San Gavino, erbacce e degrado in cimitero, disagi per i disabili e per gli anziani
di Gian Luigi Pittau ____________________________ Una situazione di grande degrado con l’erba alta che, dopo le abbondanti piogge, affiora e cresce tra le tombe o negli spazi tra una sepoltura all’altra oppure i loculi dei piani alti difficilmente raggiungibili con scale pesanti e pericolose per i più anziani. Succede da tempo al cimitero comunale di San Gavino e lo denuncia con forza Nicola Garau, consigliere comunale di minoranza: «In questo luogo caro alla memoria dei sangavinesi manca da troppo tempo la manutenzione ordinaria e bisognerebbe intervenire in modo costante per la sistemazione delle diverse aree anche perché spesso le tombe sono difficilmente raggiungibili da chi ha difficoltà di movimento”. L’accesso diventa spesso difficoltoso come evidenzia Pasquale Marongiu, disabile con difficoltà motorie: “Si corre il rischio di cadere o di rimanere arenati tra il fango o la ghiaia, Andrebbero inseriti altri dipendenti comunali per la cura del cimitero che si presenta in condizioni di estremo degrado». Tutto questo succede in attesa dei lavori di ampliamento come rimarca il sindaco Carlo Tomasi: «L’amministrazione comunale, con fondi del proprio bilancio, ha previsto un intervento di 330mila euro. Saranno acquisite le aree adiacenti di un privato di circa un ettaro. Inoltre ci sarà l’ampliamento della recinzione e all’esterno del cimitero sarà realizzata un’area solo per i parcheggi e un’area pedonale per i chioschi dei fiori e altri servizi». Intanto, dopo la pubblicazione del nostro articolo sul giornale cartaceo in uscita ogni 15 giorni, la situazione del cimitero è migliorata con il taglio delle erbacce (come si vede nelle foto sottostanti) anche se rimane sempre la difficoltà nel percorrere lo sterrato in particolare per i disabili con la carrozzina. Ora i passaggi tra le tombe sono stati ripuliti e la speranza è che il cimitero rimanga sempre in uno stato di decoro e non di degrado. ...
Leggi di piùCollinas – Forru, “Su Nomingiu”: nei secoli terzo elemento d’identificazione
di Francesco Diana _______________________________ Sappiamo tutti che “Su Nomingiu” o soprannome, rappresenta spesso il terzo elemento identificativo della persona, specie in seno alle piccole comunità, che si aggiunge al cognome e al nome riportati in anagrafe. Fermo restando che Cognome e Nome costituiscono i segni distintivi ufficiali di riconoscimento dell’individuo in seno alla Società di appartenenza, il soprannome costituisce un marcatore identitario aggiuntivo e privilegiato, espressione della cultura popolare rurale e dei nostri paesi, in particolare. In molti casi appare addirittura indispensabile, tenuto conto delle frequenti situazioni di omonimia o dell’esistenza di gruppi familiari con lo stesso cognome non parenti fra loro, per i quali la conoscenza di “Su Nomingiu” rappresenta l’unica possibilità che consente l’identificazione delle persone all’interno della comunità. Ma se l’attribuzione del nome alla nascita è un fatto su cui il nominato non può esercitare alcuna funzione, l’assegnazione del soprannome, invece, è invece suggerito o determinato dalle caratteristiche fisiche, morali o comportamentali dell’individuo. Gli studi di antroponimìa popolare ne fanno risalire le origini addirittura all’epoca romana. Nonostante le sue origini remote, permane ancora oggi la consuetudine di attribuire soprannomi, ma le tendenze rilevate nell’ambiente giovanile sembrano avvantaggiare l’adozione dei termini identificativi propri dei Social Network, rispetto a quelli tradizionali dettati dalle caratteristiche della persona. Gli stessi studi, infatti, associano il fenomeno a un particolare tipo di cultura rurale e indicano il soprannome come derivato dalle anomalie fisiche, dalla professione, dalle abitudini e dalla provenienza dell’individuo cui è destinato, allo scopo di evidenziare con intenti satirici, a volte anche spregiativi, le caratteristiche di una persona, con le sue menomazioni e i suoi difetti. Inizialmente destinato al singolo individuo, nei secoli è stato tramandato di generazione in generazione fino a diventare il soprannome di famiglia o sub cognome, anteponendo al preesistente nomignolo la preposizione dialettale “Dè”, per indicarne la provenienza. “Su Nomingiu” o “Su Paranomini” assume di conseguenza un ampio valore socio-culturale, ed è proprio per questa ragione che riteniamo interessante proporre alcuni dei tanti soprannomi esistenti a Collinas-Forru agli albori del secolo scorso, frutto di una ricerca effettuata da un collinese Doc che, emigrato per esigenze lavorative, ha sempre palesato un amore profondo nei confronti del paese natio e della sua gente. Lo vogliamo fare esclusivamente per esaltare i valori socio culturali che il fenomeno rappresenta, e delegando alla curiosità del lettore il compito di fare gli accostamenti del caso, da preservare e demandare alle successive generazioni per il consolidamento della memoria storica su una delle principali ide ...
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