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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Educazione e manganelli

di Sandro Renato Garau ________________________________   Difficile non provare a riflettere su quanto avvenuto a Pisa e Firenze, e in altre recenti occasioni, ai ragazzi che hanno provato ad esprimere le loro idee su una guerra assurda, quella Israelo - Palestinese e le altre guerre che stanno devastando molte nazioni del mondo. Inutile giraci attorno la responsabilità è solo dell’uomo. Mascio e femmina, come ci ricorda la Genesi. Lo scrivo da nonno, da padre, da insegnante. Per 30 anni ragazzi e ragazze dell’età di quelli presi a manganellate hanno seguito le mie lezioni di Italiano e Storia. Ho fornito loro nozioni, quello che è stato bello è che ci siamo anche educati a vicenda. Ci siamo regalati tanta ricchezza umana e punti di vista diversi, così da convincerci che della diversità non possiamo farne a meno, e che l’obiettività e il dialogo educano più dei manganelli. Ci siamo seduti abbiamo discusso, cercato di capire, di confrontare idee e opinioni nel rispetto di ciascuno. Mi ha fatto molto male vedere le immagini di ragazzi poco più che adolescenti, a mani nude, essere bastonati da uomini in divisa. Non ho potuto non pensare ai mei figli e ai miei alunni che spesso hanno dissentito su quanto proponevo. Ma la violenza no!... Mai! … È fin troppo elementare ricordare la famosissima frase del Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry quando fa dire al Piccolo Principe: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.”  Ma si sa, le cose più semplici sono quelle che si capiscono subito e funzionano. Quanti, uomini e donne, genitori e istituzioni, invece di punire, sono disposti a “perdere del tempo” per far diventare “la rosa importante”, a ragionare. Il sospetto fondato è che non sempre gli adulti e le istruzioni non riescano ad aver ragione perché non ascoltano. Chi ha insegnato sa che i giovani possono farti capire molti aspetti della vita se li ascolti e ti confronti con loro, sa anche che ascoltare è fatica, è conflitto, mai armato. È conflitto dialogato, questo sì! La loro visione del mondo può essere diversa e guarda certamente al futuro. Chiedo scusa se scomodo un altro dei grandi romanzieri del secolo scorso, Richard Bach, quello che fa dire al Gabbiano Jonathan Livingston: “Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap.” Sappiamo che “il mondo successivo” al nostro è quello che “impariamo/apprendiamo” ogni giorno. Cosa si può imparare dai manganelli di Firenze, Pisa, Roma. Cosa, noi adulti vogliamo apprendere? Forse vogliamo che il mondo di poi sia identico a quello di prima, e abbia anche là le stesse limitazioni che ha qui, gli stessi handicap? Io sto con questi ragazzi.   ...

San Gavino Monreale, tra muri e colori: l’arte di Luigi Lai

di Giacomo Pitzalis ____________________________________   Da Orgosolo fino a San Gavino Monreale è difficile incontrare un paese della Sardegna in cui non facciano capolino, tra le viuzze del centro, i murales. La nostra isola vanta un numero spropositato di queste opere, chiamate molto spesso a raccontarne la storia, le lotte, la protesta o, cosa da non dimenticare, le speranze. Forse sempre le stesse, forse nuove, eppure stabilmente lì, come quel piccolo pezzo di terra accerchiato dal mare che si rivela anche tramite i propri muri. Tramite le sue pietre. Un linguaggio unico, quello del muralismo, composto da intonaco, colori e calcinacci, come ci racconta il pittore Luigi Lai. «Nonostante sia nato a La Spezia sono sardo, anzi sardissimo, e vivo stabilmente a Cagliari. Mi reputo una persona molto curiosa e amo la vita in ogni sua sfumatura. Per vivere devo fare il medico dentista, ma per vivere bene sono obbligato a fare arte.» Grazie al disegno, Luigi riesce ad esprimere tutto se stesso mettendo, mattone dopo mattone, è il caso di dirlo, ogni briciola della propria creatività sconfinata. «Tramite la pittura rappresento ciò che sono e grazie a questo mezzo racconto al meglio i miei sogni. E poi mi permette di parlare della mia terra, sempre presente in tutte le realizzazioni che eseguo. Mi reputo molto fortunato a vivere in questo paradiso e credo proprio che la Sardegna sia la musa ispiratrice. Anzi, ne sono certo.» Molti, e diversissimi tra loro, sono i muri resi unici dalle sue mani, ma qual è quello che più di tutti l’ha reso orgoglioso? «Senza dubbio è stato il murale dipinto a Orgosolo, insieme al giovane fumettista Luigi Porceddu. A oggi la ritengo l’esperienza artistica e umana più emozionante che abbia vissuto». Pennellata dopo pennellata, il talento di Luigi si fa portavoce di vecchi frammenti di vita, voci mai ascoltate o zittite con la forza. Le sue opere regalano non solo la gioia della bellezza, ma anche la consapevolezza di ciò che siamo stati e di quanto è accaduto e accade in Sardegna. «Col tempo la mia visione della vita è certamente cambiata e questo si riflette su ciò che creo. La mia attenzione, adesso, è rivolta a una pittura muraria connessa al tessuto sociale, grazie a progetti inseriti all’interno di ben determinati contesti. Credo - conclude Luigi -  soprattutto nell’energia dei lavori corali e vedo nella pittura una forza benefica, quasi palliativa, capace di aiutare indistintamente chiunque».   ...

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