una minoranza dei nuclei potrà sostenere tali spese nei prossimi anni. CURE SANITARIE E ACCOMPAGNAMENTO: UN SOSTEGNO INSUFFICIENTE A pesare ulteriormente sono le spese sanitarie a carico dei cittadini, cresciute fino a livelli difficilmente sostenibili. Lo Stato garantisce l’indennità di accompagnamento, 551 euro mensili nel 2026, ma questa cifra, già oggi insufficiente, rischia di diventare del tutto inadeguata senza una revisione strutturale del sistema di welfare. UN FUTURO CHE SPOSTA IL PESO DALLA FAMIGLIA ALL’INDIVIDUO Fino a una generazione fa, l’assistenza agli anziani avveniva principalmente all’interno della famiglia. Oggi questo modello è sempre meno sostenibile. La denatalità, la trasformazione del lavoro e la riduzione dei caregiver disponibili rendono più difficile garantire supporto continuativo. In futuro l’anziano dovrà provvedere sempre più da solo ai propri bisogni pensionistici, assistenziali e sanitari. Inoltre, chi rinuncia al lavoro per assistere un familiare non autosufficiente subisce una penalizzazione sulla propria futura pensione, creando un ulteriore elemento di fragilità sociale. LA NECESSITÀ DI INTERVENTI URGENTI Il quadro che emerge è chiaro: senza interventi tempestivi e strutturali, il rischio è che la lunga vita, oggi una conquista, si trasformi in un peso economico e organizzativo difficile da sostenere per milioni di famiglie. Occorre una strategia nazionale che affronti la non autosuf ...

Guspini, in via Giovanni Antonio Sanna c’è traccia di un’Insula

Le ricerche più recenti mostrano che nel settecento l’intero complesso era di proprietà di un ricco proprietario terriero, che vi abitava con le sue maestranze

 C’è un punto di Guspini, in via Giovanni Antonio Sanna, dove il tempo sembra fermarsi. Lo si capisce appena si varca il portale: una soglia massiccia, consumata da mani e stagioni, che sembra ancora chiedere permesso a chi entra. Oltre quel varco, il paese moderno scompare, e si apre un cortile silenzioso, un cavedio ciottolato che raccoglie la luce come un pozzo rovesciato verso il cielo.Attorno al cortile, come in un abbraccio antico, si disponevano le piccole stanze dell’insula. Erano ambienti modesti, bassi, che prendevano aria e vita solo da quel vuoto centrale. Le porte si fronteggiano come volti familiari, e ogni pietra sembra sapere il nome di chi l’ha toccata.La storia dell’insula, però, non è lineare.Le ricerche più recenti mostrano che nel settecento l’intero complesso era di proprietà di un ricco proprietario terriero, che vi abitava con le sue maestranze, in una forma di convivenza che univa lavoro, dipendenze e quotidianità. Solo in seguito l’insula iniziò a frazionarsi: nell’Ottocento una delle abitazioni divenne persino scuola primaria, segno di un progressivo adattamento alle esigenze del paese che cresceva.E tuttavia, nonostante i cambiamenti, un tratto rimase intatto: la vita comunitaria. Sino a metà del Novecento, e ancora nel nuovo millennio, l’insula continuò a essere abitata da famiglie che condividevano spazi, ritmi, relazioni. La vedova Graziella Pusceddu, che vi ha vissuto e frequentato il cavedio, ricorda che il portale veniva chiuso ogni sera e riaperto all’alba, come si faceva un tempo.Un gesto semplice, quotidiano, che custodiva il senso di protezione e di appartenenza. E racconta che, nonostante le nuove abitazioni e le trasformazioni interne, lo spirito associativo e conviviale non si è mai spento: il cortile continuava a essere un luogo di incontro, di aiuto reciproco, di vita condivisa.Gli anziani lo dicevano con naturalezza, come si dice una verità che non ha bisogno di essere spiegata: “Guspini era fatto di Addeus.”E avevano ragione. Prima che le strade si aprissero dritte e larghe, prima che le case si allineassero lungo i fronti stradali, Guspini era un mosaico di micro‑mondi chiusi, ciascuno con il proprio portale, il proprio cortile, la propria comunità interna. Non quartieri, non rioni: Addeus.La parola sembra semplice, quasi domestica, ma dentro contiene un mondo. Non nasce dal cristianesimo, né da un nome proprio. Le sue radici affondano più indietro, forse nel latino aditus, “ingresso, accesso”, o in una voce più antica ancora, prelatina, che indicava un luogo separato, appartato. E infatti l’Addeu è proprio questo: un dentro distinto dal fuori, un luogo che si entra, non che si attraversa.Nella tradizione guspinese, Addeu significa: un gruppo di case raccolte attorno a un cortile; un portale che segna la soglia; un nucleo familiare allargato che vive come una comunità; uno spazio interno condiviso, protetto, identitario.Le case non guardavano la stra ...

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