Si sono svolti, nelle scuole del paese (secondaria e istituto alberghiero) e nella casa maiorchina, tre seminari presentati e condotti da Giovanni Impastato, fratello del noto Peppino, giornalista siciliano balzato agli onori delle cronache per essersi prima distinto nella lotta alla mafia e poi ucciso dalla stessa organizzazione criminale il 9 maggio del 1978, oltre quarant’anni fa. L’evento, organizzato grazie al patrocinio dell’amministrazione comunale in collaborazione con “l’associazione gramsciana Onlus” di Ales, ha visto lo stesso Giovanni Impastato coadiuvato dal moderatore Giuseppe Manias, ripercorrere i tratti più importanti della vita del fratello che hanno spaziato dalla sua gioventù, passando per i suoi ideali di vita e il suo rapporto burrascoso con il padre mafioso, sino ai tanti misteri che ancora gravitano attorno alla sua morte. «Si è trattato di una serie di incontri che mi hanno stupito per l’attenzione e il clima di coinvolgimento dei partecipanti» spiega Simonetta Pusceddu, fra le promotrici dell’iniziativa «Negli incontri (i due del mattino con gli studenti e quello del pomeriggio con la popolazione ndr) i presenti hanno avuto il piacere di ascoltare, in un’atmosfera a tratti surreale, le assurde dinamiche create dal fenomeno mafia che ha rappresentato (e continua a rappresentare ndr), non soltanto per la famiglia Impastato, ma per la Sicilia e l’Italia intera, una violenza alla salvaguardia dei valori di giustizia e libertà che, invece, dovrebbero essere un diritto inalienabile per ciascun cittadino».
Durante i convegni, il messaggio su cui si è fatta maggiore leva è stato il tema sull’importanza della nostra società a proseguire quanto seminato da Peppino Impastato nella sua lotta e denuncia verso la criminalità organizzata: motivo per cui la sua famiglia, a oltre quarant’anni dalla morte, organizza ciclicamente dei seminari in tutta l’Italia perché non venga mai perso il ricordo della sua figura caratterizzata dalla lotta senza quartiere verso le logiche criminali.
Anche per questo la famiglia Impastato ha convertito la propria casa natale nel comune di Cinisi in un “museo memoria” per ricordare le gesta di quello che, per tutti, è da considerarsi un vero e proprio eroe dei nostri tempi.
«Durante le tre conferenze mi hanno colpito alcuni interventi del pubblico che, specie nell’incontro all’alberghiero, ha manifestato anche momenti di commozione» ha spiegato il sindaco Fernando Cuccu «Giovanni Impastato si è dimostrato, oltre che persona molto cordiale, anche con una spiccata capacità di interagire con i presenti e mettere in risalto differenti aspetti, su tutti: il fatto che il fenomeno mafia oggi sia profondamente diverso rispetto al passato; il dovere a educare le nuove generazioni a denunciare situazioni non moralmente in linea con gli ideali di giustizia e rispetto verso il prossimo; l’importanza di tutti gli attori della società di apportare quel minimo di senso civico per riuscire a costruire, nel tempo, una società migliore capace ripudiare i soprusi e le malvagità di ogni tipo».
Chi ha avuto il piacere di partecipare, stando alle voci del pubblico, ha apprezzato i contenuti del dibattito: a tal proposito, oltre che momento di conoscenza storica, in tanti lo hanno appellato come “incontro di riflessione senza filtri”.
Ciò che ha fatto maggior breccia fra i partecipanti è stato soprattutto l’invito a essere sempre critici e concreti nella lotta quotidiana alla mafia che non va intesa solo nel suo senso stretto del temine come “organizzazione terroristica siciliana”, ma deve essere individuata anche (e soprattutto) come fenomeno presente nelle dinamiche di vita quotidiane di ciascuno di noi che vanno dai soprusi più scandalosi (per esempio la corruzione nel mondo politico e nella società in generale) sino a quelli più nascosti, ma non per questo meno gravi, che possiamo scorgere in ambienti “normali” quali appunto la scuola o il lavoro.
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