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Sanluri, la Polizia locale è stata dotata di un nuovo automezzo
REDAZIONE __________________ Da ieri la Polizia locale di Sanluri ha una nuova auto nel proprio parco mezzi. Si tratta di una Dacia Sandero a benzina allestita in conformità alla normativa regionale. L’ultimo mezzo acquistato risaliva a oltre dieci anni fa. C’era bisogno di un mezzo nuovo e attrezzato per lo svolgimento dell’attività su strada che negli ultimi anni è accresciuta con le nuove competenze in carico della Polizia Locale. In bilancio per il nuovo mezzo c’erano a disposizione poco meno di 15 mila euro: Spiega il comandante dalla Polizia Locale Roberto Casu: «Siamo riusciti a trovare un mezzo adeguato completandolo dell’attrezzatura e con i segnalatori acustici e visivi previsti per i veicoli di emergenza come il nostro». Presto anche altre dotazioni per il nuovo mezzo. «Doteremo la Polizia di ricetrasmittenti e tablet - spiega il sindaco Alberto Urpi - per essere costantemente rintracciabili dai cittadini e costantemente collegati alle banche dati di cui hanno bisogno anche quando sono a lavoro per le strade cittadine». Già dai prossimi giorni il nuovo mezzo sarà dotato di telecamera mobile capace di riconoscere, dal numero di targa, se il mezzo è assicurato, revisionato o rubato. ...
Leggi di più“Su predi sconcau”: tra storia e leggenda
di Mario Pusceddu _________________ Ve la racconto così come la ricordo: senza garantire che sia verità ciò che a me raccontò il tizio quella sera. Correva l’anno 1958. A quei tempi lavoravo per conto di una impresa edile di Guspini al restauro interno della caserma dei carabinieri di Arbus posta in via Senatore Garau. Il capomastro, un certo “Boiccu”, guspinese, ci comunicò che a fine giornata potevano scendere a Guspini a casa dell’impresario per, “forse”, riscuotere la quindicina. Spesso Il viaggio era inutile o tornavamo semplicemente con un piccolo acconto. Anche quel giorno fu così . Alcune volte prendevamo a noleggio una bicicletta da Tziu Gildu Pruna (personaggio conosciutissimo ad Arbus negli anni 60/70, proprietario dell’omonimo cinema e di numerose biciclette che affidava in noleggio) ma il più delle volte per risparmiare le 100 lire del noleggio preferivamo raggiugere Guspini a piedi passando de “su mori de Luzifuru”. Era un gelido sabato sera di fine febbraio 1958. Alle sei di sera io ed un altro compagno di lavoro del quale non ricordo il nome (altri due preferirono raggiungere Guspini in bicicletta) raggiungemmo Genne ‘e Frongia. Era quasi buio e facemmo il sentiero che porta a Guspini con una certa fretta. Dall’impresario riuscimmo a ottenere appena qualche migliaio di lire d’acconto: “Itta sabudu tristu po su maistu chi no proidi schistu” (che sabato triste per il maestro a cui davano i soldi della paga settimanale), commentammo con la solita ironia. Subito dopo, con l’intento di arrivare a casa intorno alle nove per l’ora di cena, riprendemmo il sentiero de “su mori” dove di sicuro ci saremo fermati a “sa mitza” a bere un po’ d’acqua fresca. Io avevo in tasca una piccola pila tascabile che accendevo solo nel buio più pesto utile sicuramente nel percorrere un tratto così accidentato. «Speriamo di non trovare “su predi sconcau”» - disse evidenziando una certa paura il mio compagno. «Magari lo trovassimo - risposi io quasi con aria di sfida - così ci faremmo dire dove nasconde il suo tesoro». Con passo svelto riprendemmo il cammino e giunti in prossimità de “sa mitza” vidi una lucina. «Tò c’è qualcuno - dissi io - speriamo sia il prete e ci dia un po’ del suo tesoro». Mi girai per vedere il mio compagno ma lui, confessando la sua paura, disse che preferiva tornare indietro verso Guspini per poi risalire ad Arbus attraverso la statale con la speranza e magari un po’ di fortuna potesse trovare un passaggio in auto , cosa molto improbabile vista la scarsità in quei tempi di auto in circolazione. «Ma tu sei scemo - gli dissi- siamo quasi a Genn’e Frongia, in questa maniera a casa non arrivi neppure per la mezzanotte». Consiglio del tutto inutile dal momento che con il cuore in gola in tutta fretta il mio compagno di avventura (o sventura) cambiò direzione e a rotta di collo si diresse nuovamente verso Guspini. Rimasi solo. Devo ...
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