Villamar, rinnovato il consiglio della Pro loco, dopo 12 anni  Gianluca Atzeni lascia la presidenza

di Simone Muscas _______________________ Lo scorso 11 luglio si è svolto il rinnovo del consiglio di amministrazione della Pro loco che per i prossimi quattro anni sarà composto da: Mauro Lilliu, Claudia Pinna, Pierpaolo Porcu, Salvatore Sanna e Giampiero Mereu. Lascia quindi la carica da presidente, dopo 12 anni, Gianluca Atzeni che l’aveva mantenuta per tre mandati consecutivi. La “resurrezione” della Pro loco a Villamar avvenne nel 2008 quando un gruppo di volontari prese le redini di un’associazione che dal 2003 era in stato di commissariamento. «Arrivammo a quella decisione» ricorda lo stesso Atzeni «per riportare unione e spirito di iniziativa a un paese che in quegli anni aveva perso un po’ di spinta in tal senso». Le motivazioni iniziali non rimasero sulla carta: la Pro loco infatti, di lì a qualche anno, si fece portatrice proprio di quegli ideali riportando in essere iniziative socio-culturali finite da anni nel dimenticatoio e, al contempo, portandone fuori delle nuove. «Abbiamo organizzato almeno una decina di manifestazioni all’anno», spiega l’ex presidente, «alcune delle quali sono state apprezzate anche fuori dagli stessi confini di Villamar. Su tutte: le varie sagre, il carnevale villamarese, diversi giochi per bambini e adulti; iniziative spesso abbinate a lotterie di vario tipo». La popolazione, sin dal suo insediamento, ha apprezzato il lavoro di un gruppo che, al di là delle iniziative in sé, ha operato in maniera capillare: la Pro loco, infatti, ha fatto da supporto anche alle tante altre associazioni presenti nella comunità con concessione di materiali e risorse umane continuamente. Una novità, quest’ultima, che può essere vista (anche) come il risultato di un percorso iniziato e sviluppatosi con l’intento di apportare unione nel paese. «Siamo riusciti, in tante occasioni, a far da collante con altre associazioni del paese, per esempio abbiamo provato a dare una mano ai vari comitati locali nell’organizzazione della festività religiosa della Madonna d’Itria.» racconta Atzeni «Ciò è stato possibile farlo anche grazie all’acquisto, in questi dodici anni, di tanto materiale per allestire manifestazioni di ogni genere, molte di queste messe in atto da altre associazioni locali. Prendemmo la Pro loco con un debito di 410 euro: siamo riusciti nel tempo a farla crescere sotto il profilo economico e organizzativo: abbiamo sempre voluto il bene di Villamar e ciò lo abbiamo dimostrato provando a coinvolgere con la maggiore equità possibile anche tutte le attività economiche presenti». Tante persone, nel corso di questi dodici anni, hanno riconosciuto appieno gli intenti di un’associazione che era stata rifondata anche, e soprattutto, per risollevare un paese che nei primi anni duemila appariva disunito rispetto al passato sotto il profilo prima politico e, in alcune occasioni, anche sociale. «Il gruppo continuerà a operare nel segno di quelle idee di unione che, sin dal 2008, ...

Su Farri

In Sardegna, nella pianura del Campidano l’orzo (farre, farri) lo coltivavano e lo coltivano anche nei paesi a ridosso dei rilievi montani dell’Isola da secoli. Dalla farina d’orzo si preparava su pane orzatu, il pane d’orzo, ed era quello che consumavano maggiormente i  giualzos, famiglie della servitù. Già conosciuto da oltre dodicimila anni, l’orzo è sempre stato utilizzato nell’alimentazione dell’uomo. Originario dell'Asia occidentale e dell'Africa nord orientale, la sua coltura si è diffusa in tutto il mondo. Anticamente gli egiziani con la farina d’orzo preparavano pane azzimo e focacce, i greci lo utilizzavano in cucina quotidianamente, i gladiatori romani venivano rifocillati giornalmente con una zuppa d’orzo, mentre i cristiani producevano pane azzimo. Nel trattato di pace tra Pisa e Genova del 1188 compare già Farri come cognome di persone che attraverso varie documentazioni trovate, pare risultasse di origini liguri. Tuttavia l’abitudine di associare al nome un soprannome ebbe inizio intorno al termine dell’impero romano. Difatti nel Medioevo le persone iniziarono ad avere un cognome di seguito al nome, il quale poteva essere un particolare legato ripreso al tipo di mestiere, all’attività svolta, al luogo di nascita, ma anche caratteristiche fisiche dei genitori o consanguinei al fine di distinguere le persone. Mentre nel codice diplomatico sardo del 1388, l’anno in cui Eleonora d’Arborea firmò dopo lunghe trattative l’accordo di pace, per altro forzato (a causa del sequestro del coniuge Brancaleone Doria, liberato solo il primo gennaio del 1390) con Giovanni I di Aragona, i Majore (carica simile a quella di un sindaco attuale) dei villaggi biddhas, biddhasa, iddhas, siglarono anch’essi l’accordo di pace fra le parti e, tra i  presenti nella documentazione risultavano dei farri, farris, farre, podda o poddine da farina, scetti: altri non erano che nomignoli, soprannomi, allomingiusu, che tradotti significano semolino o semola d’orzo, similia, simula, pollen  da polvere, furfur da crusca, fuscere e  nulla ha a che fare con il frumento farro, quindi il nome venne mutato in Farris. Forse questo accadde quando fu in un certo senso reso obbligatorio l'uso di aggiungere il cognome o soprannome al nome, ad ogni modo la formalizzazione dei cognomi fu introdotta intorno al 1550 circa durante il concilio di Trento (1545-63) nel quale si decise che i curati annottassero sui registri anagrafici oltre ai nomi anche i cognomi di tutti i bambini battezzati. Farri, comunque sia, in passato era anche un piatto quotidiano di tradizione contadina, preparato con ingredienti poveri e disponibili in casa. Oggi in alcune zone dell’Isola, il farri o  farre, si prepara  ancora come un tempo e risulta essere una succulenta minestra che dà ristoro anche a coloro ai quali l’appetito non manca. Ingredientis:    gr 250 di semolino d’orzo, gr 250 di pecorino fresco, un ciuffo di mentuccia selvatica, menta ...

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