I novant’anni della Farmacia Fanni
La Farmacia Fanni di Villacidro ha compiuto 90 anni. Per ricordare la lunga storia della famiglia di farmacisti Fanni, cominciata nel 1928 (con l'acquisto della farmacia degli eredi Mancosu da parte di Nino Fanni), ieri c’è stata una festa nel cortile e in piazza Lavatoio. Per il pubblico accorso per partecipare all’anniversario della farmacia, si sono state tante sorprese: dal buonissimo gelato artigianale ai palloncini per i bambini. Bellissima la mostra per ricordare i personaggi che hanno scritto la storia dell’attività oggi gestita da Cristina e Barbara Fanni. Poi tanta buona musica per intrattenere la gente e un generoso buffet con brindisi per tutti, in attesa del taglio della torta. Un regalo fatto alla comunità che ha ripagato tutto lo staff con applausi, abbracci e sorrisi, come in un compleanno di famiglia. Stefania Pusceddu ...
Leggi di piùShardana, popoli del mare
Parte prima È una parola antica che índica uno dei “pòpoli del mare”, Shardana. Si scrive proprio cosí, con la consonante “h” tra la consonante “S” e la vocale “a”. Era un pòpolo che arrivò in Sardegna migliaia d’anni fa. Forse anche gli uòmini comuni avévano appena dato un nome alle léttere che gli permettévano di comunicare, come normalmente facévano per anni, anni ed anni i “potenti”, i “re”, i “re-sacerdoti”, la casta che scriveva per il futuro ciò che il pòpolo, forse, neppure conosceva poiché non conosceva la scrittura “ieràtica”, sacerdotale, appunto, misteriosa, a loro oscura, i segni, le línee dei geroglífici. Forse, come tutti gli altri uòmini, anche quel pòpolo fino ad allora si era servito della scrittura pittogràfica, con la quale comunicava pensieri, precise idee. Proprio con le figure, con le immàgini. Le léttere non le conoscévano ancora. Poi le léttere arrivàrono in mente a qualcuno. Léttere e suoni. Ogni accostamento di léttera con léttera, consonante con consonante, consonante con vocale, vocale con vocale, aveva un suono suo proprio, diverso tra genti diverse. Le cose, le bestie, gli uòmini, gli stessi pensieri prendevan forma immediata nella mente, ognuno con il proprio nome: segni e suoni. Per tanti pòpoli le léttere corrispondévano, per tanti altri, invece, i segni eran totalmente diversi. E anche i suoni delle léttere non sempre corrispondévano. L’alfabeto degli antichi Greci non era certo quello degli antichi Romani. La scrittura fenicia non era quella ugarítica, né egiziana, ecc....Tanti pòpoli, tante scritture e tanti suoni diversi. Cosí avviene anche nei nostri giorni. Spesso chi conosce l’àrabo, non conosce il russo, chi conosce il cinese non conosce il tedesco, chi conosce il sardo non conosce l’italiano e cosí via… Ma c’è anche il caso che il sardo non conosca il sardo che, ancor oggi, non sappiamo qual sia, nonostante i tentativi d’imposizione dall’alto dai nuovi re-sacerdoti della Regione Sardegna. Certamente, però, ognuno parla e qualche volta scrive la propria lingua. Ciò avviene normalmente. Oggi non è diffícile per nessuno sapere come si legge “ai” nella lingua francese, o “y” nella lingua inglese, ma credo che sia impossíbile sapere come si pronunciasse allora, nel tempo dei pòpoli del mare, nel tempo del faraone egiziano Ramsesse, il digramma“Sh” con “a”. E se qualcuno mi dicesse o scrivesse d’esser certo della sua pronuncia non gli suggerirei di metter la mano nel fuoco, come si dice. Per quanto mi riguarda, io leggo questa parola cosí scritta, Shardana, normalmente, come se fosse scritta “Sardana”, considerando la léttera “h” come è realmente, cioè “muta”, priva di pronuncia. Potrebbe beníssimo eliminarsi, come spesso avviene ed avveniva. Quante volte ci è capitato di lèggere il verbo “avere”, là dove normalmente leggiamo “ho, hai, ha, hanno”, cosí scritto: “Ã ...
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