Tecnologie e disabilità verso l’inclusione e interazione sociale
[caption id="attachment_71018" align="alignleft" width="179"] Giovanni Angelo Pinna[/caption] di Giovanni Angelo Pinna ______________________ Da anni la tecnologia ha cambiato le modalità di interazione e inclusione sociale nel campo della disabilità e patologie invalidanti. Spesso, però, accade che le nuove tecnologie vengano usate per risolvere problemi inesistenti o che una nuova idea, pur di “fare cassa”, venga promossa come l’unica reale soluzione a un problema ormai già superato. L’esempio più diretto, può essere quello dei bastoni bianchi e rossi per non vedenti: capita non di rado di trovare soluzioni che, seppure innovative sotto l’aspetto tecnologico, tentano di rimuovere l’uso del bastone quando invece, quest’ultimo, risulta alla fine essere la soluzione più idonea rispetto a ciò che l’ambiente circostante offre. Una tecnologia, per essere considerata una soluzione, deve poter risolvere un problema in qualsiasi situazione e non in un ben definito gruppo di esse e, magari, ben riportate nel manuale d’uso. Si pensi ad esempio alle App per non vedenti che riconoscono un testo e lo trasformano in audio. App utile, sicuramente, e meritevole di attenzioni sotto l’aspetto ingegneristico ma limitante quando il suo funzionamento richiede che alcuni documenti siano stampati con un determinato carattere, con una determinata dimensione o, peggio, non possano essere utilizzate anche quando i testi vengono mostrati in un display (a esempio in un museo in corrispondenza di una opera esposta) o, ancora, non ben ottimizzate per essere facilmente utilizzate da chi non vedente. C’è poi un altro aspetto, già anticipato, che ancora oggi viene trascurato: l’abbattimento delle barriere architettoniche. Problematica che, anche questa, rallenta l’utilizzo di nuove tecnologie già ampiamente utilizzate fuori dal nostro Paese. Anni fa, durante un viaggio in Cina in occasione di una fiera sulle tecnologie legate alla disabilità e nel visitare uno dei vari centri, scoprii l’esistenza di arredi scolastici ben studiati anche per persone portatrici di una qualche disabilità: i banchi multimediali controllabili non solo con il classico mouse o touch ma già dotati di qualsiasi tipologia di accessorio che permettesse allo studente, a prescindere dalle sue capacità, di studiare e andare di pari passo con i propri compagni. Così anche i banchi multimediali sensoriali che sfruttano la tecnologia olografica. Un altro esempio che mi lasciò letteralmente stupito riguardava l’utilizzo di esoscheletri: strutture più o meno tecnologicamente avanzate che permettono a persone che si sono ritrovate private delle loro capacità motorie di riprendere a muoversi in totale autonomia. Ne esistevano di svariate tipologie: dagli esoscheletri formati da una serie di tubolari di una qualche lega e materiale (dal carbonio al ferro più grezzo e pesante) a quelli più avanzati che implementavano veri e propri computer e sistemi ...
Leggi di piùEmozioni e buon senso
di Alice Bandino* ____________________ Parte seconda [caption id="attachment_64900" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Avevamo già una volta affrontato l’atteggiamento comunemente definito “buon senso”, per indagare l’atteggiamento contrario, ovvero l’assenza dello stesso. Nello specifico riferendoci all’insofferenza derivata dall’esperienza del lockdown, ovvero quel protocollo di emergenza e confinamento adottato a livello mondiale per limitare quanto più possibile il contagio da Coronavirus, ci si interrogava sulle motivazioni che spingono una minima parte di popolazione mondiale a ignorare intenzionalmente le norme sanitarie anti- contagio e a ostentare indifferenza o superiorità culturale sui Social verso qualsiasi parere logico e scientificamente oggettivo, anche nei confronti degli addetti ai lavori; è in assenza appunto di buon senso e responsabilità che trovano terreno fertile i cosiddetti “tuttologi del web”, con alle spalle tutt’altri studi accademici e spesso senza nessuna area di competenza o studio che sorregga le loro tesi complottiste. Ad oggi, in questa calda fine estate, ci ritroviamo a fare i conti con le conseguenze di questi atteggiamenti superficiali, anti-sociali e pericolosamente manipolabili a livello politico per cavalcare il malcontento fisiologico in tempo di pandemia. Siamo infatti ancora pericolosamente invischiati, non abbiamo ancora raggiunto la Fase 3, quella del vaccino testato e distribuito. Siamo nuovamente a rischio, mentre scriviamo (fine Agosto), ci stiamo chiedendo se avverrà un nuovo isolamento, se avverrà a zone per indice di contagio o a tappeto su tutto il territorio nazionale e rispunta il paradigma “del buon senso”, ovvero i contagi sarebbero risaliti proprio per l’incuria delle regole, non tutti quelli che hanno infranto le regole di prevenzione son positivi al virus, ma tutti quelli che son stati contagiati son la conseguenza dell’averle infrante direttamente o indirettamente. Orgoglio, rabbia, paura, disgusto e sorpresa son le emozioni che osserviamo maggiormente nelle personalità di cui sopra: abbiamo visto sia a Marzo che ad Aprile, persone multate per aver proseguito ad organizzare assembramenti nonostante i divieti, persone in atteggiamenti conviviali assembrati addirittura sopra i tetti, non solo in assenza di dispositivi sanitari idonei, ma in totale assenza di buon senso. Come spiegato più volte dalla comunità professionale psicologica e sociologica, non sempre una crisi rende migliori gli individui; se la motivazione alla collaborazione non è abbastanza forte, se non si condividono le soluzioni adottate dall’alto perché non si comprende l’impossibilità di accontentare tutte le categorie di cittadini, se non si ha un radicato spirito di solidarietà, empatia, unità, umanità, tolleranza e rispetto, l’individuo tenderà ad opporsi all’accettazione del cambiamento. Emblematici quei post facilmente reperibili sui Social c ...
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