Roberto Lotti[/caption]
Ancora oggi ho un bel ricordo delle piante di corbezzoli, di quando da bambino terminata la scuola, andavo in vacanza da mia nonna (cuoca eccezionale che gestiva la mensa degli operai ed impiegati della miniera) a Ingurtosu, frazione del comune di Arbus in Sardegna.
Ingurtosu era una zona mineraria, molto nota nei primi anni del Novecento per l’importante estrazione di galena dalla quale si estraeva piombo, zinco e argento, nel complesso minerario chiamato filone di Montevecchio. La boscaglia circostante era ricca di piante mediterranee quali il corbezzolo, il mirto, il cisto, il lentischio o lentisco, i lecci e tante altre ancora, una vera sinfonia di profumi che mi sembra di avvertire ancora adesso al solo pensiero. Oggi Ingurtosu non esiste più, solo un agglomerato di case, abitate nella maggior parte solo d’estate, perché il paese è vicino alle spiagge incantevoli di Piscinas.
Il corbezzolo, anche chiamato ceraso marino o albatro, ha origini molto antiche, infatti i romani gli attribuivano poteri magici e nell’Eneide, Virgilio racconta di come sulle tombe, i parenti dei defunti erano abituali deporre rami di corbezzolo in segno di stima e rispetto. Il nome botanico “Arbutus unedo L.” (ne mangio uno solo o "unu tantum edo", ossia "ne mangio uno soltanto", onde evitare che se mangiati in quantità eccessiva si ha un senso di nausea e stitichezza, facendo una chiara allusione alla scarsa gustosità dei suoi frutti), gli fu assegnato da Plinio il Vecchio.
Il termine generico ha un'antichissima derivazione dalle radici celtiche 'ar' che vuol dire “acerbo, asprigno pungente”, laddove butus, significa “cespuglio”, probabilmente in allusione al sapore aspro delle foglie e dei frutti e unedo, come già detto ne mangio uno solo.
Gli antichi Greci hanno dato il nome al Monte Conero chiamandolo Komaros, cioè cocomero che in dialetto anconetano significa corbezzolo. Sempre i Greci, nonostante il frutto risultasse essere alcolico se mangiato in quantità, lo amavano molto perché provocava uno stato di ebbrezza e ogni anno veniva organizzata la festa del corbezzolo, durante la quale si rendevano ebbri e quindi con un carattere più socievole e comunicativo.
Nell'antichità il corbezzolo era sacro alla dea Carna (Divinità Romana degli inferi, dei riti funebri e veniva usato per curare le malattie dei muscoli), adorata da Giano Bifronte “Ianus”, la divinità bicefala, il dio degli inizi materiali e immateriali, che viveva nel territorio dove sarebbe venuta alla luce Roma. La ninfa, con una fronda di corbezzolo sfiorò tre volte la porta della dimora dell’infante Proca, il futuro e leggendario re latino di Alba Longa, tutelandolo dalle Strigi (uccelli alquanto combattivi). Tanto è vero che la scultura che la ritraeva veniva adagiata davanti all’entrata della dimora per allontanare le anime cattive e probabilmente ancora oggi il corbezzolo viene apprezzato come una delle piante che cacciano le “messaline”, intese come tentazioni, nella notte di San Giovanni.
Il poeta latino Ovidio parla di corbezzolo per descrivere la vita nell'età dell'Oro.
Giovanni Pascoli (vero nome Giovanni Agostino Placido Pascoli, detto il poeta vate - indovino) gli intitolò una poesia riferendosi all'Eneide, quando Pallante o Palade, personaggio della mitologia romana ucciso da Turno, l’antagonista di Enea, venne adagiato su un letto di rami di corbezzolo. Il Pascoli trovò nei colori di questo una straordinaria somiglianza col gonfalone italiano e giudicò Pallante l’antecedente eroe della causa patriottica. Effettivamente, nel Risorgimento di fine Ottocento era considerato un simbolo del tricolore.
Il Corbezzolo, in sardo mela lidone, aridoni, lidone, olione, ollione , oióni, obioni , è la pianta colorata che fa gioire l’autunno, ritenuta elegante e gradevole, amante del sole e appena termina l’estate elargisce i suoi angelici e odorosi frutti per richiamare alla memoria la fragranza, l’ardore e l’iridescenza.
Le sue proprietà composite sono indicate come antinfiammatorio, antisettico, astringente, depurativo, diuretico, mentre le parti utilizzate sono le radici, le foglie, la corteccia e i frutti. Il corbezzolo è originario del bacino del Mediterraneo e costa atlantica fino all'Irlanda, appartiene alla Famiglia delle Ericaceae ed è appurato che è una delle specie mediterranee meglio adatte agli incendi. Infatti sui terreni acidi, l'incendio ripetuto, favorisce la crescita del corbezzolo, capace di emettere rapidamente nuovi turioni dopo il passaggio del fuoco, crescendo rapidamente molto prima delle altre piante.
