Capire il suicidio: ecco i fattori di rischio

Il suicidio è un fenomeno molto delicato che ha origini antiche, S. Agostino (354-430), nella sua opera De Civitate Dei lo definiva con queste parole: “Chiunque si uccide commette un omicidio”. In realtà la maggior parte delle religioni lo condannano, in particolare il cristianesimo con il V Comandamento: “Non uccidere” lo inquadra come un comportamento inaccettabile. Tuttavia è tipicamente umano che esistano dei meccanismi autoaggressivi, che negli animali non esistono mentre nell’uomo sono molto frequenti. Alcuni esempi sono l’autolesionismo, l’anoressia, l’alcoolismo e il suicidio. Un famoso psicoanalista di nome Carl Jung disse che il suicidio viene agito in seguito alla distruzione dell’armonia tra conscio e inconscio, e in seguito a  impulsi aggressivi repressi. Altri studiosi hanno identificato come concausa la mancanza di rinforzi e la prolungata esposizione a situazioni negative (helplessness) e difficoltà nel problem-solving.  Ma sono anche altre le interpretazioni quali: vendetta, dispetto, auto-sacrificio, desiderio di uccidere o essere uccisi, desiderio di liberazione, fuga, riunione, resurrezione. Ma quali sono i fattori di rischio? Più frequentemente lo mettono in atto uomini adulti e giovani, single (vedovi, divorziati, separati, single), isolati socialmente, con problemi economici e  lavorativi, che vivono importanti perdite e umiliazioni. Oppure possono avere problematiche di dipendenza come il gioco d’azzardo, facile accesso ad armi da fuoco con malattie fisiche e pregressa storia familiare di suicidio. Vi è correlazione anche con patologie psichiatriche come la depressione e il disturbo bipolare, e/o disturbi di personalità (borderline, narcisistica, antisociale) con tratti impulsivi o violenti. Sebbene il 90% delle persone che pensano, tentano o si suicidano siano depressi, è anche vero che la stragrande percentuale delle persone che soffrono di depressione non si suicidano. Ma cosa può funzionare come fattore protettivo? Quando l’individuo sta vivendo un momento di grande crisi ricopre un ruolo prioritario il supporto sociale e le relazioni familiari, ed in particolar modo la presenza di bambini piccoli all’interno del nucleo e la forte fede religiosa. Sicuramente un aiuto esterno e un supporto psicofarmacologico in alcuni casi sono indispensabili per placare l’ideazione e agire per potenziare le capacità di problem-solving e di coping. Marianna Chessa Psicoterapeuta e Criminologa   ...

Duas letzionis po imparai a fueddai in sardu

Il 17 e  il 24 aprile, nella biblioteca comunale di Collinas, si terranno degli incontri “Fueddaus in sardu“, dedicati alla conoscenza e allo studio della lingua sarda. Inizieranno alle 17 e saranno tenuti da Alessandro Biolla, operatore dell’ufficio di lingua sarda del Comune. Potranno partecipare gratuitamente sia i bambini si  gli adulti.   Martedì 17 aprile si partirà dai primordi della storia della lingua soffermandosi sulla grammatica normativa delle lingue minoritarie, sulla storia della lingua sarda e come essa sia inquadrata tra le lingue neolatine. Particolare momento sarà dedicato al sardo nelle scuole, «Su profetu de su bilinguismu sardu-italiano in is pippius (il bello del bilinguismo sardo-italiano nei bambini)». Nella seconda giornata, quella del 24, si entrerà nel vivo della materia partendo dalla fonetica e grafia per parlare e scrivere in sardo, sarà analizzata la grammatica sarda (solo le basi data la vastità della lingua), is «paperis (giornali, carta), documentos (documenti) e literadura (letteratura)». Claudio Castaldi ...

Vai a tutti i contenuti →