Arbus, Arrestiamo il degrado

L’iniziativa, organizzata dall’associazione “Rimettiamo radici”, si è tenuta nella Casa circondariale di Is Arenas

Sono le otto e trenta del mattino. La mia macchina è la prima della fila davanti alla prima sbarra, unica via d’accesso al carcere di Is Arenas. La guardia di turno dice che bisogna ancora aspettare. A un certo punto, però, la sbarra si solleva: esibisco i documenti, un rapido controllo alla mia auto e, infine, posso ripartire. Ma proprio mentre si solleva la seconda sbarra, passa un mezzo all’interno del quale ci sono i detenuti pronti ad avviarsi verso il tratto di costa della spiaggia di Is Arenas, il luogo dove si svolgeranno le nostre operazioni di pulizia.Uno dei detenuti mi riconosce, si consulta con altri e, in quel momento, timidamente sollevano la mano per salutarmi. Io ricambio e aggiungo un sorriso, perché sì, sono felice di rivederli, ma ogni volta mi auguro che, nel frattempo, qualcuno sia uscito e abbia definitivamente scontato la propria pena.Nel carcere di Is Arenas ci sono stato diverse volte negli ultimi anni; tuttavia, è solo la mia seconda esperienza da volontario per questa iniziativa dal nome “Arrestiamo il degrado”, arrivata ormai alla sua decima edizione e ideata dall’associazione “Rimettiamo Radici”.«L’associazione nasce nel 2012 da una battaglia vinta. Grazie a un presidio spontaneo durato ben tre mesi e alla vittoria di un ricorso al TAR, con il quale si è impedito che su un promontorio a Capo Pecora si impiantasse un radar». A parlare è Massimo Liscia, uno dei soci fondatori e marito di Maria Rosaria Preite, presidente dell’associazione. «L’incontro di tanti di noi, uniti da un obiettivo comune, ci ha fatto scegliere di associarci e continuare l’impegno per la tutela e la valorizzazione del territorio».Ed è forse questa una delle questioni più importanti dell’iniziativa: «Arrestiamo il degrado», prosegue Massimo, «nasce infatti dall’esigenza di coniugare l’impegno sociale con quello ambientale e all’interno del carcere era perfetto».Pasquale Bronzo, docente di Diritto penitenziario all’Università La Sapienza di Roma, in un intervento su Gramsci e il carcere sosteneva che il sistema carcerario deve essere volto a un processo di riabilitazione e risocializzazione dei detenuti, ma allo stesso tempo poneva un importante quesito: come pensiamo, infatti, di risocializzare un individuo escludendolo dalla società stessa?Ecco quindi che il grande lavoro svolto dalla direzione, dalla polizia penitenziaria e dagli educatori trova un valore aggiunto in queste manifestazioni che arrivano dal mondo esterno: volontari che diventano parte integrante del processo, ponti affinché questo importante passaggio avvenga.Il lavoro è stato duro: per circa quattro ore i volontari, insieme ai detenuti e agli operatori del carcere, hanno pulito più di un chilometro di costa, sferzati da un vento di maestrale e da un mare indomito che ha fatto sentire la propria voce. Dopo le operazioni di raccolta c’è stato un pranzo condiviso, un modo per stare insieme e raccontarsi, in parte attraverso i ...

Maturità 2026 i compensi restano fermi al passato

Le commissioni si sono insediate per definire gli aspetti organizzativi, esaminare il Documento del Consiglio di classe e predisporre il calendario dei colloqui

Con la riunione plenaria del 16 giugno hanno preso ufficialmente avvio le operazioni dell'Esame di Stato 2026. Le commissioni si sono insediate per definire gli aspetti organizzativi, esaminare il Documento del Consiglio di classe e predisporre il calendario dei colloqui, inaugurando quella che viene presentata come la prima maturità della nuova stagione riformatrice.L'esame si presenta infatti con numerose novità: una diversa composizione delle commissioni, una maggiore centralità del colloquio orale e una ridefinizione complessiva dell'impianto valutativo, nell'ambito della riforma che ha riportato al centro il concetto stesso di "maturità" come verifica del percorso di crescita dello studente.Tuttavia, accanto agli elementi innovativi, permane una questione che continua a suscitare malumori tra presidenti e commissari: quella dei compensi.Mentre il Ministero punta a modernizzare l'esame finale del secondo ciclo, gli importi riconosciuti ai componenti delle commissioni restano sostanzialmente ancorati ai valori fissati quasi vent'anni fa. Secondo diverse analisi e ricostruzioni pubblicate negli ultimi mesi, i compensi attualmente previsti derivano infatti da parametri risalenti al 2007 e non hanno seguito l'andamento dell'inflazione registrato nel frattempo.La situazione appare ancora più evidente se confrontata con il crescente carico di responsabilità richiesto ai commissari. Le operazioni d'esame non si limitano infatti alle giornate delle prove scritte e dei colloqui, ma comprendono attività preparatorie, riunioni, correzioni, verbalizzazioni e adempimenti amministrativi che impegnano il personale per diverse settimane.La riforma 2026 ha inoltre ridotto il numero dei commissari nelle commissioni d'esame, scelta che secondo alcuni osservatori produce un contenimento della spesa pubblica ma comporta, al tempo stesso, una maggiore concentrazione delle attività sui componenti nominati.Il tema non riguarda soltanto l'aspetto economico. Molti docenti evidenziano infatti come il mancato aggiornamento dei compensi rischi di indebolire l'attrattività degli incarichi e di rendere sempre più difficile reperire disponibilità per ruoli particolarmente impegnativi, soprattutto nelle sedi più disagiate.L'avvio della maturità 2026 rappresenta dunque un passaggio simbolico. Da un lato la scuola italiana si prepara ad affrontare un esame che guarda al futuro e che punta a valorizzare competenze, responsabilità e capacità di argomentazione degli studenti; dall'altro resta aperta la questione del riconoscimento professionale di chi quell'esame è chiamato a gestirlo.Il rischio è che la modernizzazione dell'impianto normativo non sia accompagnata da un analogo aggiornamento delle condizioni operative ed economiche del personale scolastico. Una contraddizione che, ancora una volta, emerge proprio nel momento più importante dell'anno scolastico. ...

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