Il Medio Campidano negli anni del boom economico


Alla fine degli anni 50 in Italia iniziò il processo di crescita industriale, sostenuto dalla grande disponibilità di manodopera, dal basso costo dei salari
Il Medio Campidano negli anni del boom economico

 

Prima di calarci nella rivisitazione di come nei paesi si sono vissuti quegli anni è necessario rivedere in quale situazione si era venuta a trovare l’Italia nel 1945. La nostra Nazione, come il resto del continente europeo era un territorio fortemente segnato dalla devastazione del secondo conflitto mondiale. 
L’adesione del nostro paese al blocco dei paesi occidentali e la lungimiranza dei governanti italiani, tra i quali l’economista Luigi Einaudi, consentirono all’Italia di beneficiare di cospicui finanziamenti da parte degli Usa, attraverso il famoso “Piano Marshall” che elargì 13 miliardi di dollari per rilanciare l’economia europea. 

LA CRESCITA INDUSTRIALE 
Alla fine degli anni 50, pertanto, in Italia iniziò il processo di crescita industriale costante, sostenuto da un sensibile aumento delle esportazioni, dalla grande disponibilità di manodopera, dal basso costo dei salari e da un forte incremento demografico che consentirono alle imprese italiane di poter competere sui mercati esteri. Il primo partito in Italia era la Democrazia Cristiana che nelle politiche del 1958, a fronte del 94% di affluenza prese oltre il 42% dei voti, il Partito Comunista oltre il 22% e il Partito Socialista il 14%. A beneficiare in modo particolare di questo sviluppo furono, ancora una volta le aree industriali delle Regioni settentrionali, nelle quali, tra gli anni 50/60 si riversarono oltre 2 milioni di meridionali che, abbandonate le campagne, si traferirono principalmente nel milanese e nel torinese. 

 

I SIMBOLI DEL BOOM 
L’automobile, con la Fiat 500 e la 600, la Vespa, la Lambretta, la televisione, il telefono, gli elettrodomestici con la lavatrice e il frigorifero, la macchina da scrivere. Per tornare alla rivisitazione di quegli anni nel nostro territorio lasciamo la nebbia e lo smog delle metropoli del nord e idealmente ci imbarchiamo da Genova per Porto Torres, nella “terza turistica” camerone uomini, file di letti a castello con 3 posti, situate nella stiva della nave che oggi giorno sarebbero vietate anche per il trasporto degli animali. Rientrati in Terra Sarda, in pieno anni 50/60 rivediamo come l’arrivo del “boom economico” avesse in qualche modo modificato lo stile di vita degli abitanti della zona del guspinese ma non solo. Entriamo subito nella vita pratica osservando che quando nasceva un figlio, i genitori “partecipavano” la notizia con un cartoncino raffigurante “rigorosamente” l’arrivo del bambino portato dalla giuliva cicogna. La prima comunione è un altro evento che andava ricordato con uno specifico cartoncino che il bambino consegnava a parenti e amici dei genitori che ringraziavano con regalo. 
Analogo discorso valeva per la Cresima. Il fidanzamento era un altro dei momenti importanti della vita e come tale andava festeggiato. I fidanzati consegnavano la partecipazione a parenti e amici per la festa che si celebrava “rigorosamente” di sabato sera in quanto la domenica mattina, la coppia dei fidanzati avrebbe fatto la prima uscita ufficiale insieme recandosi a messa “a braccetto”. Ancora una partecipazione. Questa volta riguardava il matrimonio. I futuri sposi si recavano a casa dei parenti più stretti per la consegna dell’invito ufficiale e “sì disperì” (farsi perdonare per eventuali offese o malintesi). Gli invitati qualche giorno prima del matrimonio portavano il regalo con un cartoncino di auguri. Il regalo e il relativo cartoncino veniva esposto, insieme ai regali degli altri invitati, il giorno delle nozze nella casa degli sposi dove si svolgeva anche il pranzo nuziale. Dopo il matrimonio, il corteo degli invitati raggiungeva la casa degli sposi. A riceverli erano i familiari dei neo coniugi che offrivano i “bicchierini di rosolio” preparato nei giorni precedenti la festa. Anche per “l’ultimo viaggio” era previsto un cartoncino. 

GLI EMIGRATI 
Il “boom economico” aveva creato benessere anche alle tipografie ma soprattutto alle Poste. Gli emigrati, stabilizzati nelle nuove residenze cittadine non mancavano di “partecipare” amici e parenti con l’invio di cartoline di località, lettere, cartoline postali, cartoline di auguri per onomastici, compleanni, Pasqua e Natale.

LA TELEVIONE 
Lo stile di vita quotidiana cambiava repentinamente. Le strade interne dei paesi venivano asfaltate, nei bar la musica dei Jukebox allietava i momenti di svago dei giovani. Nelle case arrivò l’acqua, il gas in bombola, il frigorifero e per la gioia di grandi e piccini entrò la televisione. Inizialmente con un solo canale, successivamente con il secondo canale che aumenta la scelta dei telespettatori. Con la televisione, nelle case entrò prepotentemente anche la pubblicità “La reclame l’anima del commercio” come veniva chiamata allora. Considerato un “oggetto di lusso”, il televisore veniva consegnato dai commercianti all’imbrunire, quasi ci fosse un senso di pudore nei confronti di quelle famiglie che non potevano ancora permetterselo. L’acquisto della lavatrice era considerato un altro traguardo. Finalmente “la padrona di casa” vedeva alleggerirsi le fatiche della gestione della famiglia. Grandi cambiamenti anche nella formazione scolastica con l’abolizione della scuola di avviamento professionale. La Miniera di Montevecchio consentiva alle famiglie di vivere dignitosamente e permettere ai figli di frequentare le scuole superiori e l’università. Le scelte sbagliate di una parte della classe politica inadeguata, il clientelismo, la spesa pubblica che aumenta fuori controllo e la crisi economica che avanza portarono la situazione economica del paese su livelli preoccupanti che si riverberanno soprattutto sui giovani che daranno vita a forti contestazioni che di fatto segneranno la fine del “Miracolo economico”.

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