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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Confartigianato alla Regione: per riprenderci dateci 30 milioni di euro

Trenta milioni di euro per le 35.264 imprese artigiane sarde è la richiesta di Confartigianato Sardegna inviata ai consiglieri regionali. Per Antonio Matzutzi e Stefano Mameli, rispettivamente presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, «siamo a un passo dalla ripresa e per questo occorre aiutarci a crescere, rafforzarci e assumere». I dati del settore al terzo trimestre dicono come il comparto sia in leggero calo ma continua il problema su Oristano. Trenta milioni di euro è la cifra stimata da Confartigianato per supportare concretamente le imprese artigiane della Sardegna che vogliono investire, crescere e uscire dalla crisi. La richiesta è stata inviata con una lettera ai consiglieri regionali a breve impegnati nell’analisi e nel dibattito sulla Finanziaria 2019. ...

Il canile Dog Hotel di Assemini, più che un lavoro, una missione

Per le amministrazioni comunali sono sì un servizio, ma anche un costo. Che lievita quasi ogni anno. Ad Assemini, per esempio, si è arrivati alla cifra di 200 mila euro annui per accogliere i cani randagi raccolti nelle strade. Poco? Molto? Non parlate però di questo aspetto con Roberto Chinarello, 48 anni, che insieme con il fratello Luca, 40 anni, gestiscono uno dei più importanti canili della provincia, il Dog Hotel, sorto nei terreni al confine con Sestu e Elmas nel lontano 1975 e da qualche anno ereditato dai due fratelli nella gestione e nella passione dal padre Ivano. Parlare con Roberto Chinarello è come scoprire uno mondo che ci sembra di conoscere ma che poi si scopre di percepirlo perlopiù dai luoghi comuni più diffusi. Quali? Per esempio “che i cani non muoiono mai” quasi come ricalcassero un altro luogo comune che appartiene al mondo dei cinesi e che per questo continuino “in eterno” a gravare sulle esangui casse dei Comuni incolpevoli perché incapaci o inadeguati ad adeguati controlli. «Guardi, i Comuni»,  premette Roberto Chinarello nella sua divisa aziendale mentre parla dalla scrivania del suo sobrio ufficio incastonato nel canile, «molti amministratori non conoscono le recenti leggi pure esistenti sui cani randagi e sulla loro cura e molto spesso abbiamo difficoltà a far comprendere loro le opportunità pure esistenti in grado di far calare le spese pubbliche». Se lo facessero potrebbe anche essere un deterrente per chi basa il proprio lavoro sui cani randagi, i trovatelli e abbandonati? «Ma nemmeno per idea»,  chiarisce Roberto Chinarello, «perché potremmo trovarci a fare meglio il lavoro che già facciamo». E chiarisce meglio: «il nostro compito non è solo dare ricovero a un cane che non ha più un padrone ma soprattutto dar loro le prime cure e favorire la loro adozione, promuove corsi educativi per padroni e cani». Nel canile di Assemini si conta la presenza di «circa 400 cani. Ogni anno ne accogliamo circa 200, 250 di nuovi e ora, agli inizi di ottobre siamo già a 170 nuovi ingressi». Detto così si potrebbe pensare che il canile possa vedere crescere esponenzialmente le presenze. E invece non è così. «Ogni anno contiamo lo stesso numero di adozioni>, assicura Chinarello. Praticamente lo stesso numero di entrate e uscite. Ma c’è un ma. Proprio per favorire le adozioni, da un anno e mezzo abbiamo realizzato a Uta con la collaborazione dell’amministrazione comunale un secondo canile dove gli amici a quattro zampe hanno la possibilità di vivere meglio, di essere educati alla socializzazione con gli altri cani e con l’uomo». Tutto questo per migliorare e favore le adozioni. «Sugli aumentati costi sopportati dalle amministrazioni comunali?»,  si chiede retoricamente Chinarello, «nei contratti d’appalto abbiamo posto delle clausole aggiuntive come quelle che favoriamo l’adozione dando un cane col microchip, responsabilizziamo il padrone che lo richiede offrendogli in cambi ...

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