Province: torraus a su connotu?

di Lorenzo Argiolas ______________________ Ho riscritto quest’articolo almeno cinque volte. Questo per far capire quanto sia volubile la politica e quanto sia difficile star dietro le evoluzioni di chi sta nelle stanze dei bottoni. È infatti probabile che qualcosa cambi ulteriormente fra il momento in cui scrivo e quello in cui viene pubblicata questa riflessione, chiedo venia. Come si è capito l’argomento che voglio trattare è, nuovamente, quello delle province. Quando in Sardegna la classe politica non sa che pesci pigliare allora ritorna prepotentemente la questione relativa agli enti locali, quasi come se non ci fossero altri problemi. La politica sarda discute su quale configurazione dovranno avere gli enti intermedi, al di là delle due Città metropolitane di Cagliari e Sassari, e propende per la riesumazione delle vecchie province. Sì, ho scritto proprio riesumare perché credo occorra fare qualche passo indietro e tornare esattamente a otto anni fa, quando i cittadini si espressero per l’abolizione delle Province, o meglio di quelle non storiche ossia: Sulcis, Ogliastra, Gallura e Medio Campidano. Le province, però, non sono mai sparite con dei commissari cooptati direttamente dalla Regione. Questo è accaduto perché chi si è fatto promotore del referendum del 2012 ha proposto di abolire un modello di amministrazione del territorio senza proporre un’alternativa. Sud Sardegna sì, Sud Sardegna no, era questo il tormentone che fino a pochi giorni fa animava il dibattito, fino a quando non è rispuntata l’ipotesi della nuova vecchia provincia del Medio Campidano (che per alcuni avrebbe le dimensioni di una Pro Loco). Ciò che trovo nauseante, però, è il fatto che si stia a discutere di capoluoghi e confini territoriali senza aver compreso quali saranno le competenze e quale sarà il modello di governo di queste redivive province. Senza poi andare a considerare che non sappiamo che posizione abbiano comuni come Arbus, in cui mesi fa era stato indetto un referendum per la scelta della provincia a cui appartenere, e Guspini, uno dei comuni più popolosi, in cui è nato un comitato che, con una raccolta di firme alla mano, rivendica il diritto di scelta dei guspinesi. La questione è delicata, perché di mezzo ci sono normative dettate dallo statuto speciale sardo e dalla legge Delrio, e non può essere affrontata con leggerezza. Vedo amministratori locali, sindaci e non, accapigliarsi sulla questione capoluogo, tornerà ad essere condiviso tra Sanluri e Villacidro oppure si faranno altre scelte? Come era prevedibile, e la questione legata a diabetologia ce lo insegna (a proposito, che fine ha fatto diabetologia?), qualcuno prova una fuga in avanti utilizzando tanta retorica e belle parole ammantate di identità e logiche di sviluppo per il territorio. A me sembrano però poco più di giochi politici volti ad accentrare più servizi possibili in un centro e ad impoverire il resto del territorio. Quindi? Quindi occorre ch ...

Sardara, mensa e tempo pieno negati agli 86 bambini della scuola dell’infanzia, i genitori sul piede di guerra

Le mamme e i papà della scuola dell’infanzia di Sardara sono sul piede di guerra. Il motivo? Il fatto che ai bambini verrà negata la possibilità del tempo pieno fino alle 16 con una uscita anticipata alle 13.30 e la mensa negli stessi locali scolastici frequentati dai bambini. Una situazione che avrà delle pesantissime conseguenze per gli 86 bambini della scuola dell’infanzia e per i genitori, molti dei quali (57 in totale) hanno firmato una lettera in cui hanno chiesto alla dirigente scolastica Susanna Onnis di rivedere questa decisione. Il genitore Ilaria Casti, rappresentante del consiglio d’istituto, si è fatta  portavoce di un gruppo di genitori di bambini frequentanti la scuola dell'infanzia di Sardara: ‘Nell'ultimo consiglio d'Istituto la dirigente scolastica ha prospettato per i nostri bambini un orario scolastico che va dalle  8 alle 13.30, senza mensa. Tale decisione è stata presa perché, visto il passaggio a un numero maggiore di classi, al momento non ci sarebbero abbastanza docenti per garantire il servizio fino alle 16. Inoltre l'aula mensa è stata divisa in due aule più piccole per creare gli ambienti per ospitare le classi in più.  I genitori hanno chiesto di rivedere questa decisione sia perché l'orario non è appropriato alle esigenze di bambini di fascia d'età così piccola (2,5 /6 anni), sia perché ai bambini vengono tolte almeno 10 ore di attività didattica alla settimana”. La lettera e la richiesta di aiuto è stata mandata anche al primo cittadino Roberto Montisci: “Giovedì scorso – continua Ilaria Casti - ho parlato con il sindaco, a cui abbiamo inoltrato la lettera per la dirigente, per illustrargli il disagio che si è venuto a creare. Il sindaco ha contattato la dirigente e, in serata, mi ha detto che la proposta avanzata dalla dottoressa  Onnis è stata quella di usufruire della sala mensa della primaria, in un caseggiato vicino a quello dell'infanzia. La soluzione per noi genitori non è percorribile, perché significa lo spostamento quotidiano di 86 bambini durante mesi freddi e piovosi, con un notevole disagio. Sono stata ricevuta dalla dirigente che è stata irremovibile.  Per lei l'unica soluzione possibile è quella del trasferimento dei bambini.  Non si possono far mangiare in classe per via dell'igienizzazione degli ambienti e dei banchi, a suo dire, da fare prima e dopo il pasto. Non si può destinare a mensa la sala giochi, per via del pavimento a tappeto che non consente l'uso di tavoli e sedie, né il calpestamento. Non si può adibire a mensa l'aula magna della secondaria (stesso caseggiato) perché ospiterà una classe della secondaria che non vuole dividere, preferendo spostare 86 bambini piccoli in un altro caseggiato, anziché 20 ragazzi. La dirigente scolastica non ha voluto sentire ragioni”. ...

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