di Paolo Salvatore Orrù
Anno 2022: una decina di famiglie di Villacidro sono ancora costrette a scaricare le acque nere in un canale, sa cora de Piccoi, sito nel centro della città.
Le "acque reflue", o acque di scarico, cioè le acque utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali o agricole, contengono sostanze organiche e inorganiche che possono recare danno alla salute e all'ambiente.
Sono, infatti, acque che, se non si utilizzano le fognature e agli impianti che le trattano, finiscono nei fiumi, nei laghi o nel mare. Eppure basterebbero cento metri di tubo plasticato, uguale a quello a cui si allacciano gli altri cittadini che abitano il quartiere posto 100 metri più in basso, per risolvere l’annoso problema. Che, comunque, non è l’unico.
“Lungo il canale”, ha spiegato l’ex consigliere comunale Angelo Porcu, “scende anche l’acqua piovana proveniente dal quartiere del Carmine, anche qui urge un intervento dell’amministrazione, perché nei giorni di piena le abitazioni che confinano con la gora rischiano di essere invase dall’acqua”.
Gli abitanti del quartiere combattono da almeno 20 anni una guerra che sinora ha registrato solo perdenti.
“Non accuso nessuno, né l’amministrazione attuale, né quella precedente, perché tutto è cominciato molto tempo fa, tuttavia”, ha proseguito Porcu, “ritengo che gli abitanti della zona non debbano essere considerati cittadini di serie B”.
L’Italia è già stata condannata dalla Corte Ue per aver violato le norme comunitarie su raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue urbane di centinaia di aree sensibili dal punto di vista ambientale. La sentenza è il punto di arrivo di un deferimento della Commissione europea, che nel 2014 aveva aperto una procedura di infrazione contro il nostro Paese. “Trattandosi della prima condanna per inadempimento su questo specifico dossier la sentenza non prevede né multe né altre sanzioni, ma se non sistemeremo le cose le multe potrebbero arrivare presto”, hanno spiegato i tecnici dell’UE.
Nessuno a Villacidro vorrebbe una cosa simile, ecco perché, molto probabilmente il municipio provvederà a risolvere il problema il più presto possibile, quasi sicuramente con il nuovo Pnrr.
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