Villacidro, Giulia Saiu campionessa del mondo junior di Cross Triathlon
di Emanuele Corongiu ________________________________ Ancora un trionfo per la giovane atleta di Villacidro Giulia Saiu di appena 17 anni che è diventata campionessa del Mondo Junior di Cross Triathlon. Un prestigioso titolo conquistato in Spagna nell’impianto sportivo El Anillo de Extremadura e che p stata celebrata da tantissimi tifosi a partire dalla Federazione Italiana Triathlon. Così il paese del Medio Campidano si conferma terra di grandi campioni nel mondo dell’atletica e nella disciplina del ciclismo (basti pensare a Fabio Aru. Giulia Saiu non è nuova a grandi imprese sportive e alcuni mesi fa aveva conquistato il titolo di campionessa europea di Triathlon Juniores, mettendosi al collo una bellissima medaglia d’oro a Molveno in occasione di XTerra Trentino Dolomiti Paganella. In quell’occasione nel sito ufficiale della federazione triathlon si leggeva una bel commento: “Giulia Saiu ha condotto una gara autorevole che le ha consentito di arrivare in solitaria sul traguardo di Molveno e di non temere la rimonta della scatenata ceca Vendula Rysava. La festa azzurra al femminile è completata con la medaglia di bronzo di Matilde Dal Mas. Sui social in tanti gioiscono per questa vittoria a partire dall’allenatore e amministratore locale Marco Erbì: «Ho visto Giulia muovere i primi passi nel mondo del triathlon e vederla ora trionfare ai campionati mondiali di categoria di cross Triathlonè un’emozione doppia, senza dimenticare che Villacidro è la culla del cross triathlon Nazionale. Complimenti alla società Asd Triathlon Villacidro per il lungo e costante lavoro svolto in questi anni. Lo sport continua a far conoscere Villacidro anche a livello internazionale”. Felicissimo anche il sindaco Federico Sollai: “Per noi questo straordinario risultato è motivo di grande orgoglio, perché porta prestigio e alto il nome di Villacidro. A nome mio e di tutta dell’amministrazione comunale facciamo a Giulia le più sentite congratulazioni». ...
Leggi di piùL’afascista Salvatore Satta
di Sergio Portas ___________________________ Ci sono libri che fungono come grani di rosario, sgranano citazioni da scritti universalmente riconosciuti come “classici”, di autori autorevoli per lunghezze di carriere e di pubblicazioni, che per loro virtù ti mettono addosso una voglia di addentrarti nelle problematiche che trattano, seguendo il filo rosso che propongono nei testi citati spingendoti per biblioteche. Uno che mi ha consigliato Piero Bevilacqua recensendolo magistralmente sul “Manifesto” del 23 aprile scorso: “Quella lucida ma amara analisi dello spirito nazionale” è certamente: “Salvatore Satta, Lettere a Piero Calamandrei (1939-1956) uscito per Il Mulino, autori la critica, saggista e pubblicista nuorese Anna Guiso (suoi i saggi su Grazia Deledda, Carlo Emilio Gadda) insieme a Carlo Felice Casula, nato a Ollolai nel '47, un anno dopo che anche io avevo visto la luce in quel di Guspini, siamo perciò entrambi giovanissimi, lui in una famiglia a sgomitare con altri sei fratelli (dopo le elementari gli toccò un anno di “servo-pastore” in campagna col padre) e poi una carriera di studi conseguiti tutti per meriti scolastici sino alla laurea, naturalmente col massimo dei voti, alla “Sapienza”, in Scienze politiche. Anche per accenni di lui non dirò altro, che non basterebbe lo spazio dell'articolo, se non il suo impegno nelle lotte sessantottine e di quell'impiego che lo vede operaio in Svezia, alla Saab, nei mesi estivi per pagarsi l'università, dove venne pure eletto delegato sindacale dei lavoratori stagionali. Altri tempi. E tristi anzi tristissimi erano i tempi in cui Salvatore Satta, insigne cattedratico di diritto scambia lettere con Piero Calamandrei, allora rettore all'università di Firenze e altrettanto “maestro del diritto processuale civile”. Siamo nelle panie dello sfacelo fascista, la guerra ormai persa, quell'8 di settembre in cui i Savoia, coi generali al seguito (leggi: Badoglio) se ne fuggono a Brindisi mettendosi sotto l'ala dei nemici del giorno prima, i vittoriosi Alleati, lasciando l'esercito italiano allo sbando, privo di alcun ordine superiore, alla mercé degli commilitoni del giorno prima, i tedeschi di Hitler, e allora furono una, dieci e cento “Cefalonia”. Satta è a Trieste, in virtù di un matrimonio che lo vede unito a una ragazza di quelle parti incrociata a Padova dove lui era docente di ruolo e lei semplice e giovane ricercatrice di letteratura slava: Laura Boschian. Dall’“indissolubile unione” (parola di Salvatore) nasceranno due figli “meticci” (sempre sua la definizione), né sardi né slavi, Filippo e Luigi. In quel clima di angoscia che si respirava, e che a taluni ha fatto parlare di “morte della Patria”, le armate di Tito, i suoi sbrindellati partigiani, occupavano Trieste, anche essi naturalmente combattenti per una loro Patria, e per la libertà ovviamente, “ca va sans dire”. E fu allora che Salvatore Satta fu eletto a rettore dell'Univers ...
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