Emozioni in famiglia


di Alice Bandino*
  [caption id="attachment_49148" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Come spesso accade durante la campagna elettorale, in questo periodo stanno tornando alla ribalta temi sociali importanti, destinati ad essere utilizzati nei comizi per attirare l’attenzione degli elettori e sensibilizzarli su quell’argomento. Ci sono però delle tematiche sociali che vengono affrontate in maniera superficiale o addirittura sminuite, senza approfondirle e senza voler effettivamente trovare una soluzione più attuale, semplicemente imponendo un unico punto di vista conservatore finalizzato al mantenimento e alla tutela dei valori tradizionali di una data Società riguardanti la famiglia, la sessualità, il patriottismo, il possesso delle armi, le invasioni militari e la partecipazione religiosa alle decisioni pubbliche. Ed è proprio sulla natura della “famiglia”che nascono gli scontri maggiori: esiste solo un tipo di famiglia, quella “tradizionale” uomo/donna + bambino/i? Una famiglia senza figli è una famiglia? Una famiglia mono-genitoriale è una famiglia? Una famiglia dove muore uno dei coniugi resta una famiglia o perde la sua funzione? Una famiglia divorziata rimane tale o crea due famiglie distinte? Le famiglie allargate o ricomposte sono famiglie? Due persone dello stesso sesso possono creare una famiglia o solo unioni civili? In materia di welfare (la vecchia previdenza sociale), una prima distinzione viene fatta proprio dallo Stato: son infatti differenti i sostegni e i servizi offerti ai nuclei in base alla composizione “con” o “senza” figli; le famiglie con minori a loro volta usufruiscono di agevolazioni differenti dalle famiglie con figli maggiorenni e  l'art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma che “… La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato”. Questa ultima frase “essere protetta dalla società e dallo Stato” spesso viene interpretata come tutela della “forma”, della “tipologia”, da “chi”è composta questa famiglia e non dal ruolo che essa svolge; il ruolo della famiglia è quello di garantire alla Società continuità e riproduzione; la Società si basa sulla capacità delle famiglie di trasmettere alle generazioni successive la propria cultura e i propri fondamenti ed è per questo che ogni cambiamento societario sottende un cambiamento avvenuto nelle famiglie e viceversa. I cambiamenti storici, culturali, politici e economici ciclicamente influenzano la forma delle famiglie, ma senza  scalfirne l’importante funzione sociale Nella nostra cultura italiana, fino al secolo scorso la donna aveva un ruolo di accudimento ed educazione dei figli; ruolo spesso esclusivo delle donne, mentre gli uomini si occupavano del sostentamento lavorativo/economico fuori casa. L’emancipazione femminile sessantottina e la richiesta di parità di diritti (oltre che di doveri) all’interno del nucleo familiare, hanno reso necessario l’inizio di un processo di cambiamento sociale lento ma inesorabile: le persone oggi creano una famiglia in modo più ragionato e consapevole; la media d’età per diventare mamme è di 33 anni (dati Istat 2019), mentre nel 2013 sempre l’Istat la indicava a 28,8. Il lavoro, l’indipendenza, l’autodeterminazione di entrambi i componenti del nucleo, rendono quasi impossibile poter replicare l’esperienza delle generazioni precedenti di ingrandire la famiglia con cinque, otto, dieci figli garantendo ad ognuno di loro un corretto sviluppo bio-psico-sociale; son in crescita le famiglie con un solo figlio e/o con pochi cugini, scelta dettata spesso dall’impossibilità di conciliare la gestione dei figli con le esigenze lavorative. Per diversi decenni le donne ottenuta la “libertà”di pretendere la parità, si sono accorte delle difficoltà della Società di offrire questa parità: salari minori rispetto agli uomini e a parità di ruoli e competenze, minore libertà di scelta nell’organizzazione degli orari di lavoro e maggiori doveri nella gestione dei figli e della casa; servizi aziendali e statali di baby sitting inesistenti, a favore del lavoro nero e non regolamentato (svolto per lo più da altre donne che a loro volta devono mantenere la propria famiglia); assenza di Servizi che spesso vengono erogati senza continuità e con fondi “raschiati”dai fondi di qualche altro Servizio; troppi politici convinti che il welfare sia la generosità compassionevole della classe dirigenziale verso i cittadini più fragili e non invece un diritto contro povertà (culturale e materiale), diseguaglianze e soprusi, oltre che tutela della Società stessa. La famiglia è la prima Istituzione con cui entriamo in contatto e la sua tutela è basilare per il corretto sviluppo dei suoi componenti: la Società che cambia porta cambiamenti nelle scelte, nelle priorità; nascono nuovi bisogni cui far fronte e servono mentalità competenti nella gestione di queste richieste, con mentalità aperte, attuali e pro-attive; società reali, dove le famiglie vengano aiutate e sostenute e dove l’alleanza Società/Famiglia sia di reciproca crescita e benessere globale, dove ognuno si senta bene nella propria pelle. Nel prossimo numero parleremo di famiglie affidatarie e del loro importante ruolo all’interno di una società.
*psicologa Tel. 347 1814992

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