Quando si potrà andare in pensione dopo la manovra Draghi


di Antonio Begliutti
[caption id="attachment_42393" align="alignleft" width="200"] Antonio Begliutti[/caption] La recente legge di bilancio ha apportato sensibili variazioni riguardo l’età pensionabile degli italiani. Dal 1 gennaio 2022, si potrà andare in pensione con 64 anni d’età e 38 di contribuzione. Si parla di quota 102 che durerà 12 mesi, con la possibilità di richiedere l’assegno anche successivamente. Ma che non sarà vincolante per i lavoratori delle piccole e medie imprese in crisi che potranno utilizzare pensionamenti anticipati con 62 anni d’età per effetto di un apposito fondo costituito appositamente dallo stato italiano. LE MODIFICHE La legge di bilancio per l’anno 2022, elimina in sostanza la cosiddetta     quota 100 e conferma che nell’anno 2023, ritornerà la legge Fornero in versione integrale. La quota 100, aveva negli ultimi anni consentito a tanti italiani di andare in pensione anticipatamente, ovvero con meccanismi più semplici di quelli precedenti. Le eventuali modifiche che potranno intervenire nelle prossime settimane (e che vengono richieste a gran voce da parte delle diverse sigle sindacali), non potranno comunque che confermare il sistema contributivo in essere, come strumento su cui si poggerà il sistema pensionistico nei prossimi anni. LE ALTERNATIVE POSSIBILI Oltre al sistema pensionistico modificato, da gennaio 2022 continueranno però ad esserci alcune alternative che potranno essere valutate per andare in pensione in anticipo. Continuerà infatti a trovare applicazione l’Opzione donna, con 60 anni d’età (61 anni per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi. L’Opzione donna si basa su un sistema di calcolo della pensione tutto contributivo, anche per gli anni lavorati nel sistema retributivo. Chi finora ha accettato di andare in pensione con tale Opzione, ha rinunciato ad un pezzo importante di pensione rispetto a quello che sarebbe spettato a 67 anni con il sistema misto. Si potrà anche applicare l’Ape sociale, in quanto la stessa è stata prolungata per un anno e sarà utilizzabile con almeno 63 anni d’età e 30 o 36 anni di versamenti a seconda della situazione del lavoratore. LO SCENARIO PER I PROSSIMI TEMPI I conti della previdenza pubblica sembrerebbero evidenziare come sia difficile sostenere un sistema che garantisce la pensione percepita in anticipo; da ciò emerge, come richiesto dalle diverse organizzazioni internazionali, che con il tempo scompariranno e potranno essere riconosciute pensioni soltanto dietro una forte penalizzazione dell’assegno mensile riconosciuto.

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