Educazione e manganelli


di Sandro Renato Garau
  Difficile non provare a riflettere su quanto avvenuto a Pisa e Firenze, e in altre recenti occasioni, ai ragazzi che hanno provato ad esprimere le loro idee su una guerra assurda, quella Israelo - Palestinese e le altre guerre che stanno devastando molte nazioni del mondo. Inutile giraci attorno la responsabilità è solo dell’uomo. Mascio e femmina, come ci ricorda la Genesi. Lo scrivo da nonno, da padre, da insegnante. Per 30 anni ragazzi e ragazze dell’età di quelli presi a manganellate hanno seguito le mie lezioni di Italiano e Storia. Ho fornito loro nozioni, quello che è stato bello è che ci siamo anche educati a vicenda. Ci siamo regalati tanta ricchezza umana e punti di vista diversi, così da convincerci che della diversità non possiamo farne a meno, e che l’obiettività e il dialogo educano più dei manganelli. Ci siamo seduti abbiamo discusso, cercato di capire, di confrontare idee e opinioni nel rispetto di ciascuno. Mi ha fatto molto male vedere le immagini di ragazzi poco più che adolescenti, a mani nude, essere bastonati da uomini in divisa. Non ho potuto non pensare ai mei figli e ai miei alunni che spesso hanno dissentito su quanto proponevo. Ma la violenza no!... Mai! … È fin troppo elementare ricordare la famosissima frase del Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry quando fa dire al Piccolo Principe: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.”  Ma si sa, le cose più semplici sono quelle che si capiscono subito e funzionano. Quanti, uomini e donne, genitori e istituzioni, invece di punire, sono disposti a “perdere del tempo” per far diventare “la rosa importante”, a ragionare. Il sospetto fondato è che non sempre gli adulti e le istruzioni non riescano ad aver ragione perché non ascoltano. Chi ha insegnato sa che i giovani possono farti capire molti aspetti della vita se li ascolti e ti confronti con loro, sa anche che ascoltare è fatica, è conflitto, mai armato. È conflitto dialogato, questo sì! La loro visione del mondo può essere diversa e guarda certamente al futuro. Chiedo scusa se scomodo un altro dei grandi romanzieri del secolo scorso, Richard Bach, quello che fa dire al Gabbiano Jonathan Livingston: “Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap.” Sappiamo che “il mondo successivo” al nostro è quello che “impariamo/apprendiamo” ogni giorno. Cosa si può imparare dai manganelli di Firenze, Pisa, Roma. Cosa, noi adulti vogliamo apprendere? Forse vogliamo che il mondo di poi sia identico a quello di prima, e abbia anche là le stesse limitazioni che ha qui, gli stessi handicap? Io sto con questi ragazzi.  

© Riproduzione riservata