La campagna di contrasto al bracconaggio nel Sud Sardegna, è giustificata dal fatto che l’area era inclusa nei punti caldi del bracconaggio italiano, chiamati “Black Spot”, dunque è necessario un adeguato monitoraggio per evitare che il fenomeno possa riprendere le precedenti dimensioni.
Seppur il fenomeno negli ultimi anni ha visto un decremento dovuto alla presenza di controlli massicci messi in atto dalle forze in campo e dovuto alla riduzione della concentrazione del fenomeno del passo migratorio in specifici periodi, non si può prescindere da un’azione di monitoraggio e di controllo del territorio che limiti eventuali recrudescenze.
Nel corso delle operazioni sono già stati denunciati all’Autorità giudiziaria sei persone, ma le attività di indagine sono ancora in corso per identificare ulteriori responsabili dei reati di uccellagione, caccia in aree protette e furto venatorio. Al momento sono stati sequestrati: circa 250 trappole metalliche a scatto, 45 lacci per avifauna e 2 per fauna minore oltre a 20 reti da uccellagione.
Il successo della collaborazione è stato garantito dall’adeguata cornice di sicurezza alle operazioni svolta dall’Arma territoriale e dal supporto tecnico del CARFS, il centro recupero fauna dell'Agenzia Forestas di Monastir.
EDUCAZIONE AMBIENTALE
Tra le attività, è stata tenuta dal Comandante del Nucleo Cites di Cagliari e dai volontari LIPU una lezione on line di educazione ambientale con specifico focus sul bracconaggio agli alunni della Scuola Media Pascoli-Nivola del comune di Assemini: sensibilizzare i piccoli cittadini alla legalità ambientale consentirà di formare nuove generazioni consapevoli del valore dell’ambiente e della biodiversità.
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