Sardara, Festa di Santa Mariaquas, patrona della diocesi di Ales-Terralba
di Angelo Atzori ______________________________________ Come ogni anno, secondo una tradizione secolare, il penultimo lunedì del mese di settembre, si svolgono i festeggiamenti in onore di Santa Mariaquas, patrona della Diocesi di Ales -Terralba. La chiesa di Santa Mariaquas si trova nel compendio termale a due chilometri da Sardara nella strada provinciale per Pabillonis. L’evento si svolge tradizionalmente in quattro giorni. I festeggiamenti veri e propri hanno avuto inizio questo pomeriggio, 17 settembre, con la celebrazione della Messa e la processione con il trasferimento del simulacro dalla parrocchia della Beata Vergine Assunta al santuario. La festa si chiude martedì 20 settembre con il ritorno a Sardara della santa e la chiusura dei festeggiamenti civili. Ogni anno questo evento richiama turisti da tutte le parti della Sardegna, ma in particolare da tutti i paesi del Medio Campidano che non vogliono far mancare la loro presenza. La festa è sempre motivo per una rimpatriata di tutti gli emigrati sardaresi e non solo, che colgono l’occasione per un gioioso ritorno al paese natale per onorare la tanto devota santa. La rilevanza fondamentale di questo evento è il fatto che trattasi dei festeggiamenti in onore della patrona della diocesi di Ales -Terralba, quindi una manifestazione che ha come fondamento flussi di turismo religioso. ...
Leggi di piùAvventure in parapendio, volando liberi dal Marghine alla Marmilla
Incuranti dal caldo africano che sta imperversando in Sardegna, anche nella settimana appena trascorsa alcuni parapendisti hanno deciso di provare a staccare dalla savana di Bortigali. Ecco la cronaca di una gara che poteva andare molto diversamente. ________________________________________________________________ di Paolo Salvatore Orrù ___________________________________________________________________ Chi è che vuol vuole vedere, in questa torrida estate, il mondo che sta più in alto della vetta africana di Santu Padre? La maggior parte dei piloti di parapendio sardi in queste roventi giornate di agosto preferiscono stare sotto l’ombrellone o a ridosso del sifone dell’aria condizionata. Soltanto una sparuta schiera di ‘fanatici’ del volo, solitari e spesso un po’ masochisti, tenta la sorte fra le giraffe e i leoni che si aggirano affamati nel deserto decollo di Bortigali. Anche la scorsa settimana di volo merita un minimo di cronaca, del resto sul campo di involo c’erano Zonck e Marieddu, in due grandi rivali-amici di questa stagione agonistica. Ma giù il cappello anche di fronte agli outsiders che quando si presentano in decollo riescono a effettuare voli stratosferici. Sono loro il futuro del parapendio sardo, gli eredi di una avventura cominciata 32 anni fa. Questa la meravigliosa sintesi di una annata di volo che non ha avuto sinora precedenti in Sardegna, lo dimostrano i 534.65 punti di Silvio Zoncheddu e 425.25 di Mario Mele. Incuranti dal caldo africano che sta imperversano in Sardegna, anche nella settimana appena trascorsa alcuni parapendisti hanno deciso di provare a staccare dalla savana di Bortigali - quando neppure gli uccelli veri avevano il coraggio di mettere le ali al sole - per tentare di mettere un po’ di chilometri in saccoccia. Venerdì, visto dall’atterraggio, il cumulo che sormontava Monte Santu Padre non poteva non incutere paura, ma anche ben sperare. Dentro le auto che affannate si arrampicavano verso il decollo nessuno musciada, un silenzio rispettato con deferenza anche da mosche e cicale. Una volta giunti in vetta, i piloti hanno rivolto il naso a cielo alla ricerca di qualche presagio. Le nubi viste da 1025 metri fanno meno impressione. Poi tutti con il capo all’ingiù, per preparare l’attrezzatura in religioso silenzio, una quiete che solo le festose campane di Bortigali a mezzogiorno in punto rompono. È tempo di volare. Il rito sta per compiersi. Basta però un attimo per capire che qualcosa non è consona al progetto: la tanto amata (e temuta) termica che quasi sempre al mattino stacca da sud-sud-est, non stacca proprio, spenta da chissà quale malefica coga. Invece, quando la brezza soffia, i piloti trasudano amarezza e si esprimono con sobrie trivialità: soffia sua maestà, il Maestro, vento buono solo a Gonnosfanadiga. Silvio Zoncheddu, non demorde, prova a tuffarsi da quella parte, corre come un cinghiale inseguito dalla canizza, stacca, ma vola all’ingiù. Buc ...
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