Arbus, Davide Forte con "Storie da un altro mondo" sarà ospite venerdì 20 gennaio della rassegna Autori & Lettori

di Gianni Vacca _________________________________________   Venerdì 20 gennaio alle 17.30 nella sala consiliare di via Pietro Leo ad Arbus l’Università della Terza Età in collaborazione con l’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura, presenterà il libro dello scrittore Davide Forte “Storie da un altro mondo”. Il libro pubblicato nel dicembre 2021 per la Parallelo45 Edizioni, che tanto interesse e successo ha raccolto,  approda ora, quale quinto appuntamento stagionale, alla rassegna  “Autori & Lettori”. “Storie da un altro mondo” al quale la critica specializzata ha riservato pareri più che lusinghieri  racconta di Leonardo un giovane sardo fuggito dall’isola nel tentativo di lasciarsi alle spalle il suo passato… “Scrittore dell’anima” è l’epiteto che gli viene attribuito dai suoi lettori, con tutta probabilità per il suo delicato scavare, come un minatore, alla continua ricerca dell’interiorità dell’uomo”. Gli approfondimenti sull’opera saranno a cura di Rosalba Cocco Presidente dell’Associazione  Granate Rosa. A fare gli onori di casa sarà Salvatore Sanna Presidente dell’Università della Terza Età, l’evento sarà visibile sul canale Youtube di SkyofAngels. L’autore Davide Forte nasce il 2 aprile del 1976 a Milano da genitori sardi. Ben presto il rientro in Sardegna dove porta avanti gli studi laureandosi nel 2001 in Filosofia. Nei primi anni duemila collabora pubblicando diversi articoli  con il quindicinale La Gazzetta del Medio Campidano e il quotidiano l’Unione Sarda. Nel 2016 fa il suo ingresso nel mondo della narrativa con il suo primo lavoro Portrait cui segue nel 2018 L’equivalente dei sogni. Nel dicembre del 2021 infine la sua ultima fatica Storie da un altro mondo. Dal 2007 lavora, quale agente di commercio, nel settore farmaceutico. Sposato e padre di due figlie abita a Villacidro. ...

Arresto Matteo Messina Denaro, Luigi Ciotti (Libera): "Notizia di cui essere felici, ma le mafie non sono soltanto i loro capi"

DAL SITO DI “LIBERA, ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE” _______________________________________________________   Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina, e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante. Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di “grande giorno”, di “vittoria della legalità” e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina, e di Provenzano. [caption id="attachment_109847" align="alignleft" width="466"] Luigi Ciotti[/caption] Le mafie non sono riducibili ai loro “capi”, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e “stragista” di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il “cyber crime” riducendo al minimo l’uso delle armi. La sua latitanza è stata accompagnata anche dalla latitanza della politica indirettamente complice di quella di Messina Denaro: la mancata costruzione, in Italia come nel mondo, di un modello sociale e economico fondato sui diritti fondamentali – la casa, il lavoro, la scuola, l’assistenza sanitaria – modello antitetico a quello predatorio che produce ingiustizie, disuguaglianze e vuoti di democrazia che sono per le mafie di tutto il mondo occasioni di profitto e di potere. Ci auguriamo che all’arresto segua una piena confessione e collaborazione con la magistratura, che il boss di Cosa Nostra sveli le tante verità nascoste, a cominciare da quelle che hanno reso possibile la sua trentennale latitanza: non si sfugge alla cattura per trent’anni se non grazie a coperture su più livelli. Occorre che queste complicità emergano, anche perché solo così tanti famigliari delle vittime di mafie che attendono giustizia e verità avrebbero parziale risarcimento al loro lungo e intollerabile strazio. La lotta alla mafia non si arresta con Matteo Messina Denaro perché l’ultima mafia è sempre la penultima, perché il codice genetico della mafia affida alla sua creatura un imperativo primario: quello di sopravvivere. Ce n’è un’altra infatti che cova, ha sempre covato. Nei cambiamenti storici che sono avvenuti, ci sono sempre delle ceneri che ardono sotto. Dunque esultiamo pure ...

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