Alessandra Guigoni a “Aperitivi d’autore”
Prosegue presso la biblioteca comunale “Giovanni Solinas” la rassegna “Aperitivi d’autore”, giunta alla quinta edizione. Ormai nella consuetudine dell’attività culturale serramannese, al quarto appuntamento di questa stagione 2017-2018 cominciata il 30 novembre scorso - nonché prima serata del nuovo anno - il pubblico ha accolto la presentazione di Alessandra Guigoni e del suo libro “La lingua dei Santi”, Aracne editrice, collana Ciborama. Luciana Ortu e Francesca Murgia hanno preparato gli onori di casa. La prima come relatrice ha curato l’allestimento preparatorio e la presentazione - conversando con l’ospite per portare l’attenzione del lettore su taluni aspetti curiosi e poco conosciuti relativi alle origini mitiche e popolari di usi e costumi nei quali la ritualità si coniuga con l’alimentazione - mentre la seconda ha condotto il ruolo di moderatrice. Antropologa di origine genovese e cagliaritana d’adozione, la Guigoni laureata in lettere nell’università di Genova, ha lavorato presso diversi centri dell’isola, dedicandosi all’impegno accademico e all’insegnamento nel campo della formazione professionale. Fra i titoli, ha conseguito un dottorato di ricerca in ambito etnometodologico; al suo fianco, la presenza di Giulio Angioni nel ruolo di tutor. Per l’occasione di “Aperitivi d’autori” ha proposto il proprio saggio sull’arte della cucina accompagnata dalla tradizione agroalimentare in Sardegna e nella zona del mediterraneo. La sua esperienza di studio si estende nella ricerca storica e nelle prospettive attuali sul consumo e sulla simbologia legata all’utilizzo degli alimenti La serata - durante la quale sono state proposti filmati e fotografie, nonché letture tratte da alcuni brani di Grazia Deledda - è stata organizzata con la disponibilità della biblioteca e dell’assessore alla cultura Guido Carcangiu con il coinvolgimento di Frades, Serramanna.zero, e degli autori Serramannesi, gruppo - quest’ultimo - sorto spontaneamente per il sostegno e la diffusione della lettura e dei libri, con l’intento di promuovere e valorizzare l’arte della scrittura. Giovanni Contu ...
Leggi di piùA San Vittore il ricordo del carcerato Antonio Gramsci
Pietrino De Palmas, Giovanni Cervo e Carlo Casula, presiedono rispettivamente i circoli sardi di Cesano Boscone, Milano e Vimodrone. Imperituro onore vada a loro, che la carica comporta tutta una serie di oneri che ti fanno stare sveglio la notte, a fronte di onori che quasi mai ti vengono riconosciuti, i sardi, è risaputo, sono assai sofistici e pochissimo complimentosi, specie verso i loro conterranei. Ma che l'idea di andare a ricordare la figura di Antonio Gramsci nel carcere di San Vittore sia stata di Carlo Casula da Belvì nessuno può metterlo in dubbio, Carlo infatti lavora lì, guardia carceraria, secondino per noi profani di gattabuie, una di quelle professioni in cui i sardi sono sempre stati numerosi: “Anni fa eravamo 170, mi dice Carlo, oggi siamo rimasti in 17, gli altri sono riusciti a farsi trasferire in Sardegna”. Mercè i suoi buoni uffici, i saluti di rito (insieme ai presidenti che vi dicevo) sono porti dalla massima autorità della struttura carceraria, la direttrice Gloria Manzelli ne è al capo da 13 anni, e donne sono anche le altre figure di spicco che la coadiuvano nella direzione, la comandante della polizia penitenziale è Manuela Federico, donne anche la vicedirettrice e il capo dell'area pedagogica. Quando vado a vedere su Wikipedia (enciclopedia on line) chi, di famoso, sia capitato lì dentro, il nome di Gramsci non compare (ròbb de màtt), ci sono Mike Bongiorno e Indro Montanelli, che convissero in una cella comune, Gaetano Bresci che sparò (e uccise) Umberto primo di Savoia, che aveva fatto ergere questo carcere (nel 1879), e giù per li rami: Salvatore Riina, Renato Vallanzasca e Fabrizio Corona, occorre registrasi e modificare: l'enciclopedia on line lo consente a fronte di citazioni certe e codificate. Che Antonio Gramsci ci sia finito dentro, e ci rimase per un anno e mezzo, è scritto in centomila libri che lo riguardano e negli atti processuali che lo vedono condannato a più di vent'anni di carcere. Era il 1927, lui era ancora deputato del Regno d'Italia, godeva dell'immunità parlamentare ma erano tempi quelli in cui il fascismo dominante di regole e leggi se ne faceva un baffo, i deputati li faceva anche uccidere: Giacomo Matteotti il più famoso, giusto tre anni prima, e tremò per qualche tempo tutta la banda che il fascismo aveva alimentato e supportato. Gramsci veniva da 44 giorni passati ad Ustica, come confinato, lì vi aveva trovato alcuni compagni che con lui avevano dato origine al Partito Comunista d'Italia, segnatamente Amedeo Bordiga che ne era stato a capo nei primi anni, Antonio gli avrebbe poi scippato il partito di cui divenne segretario, la carica iniziò ad avere vita con lui, nonostante queste divergenze “politiche”i due, Gramsci e Bordiga, convissero amabilmente insieme, misero su una “scuola di alfabetizzazione” per detenuti e secondini, l'ingegner Bordiga le materie scientifiche, il giornalista Gramsci quelle storico-letterarie. Bordiga, da buon napoletano ...
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