Sanluri: 1° maggio al Castello, visite e laboratori

a Sanluri, venerdì 1° maggio il Castello apre con orari festivi e laboratori gratuiti nei giardini, attività per tutte le età su prenotazione

In occasione del 1° maggio, il Castello apre al pubblico con una giornata dedicata alla cultura e alle attività per famiglie. Il museo sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.Nei giardini esterni si terrà l’iniziativa “Mettiamoci in gioco”, un laboratorio dedicato ai giochi tradizionali sardi. L’attività è gratuita, aperta a tutte le età e organizzata in gruppi da massimo 25 partecipanti, con turni della durata di 60 minuti.Le sessioni si svolgeranno al mattino alle 10 e alle 11, e nel pomeriggio alle 16, 17 e 18. Per partecipare, prenotazione obbligatoria tramite WhatsApp al numero 393 991 6135.   ...

Carlo Concas racconta la sua vita tra Montevecchio e Iglesias

Carlo Concas, classe 1932, primo dei sette figli di Massimo Concas e Mariuccia Paschino, ha vissuto e costruito una brillante carriera lavorativa nel mondo minerario, iniziata a Mo...

“Questo stare insieme nelle viscere della terra condividendo i pericoli è ciò che rende i minatori una categoria unica e valorosa e li fa sentire più che fratelli” (Carlo Concas, pag. 46 “Racconto della mia vita”). Inizio con questa frase, che richiama quella che Alain Touraine, uno dei massimi esponenti della sociologia contemporanea definiva “La fiera coscienza del minatore “, la presentazione del libro di Carlo Concas, dedicato al nipote Camillo, che racconta frammenti della sua vita e 39 anni di lavoro tra Montevecchio e Iglesias. Carlo Concas, classe 1932, primo dei sette figli di Massimo Concas e Mariuccia Paschino, ha vissuto e costruito una brillante carriera lavorativa nel mondo minerario, iniziata a Montevecchio nel 1947, come operaio in officina e conclusa nel 1984 come responsabile Analisi e Programmazione del centro elaborazione dati della Samim, a dimostrazione che quando studio, determinazione e volontà si uniscono anche “la persona comune” diventa capace di risultati fuori dal comune. Un libro che, nelle intenzioni dell’autore, oggi novantaquattrenne, voleva essere un racconto autobiografico da regalare ad amici e parenti, attraverso ricordi e aneddoti preziosi, in particolare di vita nel borgo minerario di Montevecchio, con le sue strade, i suoi ritmi, le sue tradizioni, i momenti di festa e quelli di difficoltà condivise che hanno saputo forgiare caratteri forti e legami indissolubili. Un lavoro, che alla luce dei fatti non si limita a raccontare la sua vita familiare e lavorativa, ma ne illumina tante altre. Storie di persone che hanno fatto della miniera non solo un lavoro ma una comunità di modelli e valori che meritano di essere tramandate. L’assunzione nelle officine a Montevecchio, il 16 maggio 1947 con Bruno Piras, Pinuccio Corona e Giorgio Mezzacasa alle dipendenze di Letterio Freni, inventore della “Pala meccanica Montevecchio” il cui brevetto venne poi venduto alla svedese Atlas Copco. Il battesimo in sottosuolo con il maestro Mondo Atzori “La gabbia conosceva il tragitto e mi portava al quattordicesimo di Pozzo Sartori, cinquecento metri di profondità. Lo sgomento si era impossessato di me ed ero immobile e teso come una corda di violino, quando misi piedi per terra vacillai, ero squilibrato, confuso, intimidito. Ero sempre più disorientato e mi chiedevo se sarei risalito alla luce del sole”. Ricordi di compagni di lavoro come Ettore Angius, persona di grandi qualità morali, ottime capacità e sempre disponibile verso tutti. Mai una lamentela per il lavoro faticoso. Le nozioni di elettrotecnica acquisite durante il servizio militare in Marina e la lettura continua di riviste e libri in materia consentirono all’autore del libro di mettersi in luce in vista della prossima apertura del centro meccanografico a Montevecchio, secondo in Sardegna dopo quello della Società Elettrica Sarda.  L’invio a Roma, per un lungo corso alla IBM, deciso da parte della dir ...

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