Medio Campidano: "Non vogliamo la maglia nera della crisi"

Con un’interrogazione rivolta al presidente della Giunta regionale, proposta dalla consigliera Rossella Pinna, depositata il 19 aprile e sottoscritta dal Gruppo del Partito Democratico, si riporta l’attenzione della politica regionale sulla grave situazione socio-economica del Medio Campidano. Al presidente si chiede di conoscere quali sviluppi hanno fatto seguito alle disposizioni di legge approvate all’unanimità dal consiglio regionale e frutto di un emendamento di sintesi tra due proposte simili del Pd e di FI. Come disposto, infatti, dall’art. 5 della legge di stabilità del 2016, “È istituita l'area di crisi coincidente con il territorio dell'ex Provincia del Medio Campidano e della Provincia di Oristano nell'ambito della programmazione territoriale di cui alla strategia 5.8 del Programma regionale di sviluppo 2014-2019. Al fine di creare condizioni di maggiore equilibrio territoriale e favorire processi di crescita economica, produttiva e occupazionale, sono avviati progetti di sviluppo locale anche attraverso l'attuazione e l'impiego di risorse aggiuntive”. La norma prevede inoltre, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, che la Giunta regionale “verifica la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento delle aree di crisi industriale e crisi industriale complessa di aree industriali comprese nell'ambito territoriale del Medio Campidano e di Oristano”. “Ad oggi - si legge nel documento - a distanza di due anni dall'approvazione della legge, non risultano pervenute, agli scriventi, comunicazioni in merito all’adozione dei provvedimenti previsti dalla norma”. “La situazione fotografata da vari Istituti di Ricerca demoscopica e di Statistica, nonché dalle Onlus come la Caritas”, afferma la consigliera Rossella Pinna, “continua a restituirci un territorio particolarmente colpito dalla crisi economica  con il tasso del 71,7%, l’incidenza dei Neet, ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, è stata più elevata in Sardegna rispetto al resto d’Italia, tra i giovani si registrano elevate percentuali di insuccessi scolastici, fenomeni di abbandono e dispersione”. I recenti dati forniti dell'Agenzia europea di statistica attestano che il tenore di vita del Medio Campidano è simile a quello della  Polonia e dell’Ungheria. “La povertà non risparmia nemmeno gli anziani del Medio Campidano, in modo particolare le  donne”, prosegue Rossella Panna, “I tassi più alti si rilevano rispettivamente a Carbonia (9,96%) e Medio Campidano (9,89%), su 100 quasi 10 sono in stato di deprivazione”. “Il Medio Campidano, vuole rifiutare la maglia nera della provincia più povera d'Italia ed è per questo - ribadisce la consigliera del Pd, rilevando l'urgente necessità di una sollecita presa di posizione -  che chiamiamo a raccolta i sindaci, le organizzazioni sindacalu,  le forze politiche, le imprese e le associazioni per aprire una vertenza forte per il ...

Gianni Andrea Deligia: Nassara e la guerra dei poveri

In controtendenza rispetto alle narrazioni che vedono i sardi emigrare perché costretti dalla povertà, alla ricerca di lavoro e fortuna oltremare, e sempre divisi tra la terra di accoglienza nella quale si sono integrati e hanno potuto crescere lavorativamente, sfruttando quei talenti che nella loro terra sarebbero destinati a restare sopiti, e la forte nostalgia per la propria terra d’origine, in Nassara e la guerra dei poveri si parla di un sardo che sceglie di lasciare la propria terra. Che rinuncia alla possibilità tangibile di un posto fisso, magari in “Regione”, per seguire la sua passione, quella di viaggiare, di conoscere il mondo, entrare in contatto con genti di culture e lingue differenti. Nassara e la guerra dei poveri  rappresenta per Gianni Andrea Deligia, alto funzionario ONU oggi in pensione, una riflessione sul proprio passato, sugli anni che hanno segnato maggiormente la sua vita, quelli in cui ha deciso quale fosse la sua strada, pur senza sapere dove lo avrebbe portato. Nato in una casa cantoniera al centro della Sardegna, vivrà isolato con la propria famiglia lontano dai centri abitati, uno dei pochi contatti con il mondo è il treno, che passa regolarmente due volte al giorno. Forse sarà proprio la solitudine e la curiosità di scoprire e incontrare altre persone, il sentimento di lontananza dalla società ad alimentare il desiderio di lasciare la casa e la famiglia e partire alla scoperta del mondo. Dopo la laurea in Scienze Politiche, siamo nel 1975, Gianni Andrea decide quindi di non prestare servizio militare, e chiede di partire come volontario del Servizio Civile Internazionale. Questa scelta e la conseguente partenza per il Ciad, rappresentano la prima tappa importante del percorso di vita di un ragazzo che non voleva essere solo sardo, ma desiderava varcare i confini del mare e mettersi in gioco. Quando si comincia qualcosa non si può mai valutare la reale portata delle proprie scelte, perché il caso, il destino o chissà quale entità insondabile, può aprirci delle porte che non immaginiamo. Così è successo a Gianni Andrea, ed è proprio per questo che la sua storia è diventata una storia da raccontare. Il progetto umanitario per il quale è partito con una ONG con sede nei dintorni di Napoli naufraga dopo poche settimane, Gianni Andrea rischia di dover tornare a casa e indossare la divisa militare, ma la persona che dirigeva l’unica rivista pubblicata in Ciad gli propose una soluzione, sarebbe dovuto partire per un altro lavoro e gli chiese di prendere lui in mano le redini della rivista, il «Tchad et Culture». E così lui, a soli 25 anni, Gianni Andrea si trovò ad accettare questo incarico, un po’ perché non aveva alcuna voglia di tornare a casa per essere intruppato in un esercito, un po’ per incoscienza. Questo lavoro lo porterà a viaggiare per il Paese, conoscere tanti ciadiani e ciadiane, distinguerne le differenze culturali. Il Ciad è uno stato creato a tavolino dopo la ...

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