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San Gavino, erbacce e degrado in cimitero, disagi per i disabili e per gli anziani

di Gian Luigi Pittau ____________________________ Una situazione di grande degrado con l’erba alta che, dopo le abbondanti piogge, affiora e cresce tra le tombe o negli spazi tra una sepoltura all’altra oppure i loculi dei piani alti difficilmente raggiungibili con scale pesanti e pericolose per i più anziani. Succede da tempo al cimitero comunale di San Gavino e lo denuncia con forza Nicola Garau, consigliere comunale di minoranza: «In questo luogo caro alla memoria dei sangavinesi manca da troppo tempo la manutenzione ordinaria e bisognerebbe intervenire in modo costante per la sistemazione delle diverse aree anche perché spesso le tombe sono difficilmente raggiungibili da chi ha difficoltà di movimento”. L’accesso diventa spesso difficoltoso come evidenzia Pasquale Marongiu, disabile con difficoltà motorie: “Si corre il rischio di cadere o di rimanere arenati tra il fango o la ghiaia, Andrebbero inseriti altri dipendenti comunali per la cura del cimitero che si presenta in condizioni di estremo degrado». Tutto questo succede in attesa dei lavori di ampliamento come rimarca il sindaco Carlo Tomasi: «L’amministrazione comunale, con fondi del proprio bilancio, ha previsto un intervento di 330mila euro. Saranno acquisite le aree adiacenti di un privato di circa un ettaro. Inoltre ci sarà l’ampliamento della recinzione e all’esterno del cimitero sarà realizzata un’area solo per i parcheggi e un’area pedonale per i chioschi dei fiori e altri servizi». Intanto, dopo la pubblicazione del nostro articolo sul giornale cartaceo in uscita ogni 15 giorni, la situazione del cimitero è migliorata con il taglio delle erbacce (come si vede nelle foto sottostanti) anche se rimane sempre la difficoltà nel percorrere lo sterrato in particolare per i disabili con la carrozzina. Ora i passaggi tra le tombe sono stati ripuliti e la speranza è che il cimitero rimanga sempre in uno stato di decoro e non di degrado.                           ...

Padre Luciano Usai di San Gavino Monreale, cappellano militare nella RSI

di Lorenzo Di Biase ________________________ La figura carismatica di questo prete sardo profondamente fascista che partecipò, quale cappellano militare, al secondo conflitto mondiale, non solo come uomo di fede, prese la strada dell’emigrazione in Brasile agli inizi degli anni ’50 e lì rimase sino alla morte. Egli nacque a San Gavino Monreale (CA) il 18 dicembre 1912 da Raffaele e Maria Luisa Lixi e morì a Jundiaì do Sul l’11 settembre 1981 mentre celebrava la Messa, stringendo tra le mani il crocefisso donatogli da Mons. Conforti nel 1936 quando prese i voti perpetui, legandosi all’Istituto Missioni Estere Saveriane. Diventò sacerdote nel maggio del 1939 e partì subito dopo alla volta della Libia come cappellano dei lavoratori. Con lo scoppio della guerra egli diventò cappellano militare, operando prima nel 31° Battaglione Guastatori d’Africa e poi nel Genio Alpino. Dall’esercito italiano venne insignito con una Medaglia d’Argento, due Medaglie di Bronzo e una Croce al Valore Militare. Inoltre dall’esercito tedesco fu decorato con una Croce di Ferro e con una Medaglia all’Ordine dei Panzer. Dopo l’8 settembre 1943 Padre Usai si trovava a Civitavecchia ove si adoperava per dare un tetto ai militari sardi che lì arrivavano con l’intento di imbarcarsi per la Sardegna. Egli aderì da subito alla Repubblica Sociale di Salò - grazie al diretto interessamento del Sottosegretario di Stato Francesco Maria Barracu - suo conterraneo ed estimatore, prima come cappellano militare del Battaglione Volontari di Sardegna “Giovanni Maria Angioy” e poi, dal febbraio 1944, presso “l’Ente Nazionale di Assistenza per le Province Invase” alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri della RSI. I compiti affidati a padre Usai erano di estrema delicatezza: egli operava come addetto alla Segreteria Particolare di Barracu e svolgeva missioni di carattere riservato volte alla creazione di una rete clandestina fascista alle spalle degli anglo americani.. Nel giugno del 1944 partecipò a una spedizione da lui comandata consistente nel farsi paracadutare, assieme ad altri sardi, da un aereo nazista in Sardegna, in località Is Arutas nei pressi del comune di Cabras (OR). L’avventurosa azione non raggiunse i risultati prefissati perché tutti gli agenti vennero arrestati. Per nove mesi Padre Usai fu rinchiuso nelle carceri di Oristano, in attesa del processo che iniziò il 3 febbraio 1945 presso il Tribunale Militare Territoriale della Sardegna. Tutti gli imputati furono chiamati a rispondere di diversi reati quali alto tradimento, spionaggio militare, arruolamento illecito di guerra, istigazione alla corruzione. Il 16 marzo del 1945 si concluse il processo con l’assoluzione di tutti gli imputati -i quali vennero condannati comunque dalla Commissione per l’epurazione contro il fascismo, a due anni di confino - tranne Padre Luciano Usai per il quale il Pubblico Ministero chiese il massimo della pena, ovvero ...

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