Emozioni e aggressività
di Alice Bandino* _________________________________________________________ [caption id="attachment_49148" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Come ogni anno, in questi giorni di fine novembre si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Esattamente un anno fa (il 3 Dicembre 2021), era stato proposto un provvedimento dalle allora ministre del Governo Draghi contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, un Disegno di Legge che prevedeva l’arresto per gli uomini violenti non più solo in flagranza di reato, la procedibilità d'ufficio per i maltrattamenti domestici e il braccialetto elettronico. Inoltre, le pene previste per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento sarebbero state aumentate "…se il fatto è commesso nell'ambito di violenza domestica da soggetto già ammonito". In dodici mesi l’iter di quel DdL si è fermato: la Legge non è stata approvata, il Governo è cambiato, la Corte Europea per i diritti umani per ben quattro volte ha condannato l’Italia per non aver protetto donne e madri vittime di violenza e i loro figli; su quasi 100 donne uccise, un’ottantina hanno perso la vita per mano di un proprio caro. Serve una Legge organica che partendo da quel DdL, più volte rinviato e poi decaduto, aiuti a contrastare questo fenomeno che non riguarda solo la donna vittima, ma anche i bambini che assistono ai maltrattamenti. Le segnalazioni da parte di scuola, servizi sociali o CAV vengono viste come un oltraggio alla famiglia, come un abuso di potere e non come una mano tesa per un lavoro di rete per spezzare la spirale di violenza. E’importante soprattutto il primo impatto che le donne hanno con gli operatori: le forze dell’ordine, il personale nei P.S., il personale scolastico e tutti gli educatori che hanno a che fare con la donna e/o i minori dovrebbero essere formati per rendere efficace questi piani di intervento. Una donna che decide di reagire alla violenza e di chiedere aiuto, ha bisogno di trovare davanti a sé persone che sappiano soprattutto dare risposte certe. Una donna che chiede aiuto non si aspetta di rispondere a domande sul proprio stile di vita, sul modo di rapportarsi con il violento, sulla propria moralità: una donna vittima di violenza (a volerne trovare per forza una) ha solo una colpa, non andarsene al primo segnale di violenza; giustificare, sperare, attendere che i comportamenti o il linguaggio violenti spariscano magicamente col tempo è l’intimo desiderio di ogni vittima, pur di evitare interrogatori e processi. Soprattutto quando la violenza è perpetrata da un familiare, la tendenza è quella di coprire, sperare (magari pregare) che si risolva tutto per il meglio e per tutti. Le vittime spesso non denunciano perché hanno paura di non essere credute; inoltre allo stato attuale della Legge, mentre viene presa in carico la vittima e gli eventuali figli, il maltrattante resta nel ...
Leggi di piùCagliari, presentazione del libro "Donne che pensano con gli occhi" di Marcello Atzeni
Oggi, alle 17, nella Mediateca del Mediterraneo, in via Mameli 164/b, a Cagliari, sarà presentato il libro "Donne che pensano con gli occhi", Sandhi editore. L'autore Marcello Atzeni dialogherà con Incoronata Boccia. Letture di Valentina Sulas. ...
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