La Giornata del malato, intervento di don Claudio Marras
[caption id="attachment_79497" align="alignleft" width="245"] Don Claudio Marras[/caption] «Nella giornata di oggi, sabato 30 ottobre, nella parrocchia di San Giovanni Bosco, si celebra la consueta giornata del malato e dell'anziano, organizzata dall'Azione Cattolica parrocchiale, che la pandemia aveva sospeso ma non annientato. Questo il messaggio che l'omelia vorrà indirizzare a tanti nostri fratelli e sorelle che vivono l'esperienza del dolore», afferma don Claudio Marras _____________________________ Carissimi Signori ammalati, anziani e fratelli, per tutti c’è una prova in cui le nostre sicurezze vacillano: è il momento del dolore! Il dolore della malattia, che piomba improvvisa in una casa; il dolore della persona cara che in poco tempo ci lascia; il dolore dell’agonia di chi ti è accanto, che fa sembrare la notte più lunga del giorno, e poi c’è la vecchiaia che consuma e apparentemente annienta un padre o una madre. Davvero questo aspetto della vita appartiene a tutti. E tutti ci diciamo cristiani, però il dolore e la morte ci lasciano, spesso, senza parole e viviamo il tramonto della speranza. La sofferenza, comunque sia coniugata, comunque si presenti nella nostra vita, è carica di mistero, un mistero difficile da accettare e spesso altrettanto difficile da portare o sopportare. Ed in questi momenti che la nostra fede è messa a dura prova! Sperimentiamo il “silenzio di Dio”! Ma è proprio in quel silenzio che Dio parla ai nostri cuori aprendoli al mistero di Cristo, un mistero nel quale trovano il loro significato ultimo la sofferenza, la malattia e anche la morte. Comprendiamo allora che quelli sono nodi della vita che possono essere sciolti solo nel mistero di Cristo, Cristo crocifisso e risorto. Ed è proprio il mistero della croce di Cristo, che sfocia nella risurrezione, è proprio quella pietra rotolata davanti al sepolcro vuoto a restituirci la speranza, a offrire un senso e un significato ad ogni nostra sofferenza, ai tanti patimenti della nostra vita. In Cristo morto e risorto la nostra sofferenza è attraversata dalla consolazione dell’amore partecipe di Dio, ogni nostra lacrima, anche la più intima e la più nascosta, è asciugata. Nell’Eucaristia che oggi celebriamo insieme a voi, per voi e per noi, scopriamo la presenza di quell’amore, la presenza di un Dio, che in Cristo riabilita, consola, aiuta, soccorre l’anima provata. Nell’Eucaristia siamo consolati, ma riceviamo anche la forza e il mandato di consolare! Nell’Eucaristia facciamo esperienza del sacratissimo Cuore di Gesù, che sentiva compassione per i sofferenti, li avvicinava, li toccava e infine li guariva. Carissimi fratelli, che in qualche modo siete attraversati dalla sofferenza, nel corpo o nello spirito, Gesù ci scuote il torpore che ci assale, ci sveglia, ci purifica perché ci ama e vuole che nella relazione vera con lui troviamo la fonte della nostra autentica libertà: libertà anche dal dolore! Grazie per la vostra ...
Leggi di più“Si viaggiare, ma responsabili: nuovi modelli e nuove strategie per lo sviluppo dei territori”
“I viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni (e i loro pregiudizi, ndr) a casa, i turisti no”, scrive il saggista inglese Pico Iyer. Da questa differenza ho tratto sempre spunto per riportare con me, nel cuore, le esperienze fatte durante i miei viaggi. Con questo articolo prende inizio un racconto - che durerà per qualche numero del giornale - delle mie esperienze di lunghi periodi molto intensi passati in Sardegna negli ultimi quattro anni, in particolare nella zona del Campidano e dintorni. di Graziella Falaguasta ____________________________ Premessa: il concetto di mobilità e il significato del viaggio Sono tornata a fine di luglio di quest’anno, a distanza di 10 mesi, per quello che ormai chiamo il mio cambio-casa, a Portu Maga, la frazione marina di Arbus tra le meno popolate, che mi è servita come base per le mie escursioni per conoscere meglio e più approfonditamente questa regione che amo. Infatti, come ho avuto modo di scrivere anche sui social media, per me la Sardegna non è solo mare, perché l'abbronzatura passa, mentre il resto... resta: luoghi, storie, sensazioni e, soprattutto, persone, tante, amici vecchi e nuovi e tanto altro ancora. Vale la pena sottolineare che questo periodo storico - quello della pandemia da Covid-19 - sarà ricordato da tutti noi con grande emozione, avendo dovuto drasticamente modificare, forse per la prima volta in assoluto in 100 anni (cioè dopo la prima guerra mondiale e la famosa “spagnola” del 1918-1920) quasi totalmente il nostro modo di lavorare, di consumare, di viaggiare, di gestire le relazioni umane, insomma di vivere. La pandemia ci ha fatto comprendere - e personalmente sostengo per fortuna - tutta la nostra fragilità e precarietà, riportandoci anche a una necessaria riduzione dei consumi, dovuta moltissimo alla perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro, ma anche a nuove riflessioni sui modelli di sviluppo più in generale. Non ho la pretesa di affrontare qui tutte le tematiche economiche e sociali relative all’attuale situazione, che permane e ha lasciato segni indelebili in tutta la società, ma ciò che vorrei cercare di spiegare è l’ipotesi di un modello “diverso” del viaggiare, che riguarda quindi il settore dell’accoglienza turistica anche di questa regione, così ricca di bellezze naturali e storico-culturali, quello del turismo responsabile, che avrà sempre più spazio e senso, alla luce proprio delle nuove consapevolezze acquisite. Senza soffermarmi sulle ancora presenti difficoltà della Regione Sardegna in termini di continuità territoriale, va sottolineato che la notevole varietà di soluzioni di trasporto anche a costi bassi della nostra epoca, sia per lavoro sia per piacere, ha reso accessibile a un gran numero di persone la possibilità di aumentare la propria mobilità e di vedere/visitare luoghi che in passato potevano essere soltanto sognati o immaginati. “Il giro del mondo in 80 giorni”, di Jules Vern ...
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