Il corbezzolo è una pianta sempreverde che può raggiungere un altezza che varia da pochi metri a oltre dieci metri, come i diversi esemplari che crescono nelle campagne di Villacidro in Sardegna ed abbelliscono lo scenario della vegetazione mettendo in risalto rami colmi di frutti. Fiorisce da ottobre a dicembre e fruttifica nell'autunno seguente. Il frutto è una bacca globosa di uno - due e più centimetri, rosso scura a maturità, edule, con superficie ricoperta di granulazioni e polpa carnosa con molti semi. Il fiore di questa pianta sboccia in autunno ed il frutto si matura in 12 mesi. Questa fioritura fuori stagione è molto utile perché prima dell'inverno consente alle api di fare una riserva di miele di corbezzolo oltre a quello che avevano già fatto di vari tipi di fiori. Nelle giornate calde d'autunno quindi vanno a prendere il nettare dal fiore del corbezzolo e poi ne producono il gustoso miele.
In questa pianta in autunno si può vedere il fiore bianco ed il frutto nelle varie fasi di maturazione: verdastro quando non è ancora maturo, giallo-aranciato in una fase intermedia e rosso quando è completamente maturo. Il corbezzolo, insieme ad altre piante, caratterizza la macchia mediterranea.
C'è una farfalla dai colori meravigliosi che vive esclusivamente su questa pianta e perciò è chiamata “farfalla del corbezzolo”. Utilizzato in gastronomia, il corbezzolo si presta moltissimo alla realizzazioni di composte, gelatine, sciroppi, succhi, creme, salse e canditi. Un'altra caratteristica del corbezzolo è quella della fermentazione per ottenere il vino e distillati con proprietà digestive. Dai frutti, foglie e fiori si estraggono principi attivi con proprietà astringenti, antisettiche, antinfiammatorie, antireumatiche e dalla corteccia si estraggono tannini utilizzati industrialmente per la produzione di coloranti e per la concia delle pelli.
Ingredientis:
kg 2 di frutti sani e maturi di corbezzolo, 2 litri di alcool per pasticceria a 96°, per lo sciroppo: litri 2,5 di acqua di fonte, kg 1 di zucchero comune, la scorza di un limone giallo non trattato, 1 stella di anice stellato.
Approntadura:
come prima operazione, monda i corbezzoli, eliminando gli eventuali non sani e man mano che li pulisci, versali dentro ad un capace recipiente di vetro a chiusura ermetica. Terminata questa operazione, aggiungi l’anice stellato e l’alcool, quindi chiudi accuratamente il vaso e ponilo a macerare in luogo buio e fresco per due mesi. Trascorso il periodo di maturazione, filtra l’alcool e versa le bacche, la scorza del limone e l’anice stellato dentro a un recipiente nel quale farai bollire a fiamma moderata l’acqua e lo zucchero per un quarto d’ora, fino a quando avrai ottenuto uno sciroppo viscoso, che lascerai raffreddare completamente. Passato il tempo occorso, filtralo attraverso un colino a trama fitta con doppio strato di garza in un altro recipiente, dopodiché aggiungi l’alcool tenuto da parte, mescola delicatamente il liquore e imbottiglialo. Solo allora, tappa le bottiglie, etichettale e riponile in cantina al fresco e al buio. Lascia trascorrere almeno un mese prima di degustare il liquore a temperatura ambiente o fresco dal frigorifero, anche se è diventata una moda berlo appena tolto dal freezer.
Cunfittura de ollioni o cerèsia marina
Ingredientis:
kg 1,3 di bacche sane e mature di corbezzolo, g 500 di zucchero comune, 1 bicchiere di vino tipo moscatello - muscadeddu -, il succo di due limoni gialli non trattati, 1 cucchiaino di polvere di scorze d’agrumi essiccate.
Approntadura:
lava i corbezzoli sotto il getto dell’acqua fresca, in modo da eliminare la polvere e i residui di foglie o quant’altro dai frutti. Fatto, ponili ad asciugare su un doppio telo da cucina e subito dopo accomodali dentro a un capace recipiente d’acciaio dalle pareti alte insieme al vino, lo zucchero, la polvere d’agrumi, il succo filtrato dei limoni e lascia cuocere il tutto per mezz’ora. Passato questo tempo, allontana il recipiente dal fuoco e con l’aiuto di un passaverdure, riduci a purea la frutta in modo da eliminare i semini, facendo cadere il ricavato dentro a un’altra pentola d’acciaio pulita. A questo punto, rimetti il composto sul fuoco e prosegui la cottura sempre mescolando a fiamma moderata, onde evitare che si attacchi sul fondo. Quando sarà passata un abbondante ora, spegni il fuoco e versa la confettura dentro a dei vasi di vetro a chiusura ermetica, precedentemente fatti sterilizzare insieme ai propri tappi, in forno già caldo a 120° per un ora. Terminata questa operazione, chiudi accuratamente ogni vaso con il suo tappo, poi capovolgili dentro a una cassetta, quindi coprili con una coperta di lana e lasciali così fino a quando non si saranno raffreddati completamente. Solo allora, etichettali e ponili in luogo fresco al buio per almeno un mese, prima di consumare la confettura in abbinamento a formaggi vari o per la colazione, spalmata sui dei crostini di pane abbrustoliti e imburrati.
© Riproduzione riservata