Convenzione tra Comune e compagnia barracellare

I barracelli e il Comune di Villacidro firmano l’attesa convenzione che lega le parti a ben definiti diritti e doveri. Con la firma del nuovo capitano, Antonio Pittau e della comandante della polizia locale Paola Campesi si dà ufficialmente il via ad una collaborazione ancora più proficua. Tra i compiti dei barracelli: servizio di vigilanza rurale per la salvaguardia da atti vandalici dei beni comunali siti al di fuori della cinta urbana, protezione dell’ambiente in termini di prevenzione antincendio, nonché lotta attiva alle fiamme in convenzione con la Regione Sardegna. Tra le priorità, c’è anche la lotta al randagismo, soprattutto in seguito a danni subiti dalle aziende zootecniche con l’uccisione di capi di bestiame, sinistri stradali e simili altre problematiche che possono rappresentare un pericolo per l'incolumità pubblica. Da qui, la necessità di intensificare i controlli in collaborazione e sotto il coordinamento della Polizia Locale, dotando la Compagnia di un lettore di microchip in comodato d’uso gratuito. Non meno importante la lotta all'abbandono dei rifiuti nelle strade rurali e nelle aree periferiche: un'attività espletata, sempre in collaborazione con i vigili urbani, che ha già prodotto importanti risultati. «Ora sarà eseguita con una maggiore attenzione e sensibilità verso la tutela del nostro patrimonio ambientale e del decoro urbano che la nostra cittadina merita», commenta la sindaca Marta Cabriolu. La convenzione viene rinnovata annualmente. Per il 2018 durerà dieci mesi e prevede lo stanziamento della somma di 15 mila. Una parte del contributo sarà erogato dietro apposita rendicontazione. L'amministrazione, inoltre, al fine di portare a conoscenza dei cittadini l'attività svolta dalla Compagnia e i compiti ad essa attribuiti dalla normativa, sta lavorando alla creazione di un'apposita sezione nel sito istituzionale dell'Ente.  «L’amministrazione ha preso, infatti,  l’impegno di creare una nuova alleanza tra i barracelli, punto di riferimento per la popolazione e le istituzioni», precisa la sindaca Cabriolu Stefania Pusceddu ...

Palmina Marci: la storia di una famiglia sarda

“Este pagu superba, Parmina Marci!”, così dice di lei la “critica” del paese e, da quando la “vox populi” ha acquisito l'imprimatur della divinità, qualcosa di vero ci deve pur essere. Me lo conferma del resto Mirella Manca, che incontro in questa ventosa giornata milanese che ci costringe davanti a due tazze di the e camomilla in un lindo e inaccogliente bar di Piazzale Loreto: “Mamma, mi dice, ora ha novantadue anni, ma sta da sola nella sua casa, vero che sopra di lei vive mio fratello, ma a parte le pulizie gestisce ancora la quotidianità, fa la spesa, si fa da mangiare da sé”. “ E conserva ancora, intatto, un suo modo di giudicare le cose del mondo. Per cui se per qualsiasi ragione non si trova d'accordo con quello che tu pensi, non te lo manda a dire”. Ci ha scritto un suo libro Mirella, su questa mamma sarda di Ilbono ( anche lei è nata lì, primi anni '60) e lo ha titolato: “Oltre il vento, solo silenzio” (Sa Babbiola edizioni), dico che il titolo è farina del suo sacco perché, in verità, lei è essenzialmente poetessa, più che narratrice, e il titolo ha una suono di  poesia che non vuole certo nascondere. “Ho cominciato tardi a sentire dentro di me l'urgenza della scrittura, avevo già cinquant'anni ed ero già in “continente”, a Milano sono oramai da dieci anni. Prima ero stata tre anni in Trentino. Del resto non ho una grande scolarità, giusto la terza media, credo di dovere questa mia vocazione alla passione che aveva babbo per la lettura. Lui è stato essenzialmente un contadino, di quelli che andava a lavorare “a giornata”, terra non ne avevamo, ha finito la carriera lavorativa come, diremo oggi, “operatore ecologico”, spazzino. Ma sapeva recitarti a memoria un sacco di poesie sarde e non , e i “grandi libri”: Dante, Boccaccio. Ho preso da lui la musicalità con cui intrecciare le parole. Tutto è iniziato quando mi sono iscritta a un corso di recitazione, che mi piaceva molto ma che ho dovuto lasciare a causa del lavoro che faccio: sono “receptionist”, dove lavoro io ci sono l'UBI (unione banche italiane) e altre banche francesi, ebbene la recitazione ha scosso in me potenziali che non conoscevo e ho cominciato a scrivere poesie. E piano piano ho vinto la vergogna che me le faceva tenere tutte per me e le ho portate in giro. Niente di pubblicato  però, che se sono pochi quelli che leggono libri di narrativa, quelli che leggono poesia sono minoranza della minoranza. Questo libro nasce da un'esigenza diversa, c'è dentro una storia tragica di famiglia che, in qualche modo volevo che i miei figli, ne ho tre , due femmine e un maschio, conoscessero e tenessero a mente nel loro farsi grandi. Grandi lo sono di già, sono nonna da poco da una delle due figlie che sta a Ilbono, il maschio è anche lui in Sardegna e fa il pescatore. L'altra figliola, la più piccola, mi ha raggiunto da un anno a Milano e lavora in una casa di riposo per anziani, le piace molto il lavoro che fa. ...

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