Chi troppo vuole nulla stringe
di Antonio Ledda ___________________________ La mia famiglia era alla ricerca di una nuova casa in affitto, la scelta dipendeva dalla presenza o meno di un forno a legna per cuocere il pane. In quegli anni diverse case del Campidano, come del resto in tanti altri paesi della Sardegna, esistevano ancora dei forni piccoli e grandi, a seconda dell’esigenza della famiglia, costruiti a cupola in lardiri (mattoni fatti di fango e paglia induriti al sole) o in mattoni cotti pieni, dove era consuetudine cuocere il pane per la propria scorta settimanale. Anche se il periodo delle ristrettezze dovuto alla grande guerra era ormai alle spalle, diverse famiglie lo facevano per i clienti affezionati a quei vecchi sapori e nonostante a Pendio Grande esistessero già le panetterie con nuove macchine impastatrici e forni elettrici che fornivano i negozi alimentari dove la maggior parte della gente ormai comprava per le proprie necessità. Noi avevamo bisogno di continuare la produzione da cui la nostra famiglia, a parte i proventi di alcune vigne, traeva il suo maggiore sostentamento economico, anche a costo di molti sacrifici e dei disagi che tale mestiere comportava. Così trovammo al centro del paese, da una signora rimasta sola dopo la morte dei suoi genitori, una casa sufficientemente grande per tutta la nostra famiglia. Eravamo in sette e si ebbe la possibilità di proseguire per i nostri clienti quel vecchio mestiere che ormai stava scomparendo dal paese. La proprietaria, che chiamavamo signorina Mariedha, era una donna di mezza età e forse per le sue esagerate pretese o per la naturale diffidenza non si sposò mai, nonostante avesse un carattere aperto e le piacesse la conversazione e la compagnia. Proprio per questo motivo, per avere compagnia, accettò di affittarci la casa e si ritirò in due camere indipendenti con la porta che dava sullo stesso ampio loggiato che comunicava anche con la nostra. La casa in questa via del centro era costruita in fondo a un lungo cortile e si accedeva tramite un bel portone in legno massiccio con una arcata in mattoni rossi che proseguiva con un loggiato (sa lolla ‘e su pòtabi) coperto che dava sulla strada. Affianco si trovavano altri due ambienti che davano anche quelli sulla strada e che un tempo, quando erano ancora vivi i suoi genitori, erano adibiti a negozio di ferramenta. Lungo il cortile con i muri confinanti altissimi, verso destra c’era sa funtà con degli alberi di acacia più o meno alti, mentre a sinistra, sempre nel cortile, c’era il gabinetto all’aperto con a fianco un albero di fico gigantesco, che nella sua stagione, i rami più alti, davano frutti neri e succosi (figuera perdingianu). Albero, dove io salivo spesso anche per vedere e spiare i cortili attorno alla casa; per me era come affacciarmi a un altro mondo. In fondo, a fianco del fabbricato, c’era su magasinu apomentau (la cantina con la pavimentazione in terra battuta) ormai in disuso, dove si trovavano ancora alcune botti per ...
Leggi di piùAles, l'architetta Sara Collu presenta il suo libro sulla terra cruda, Làdiri
La giovane architetta Sara Collu (originaria di Vallermosa ), autrice del libro "Làdiri - Il respiro della terra cruda in Sardegna " che sta suscitando molto interesse nelle comunità di tutta l'isola, presenterà la sua pubblicazione ad Ales. Sabato 2 Marzo, l'autrice sarà ospite dell'Associazione ODV Casa Natale Gramsci. La presentazione, prevista dalle 18.15 che si terrà nella Casa Natale Antonio Gramsci in Corso Cattedrale 14, metterà in primo piano le tematiche della memoria storica, identità, recupero, tecniche costruttive e prospettive future di questo materiale naturale che compone i tipici mattoni sardi realizzati in terra, acqua e paglia. Un’occasione per discutere anche di vera sostenibilità L'incontro sarà presentato e moderato dall'artista e artigiano Federico Coni Maestrodascia, a seguire sarà dato ampio spazio al dibattito e allo scambio con il pubblico e la comunità. ...
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