San Gavino, alla biblioteca comunale presentato il libro “Scripta Aurea” di Sara Carvone

di Federica Salis _______________________________   La poesia serve davvero all’uomo? Con questa domanda si è aperta la presentazione del libro “Scripta Aurea” della scrittrice Sara Carvone. Si tratta, per l’appunto, di una raccolta di componimenti poetici di vario genere, che s’incentrano su temi molto ampi, come la spiritualità, la vita e ciò che avviene al suo termine. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2021, con l’obiettivo di trasmettere speranza, ma anche di incoraggiare il lettore a compiere un’esperienza interiore verso una conoscenza profonda della propria anima. «Ho sempre avuto una grande passione per la scrittura - ha raccontato l’autrice - All’inizio ero più interessata ai racconti e ai romanzi. Solo più avanti, ho capito che la poesia rappresentava per me un modo più efficace per smuovere la sensibilità del lettore». L’amore per la poesia è nato anche in seguito a un momento difficile della sua vita: la morte della madre quando l’autrice era molto giovane. Un evento che considera tragico, ma che allo stesso tempo è risultato fondamentale nel suo percorso artistico. «L’ispirazione per la mia prima poesia è arrivata in una notte qualsiasi - ha dichiarato Carvone - Mentre guardavo le stelle, mi sono resa conto di quanto la società sia frenetica. Raramente le persone si fermano per osservare ciò che le circonda, o per scoprire quello che hanno dentro». Anche la copertina del libro rimanda a questa particolare sensibilità ricercata dall’autrice. Al centro di uno sfondo celeste, spicca l’albero della vita, che rappresenta due mondi che s’intrecciano: il nostro, quello terreno, e il mondo dell’oltretomba, che non ci è dato conoscere. Un’immagine molto particolare presente in diverse poesie della raccolta, come “L’artista” e “Soldato”. La prima mette al centro l’eredità artistica lasciata da chi ha vissuto prima di noi, un “sussurro” che non tutti sono in grado di cogliere. La seconda, invece, è più personale e si basa su un incubo dell’autrice in cui, trovandosi nei panni di un soldato ferito mortalmente, ha vissuto i suoi ultimi momenti di vita. In particolare, “Soldato” aiuta a riflettere sugli eventi tragici che accadono nel mondo, come disastri ambientali e guerre. «Spesso ci dimentichiamo di cosa significa combattere per la libertà, perché non abbiamo mai conosciuto la guerra - ha spiegato Carvone - Vorrei che le mie poesie fossero anche uno spunto di riflessione, che ci aiuti a comprendere ciò che accade intorno a noi». La sua visione del mondo è figlia delle opere di Zafón e dei poeti persiani come Rumi. Inoltre, la maggior parte delle sue riflessioni è stimolata dalle lunghe chiacchierate filosofiche con suo padre. «Proprio da queste discussioni è nato quello che sarà il tema portante del secondo libro, ancora in fase di progettazione.- ha anticipato Carvone - Posso svelarvi che l’opera sarà una sorta di decalog ...

Villacidro, Vittorio Murgia ha dedicato tutta la vita alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame

“Con i miei figli abbiamo studiato un nuovo modo di concepire l’agricoltura: quello della multifunzionalità” _____________________________________   di Fulvio Tocco _____________________________________   Vittorio Murgia, un uomo che ha scelto di vivere a contatto con la natura, ha dedicato tutta la vita alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame. Cresciuto in una azienda agricola acquisita dal padre Giuseppe, che la deteneva in affitto, dalla signora Lisetta Murgia.  Questa donna utilizzò il ricavato della vendita dei terreni per far laureare i suoi 5 figlioli. Vittorio con la sua caparbietà, man mano che ha potuto, ha allargato la proprietà aziendale e il numero dei capi del suo allevamento a dimostrazione che quando gli uomini volenterosi, a contatto con la natura, mantengono un’ottima vitalità e si sentono più energici a beneficio della mente e del corpo. Per chiudere le filiere aziendali ha realizzato un agriturismo denominato “Perda Massa” che per la bontà dei suoi prodotti è tra i più rinomati del sud Sardegna: una opportunità per i figli e per i clienti. La denominazione “Perda Massa” è scaturita dalla località in cui nasce l’azienda che in origine fu realizzata da Giuseppe Todde (1829-1897), un influente personaggio di Villacidro figlio di Carlo Todde e Rita Usala. Si arrivò al nome della predetta località su suggerimento di Giuseppe Todde che ascoltando le maestranze che si lamentavano a causa della durezza delle pietre che utilizzavano per l’edificazione della sua casa di campagna volle, per la pazienza che hanno avuto, chiamare la zona “Perda Massa”. Un granito complicato da dividere anche con un gran martellone. Vittorio Murgia con la sua esperienza professionale può essere un valido esempio per coloro che si avvicinano alla terra con la preoccupazione di non farcela; se si ama il lavoro, basta conoscere la sua storia iniziale, e chiunque può trasformarsi in un agricoltore provetto. Negli ultimi venti anni le aziende agricole si sono reinventate, acquisendo una veste nuova sociale ed economica. Con le norme che regolano la multifunzionalità l’agricoltura non viene più identificata come mera attività di produzione di beni, ma come un settore variegato, capace di generare beni eterogenei e, soprattutto, servizi volti all’aumento del benessere sociale dell’intera collettività. IL RACCONTO DI VITTORIO Dall’età di 9 anni ho seguito mio padre nel lavoro dei campi. L’azienda che deteneva in affitto era di proprietà di Lisetta Murgia, che sposò l’ingegner Granata e dal quale ebbe cinque figlioli. Abbandonata dal marito chiese a mio padre di subentrare come affittuario.  Ricordo che appena entrò in possesso del fondo, andò alla Fiera del bestiame di Abbasanta, all’epoca era un importante crocevia del commercio di bestiame della Sardegna, e comprò 4 vacche da latte; le domò per svolgere i lavori di aratura e nel contempo le utilizzava anche p ...

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