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Guspini: giovedì 7 marzo presentazione dello Sportello Telematico del Comune
Redazione _______________ Sarà presentato giovedì 7 marzo, alle 15, nella sala consiliare, lo sportello telematico, si legge nel sito istituzionale del Comune dove si sottolinea "Il nuovo sito è il risultato di un impegnativo percorso di allineamento alle linee guida nazionali sui siti istituzionali che hanno lo scopo di raggiungere uniformità tra tutti i siti della PA e migliorarne usabilità e accessibilità. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si inserisce all’interno del programma Next Generation EU, con un pacchetto da 750 miliardi di euro, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. Il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo, tra cui digitalizzazione e innovazione. Tra le varie misure messe in atto, uno specifico finanziamento a cui ha avuto accesso il nostro Comune, è dedicato alla rivisitazione del sito comunale, per adeguarlo e uniformarlo secondo nuovi standard di design grafico e di navigazione dei contenuti, secondo menu di navigazione guidati e tramite l’utilizzo di un linguaggio standardizzato a livello nazionale. Oltre al nuovo sito comunale, per migliorare ulteriormente il dialogo con i cittadini, è scaricabile l’innovativa app “Municipium”, un’applicazione facile da usare che consente un'informazione e una relazione in tempo reale con il Comune. L'incontro di presentazione di tutte le novità del sito e, in particolare, del funzionamento dello sportello telematico potrà essere seguito anche in diretta streaming collegandosi alle pagine: facebook.com/Areacittadinanzadigitale facebook.com/municipiumsrl youtube.com/@Areacittadinanzadigitale ...
Leggi di piùChi troppo vuole nulla stringe
di Antonio Ledda ___________________________ La mia famiglia era alla ricerca di una nuova casa in affitto, la scelta dipendeva dalla presenza o meno di un forno a legna per cuocere il pane. In quegli anni diverse case del Campidano, come del resto in tanti altri paesi della Sardegna, esistevano ancora dei forni piccoli e grandi, a seconda dell’esigenza della famiglia, costruiti a cupola in lardiri (mattoni fatti di fango e paglia induriti al sole) o in mattoni cotti pieni, dove era consuetudine cuocere il pane per la propria scorta settimanale. Anche se il periodo delle ristrettezze dovuto alla grande guerra era ormai alle spalle, diverse famiglie lo facevano per i clienti affezionati a quei vecchi sapori e nonostante a Pendio Grande esistessero già le panetterie con nuove macchine impastatrici e forni elettrici che fornivano i negozi alimentari dove la maggior parte della gente ormai comprava per le proprie necessità. Noi avevamo bisogno di continuare la produzione da cui la nostra famiglia, a parte i proventi di alcune vigne, traeva il suo maggiore sostentamento economico, anche a costo di molti sacrifici e dei disagi che tale mestiere comportava. Così trovammo al centro del paese, da una signora rimasta sola dopo la morte dei suoi genitori, una casa sufficientemente grande per tutta la nostra famiglia. Eravamo in sette e si ebbe la possibilità di proseguire per i nostri clienti quel vecchio mestiere che ormai stava scomparendo dal paese. La proprietaria, che chiamavamo signorina Mariedha, era una donna di mezza età e forse per le sue esagerate pretese o per la naturale diffidenza non si sposò mai, nonostante avesse un carattere aperto e le piacesse la conversazione e la compagnia. Proprio per questo motivo, per avere compagnia, accettò di affittarci la casa e si ritirò in due camere indipendenti con la porta che dava sullo stesso ampio loggiato che comunicava anche con la nostra. La casa in questa via del centro era costruita in fondo a un lungo cortile e si accedeva tramite un bel portone in legno massiccio con una arcata in mattoni rossi che proseguiva con un loggiato (sa lolla ‘e su pòtabi) coperto che dava sulla strada. Affianco si trovavano altri due ambienti che davano anche quelli sulla strada e che un tempo, quando erano ancora vivi i suoi genitori, erano adibiti a negozio di ferramenta. Lungo il cortile con i muri confinanti altissimi, verso destra c’era sa funtà con degli alberi di acacia più o meno alti, mentre a sinistra, sempre nel cortile, c’era il gabinetto all’aperto con a fianco un albero di fico gigantesco, che nella sua stagione, i rami più alti, davano frutti neri e succosi (figuera perdingianu). Albero, dove io salivo spesso anche per vedere e spiare i cortili attorno alla casa; per me era come affacciarmi a un altro mondo. In fondo, a fianco del fabbricato, c’era su magasinu apomentau (la cantina con la pavimentazione in terra battuta) ormai in disuso, dove si trovavano ancora alcune botti per ...
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