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Protezione civile, 300mila euro ad enti locali per esercitazioni su rischio idraulico e idrogeologico
«È importante ottimizzare la risposta del sistema regionale di protezione civile con l'organizzazione di attività di prevenzione, esercitazioni ed attività addestrative e formative sul rischio idraulico e idrogeologico, che coinvolgano anche le comunità». Lo ha detto l'assessore regionale della Difesa dell'Ambiente, Gianni Lampis, spiegando lo stanziamento di 300mila euro a favore degli enti locali per attività nell'ambito dei rispettivi piani di protezione civile. «Le esercitazioni - ha aggiunto l’assessore Lampis - hanno l’obiettivo di testare l’efficienza operativa delle azioni previste nei piani comunali o intercomunali, coinvolgendo ed informando i cittadini sui rischi e sui comportamenti da tenersi in situazioni di emergenza, così da favorire l'eventuale azione di soccorso, mitigare gli effetti dì un evento calamitoso e garantire la sicurezza della popolazione». Inoltre, le esercitazioni servono anche a sperimentare l'efficienza della catena di comando e controllo e le modalità di coordinamento; valutare l'adeguatezza di risorse umane, materiali e mezzi disponibili; coinvolgere le organizzazioni locali di volontariato, i gruppi comunali di protezione civile, le compagnie barracellari e le strutture operative dell'amministrazione locale, regionale e statale; incentivare la predisposizione e/o l'aggiornamento dei Piani di protezione civile; favorire le attività di pianificazione e gestione delle emergenze a livello intercomunale. ...
Leggi di piùLicori de ollioni o cerèsia marina
[caption id="attachment_58151" align="alignleft" width="160"] Roberto Lotti[/caption] Ancora oggi ho un bel ricordo delle piante di corbezzoli, di quando da bambino terminata la scuola, andavo in vacanza da mia nonna (cuoca eccezionale che gestiva la mensa degli operai ed impiegati della miniera) a Ingurtosu, frazione del comune di Arbus in Sardegna. Ingurtosu era una zona mineraria, molto nota nei primi anni del Novecento per l’importante estrazione di galena dalla quale si estraeva piombo, zinco e argento, nel complesso minerario chiamato filone di Montevecchio. La boscaglia circostante era ricca di piante mediterranee quali il corbezzolo, il mirto, il cisto, il lentischio o lentisco, i lecci e tante altre ancora, una vera sinfonia di profumi che mi sembra di avvertire ancora adesso al solo pensiero. Oggi Ingurtosu non esiste più, solo un agglomerato di case, abitate nella maggior parte solo d’estate, perché il paese è vicino alle spiagge incantevoli di Piscinas. Il corbezzolo, anche chiamato ceraso marino o albatro, ha origini molto antiche, infatti i romani gli attribuivano poteri magici e nell’Eneide, Virgilio racconta di come sulle tombe, i parenti dei defunti erano abituali deporre rami di corbezzolo in segno di stima e rispetto. Il nome botanico “Arbutus unedo L.” (ne mangio uno solo o "unu tantum edo", ossia "ne mangio uno soltanto", onde evitare che se mangiati in quantità eccessiva si ha un senso di nausea e stitichezza, facendo una chiara allusione alla scarsa gustosità dei suoi frutti), gli fu assegnato da Plinio il Vecchio. Il termine generico ha un'antichissima derivazione dalle radici celtiche 'ar' che vuol dire “acerbo, asprigno pungente”, laddove butus, significa “cespuglio”, probabilmente in allusione al sapore aspro delle foglie e dei frutti e unedo, come già detto ne mangio uno solo. Gli antichi Greci hanno dato il nome al Monte Conero chiamandolo Komaros, cioè cocomero che in dialetto anconetano significa corbezzolo. Sempre i Greci, nonostante il frutto risultasse essere alcolico se mangiato in quantità, lo amavano molto perché provocava uno stato di ebbrezza e ogni anno veniva organizzata la festa del corbezzolo, durante la quale si rendevano ebbri e quindi con un carattere più socievole e comunicativo. Nell'antichità il corbezzolo era sacro alla dea Carna (Divinità Romana degli inferi, dei riti funebri e veniva usato per curare le malattie dei muscoli), adorata da Giano Bifronte “Ianus”, la divinità bicefala, il dio degli inizi materiali e immateriali, che viveva nel territorio dove sarebbe venuta alla luce Roma. La ninfa, con una fronda di corbezzolo sfiorò tre volte la porta della dimora dell’infante Proca, il futuro e leggendario re latino di Alba Longa, tutelandolo dalle Strigi (uccelli alquanto combattivi). Tanto è vero che la scultura che la ritraeva veniva adagiata davanti all’entrata della dimora per allontanare le anime cattive e probabilmente ...
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