Terralba, chiuso per sicurezza il Ponte di Marceddì
di Mauro Serra _______________________ Il Comune di Terralba, in seguito alle attività di monitoraggio e ricognizione effettuate dai tecnici dell’amministrazione provinciale sui ponti che interessano la viabilità della provincia, ha deciso la chiusura al transito veicolare, dal giorno dieci, del ponte sulla laguna di Marceddì. Una chiusura che si è resa necessaria in via precauzionale e per motivi di sicurezza dopo alcuni sopralluoghi di tecnici incaricati e specializzati sul viadotto su cui dovrebbero partire lavori di ristrutturazione e ampliamento nei prossimi mesi. «La sicurezza viene prima di tutto», dichiara il sindaco di Terralba Sandro Pili che ha emesso l’ordinanza di divieto nella tarda serata del 9 febbraio, «In attesa di ulteriori analisi e approfondimenti la decisione prudenziale e a tutela della sicurezza di tutti è stata quella di chiudere il ponteanche al transito dei pedoni. Siamo perfettamente consapevoli dei disagi che sorgeranno con la chiusura del ponte, sia per il trasporto pubblico sia per quello privato e cercheremo di mettere in campo soluzioni in grado di limitare le difficoltà di una situazione che andrà affrontata tempestivamente». C’è, infatti, una interlocuzione in corso con la Regione Sardegna per definire i passi e le opere necessarie per il futuro ripristino della viabilità. «Gli uffici comunali sono al lavoro per affidare i lavori consolidamento - fa sapere l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Grussu - Si tratta di un intervento importante e tanto atteso da tutta la borgata e non solo. Infatti il ponte diventerà una strada vera e propria che sarà percorribile da tutti i mezzi. Grazie a un finanziamento regionale di 1 milione e 200 mila euro che il Comune ha ricevuto tempo fa, gli 800 metri del ponte verranno messi in sicurezza. Saranno ristrutturate tutte le parti strutturali in mare e in superficie». ...
Leggi di piùMonica Secchi, gioielliera di Arbus
di Sergio Portas _________________________ Se c'è un posto dove si può sperimentare sia possibile “convivere col covid che muta” questo è la fiera dell'artigianato che anche quest'anno si è aperta all'inizio di dicembre (dal 4 al 12) a Milano. Alla fine saranno circa 600.000 i visitatori, tutti rigorosamente mascherati e “green pass” muniti, rigorosi i controlli in entrata e neppure tanta fila nonostante la gente che sciamava dalla metropolitana in cui, per onore della verità, il concetto di distanziamento sociale aveva perso il significato originale. Non sfugge che in una simile manifestazione l'artigianato sardo brilli da sempre per una sua proposta originale, non fosse altro che per la tradizione che si porta dietro, pensate che persino il famoso dizionario illustrato della lingua italiana Devoto-Oli alla voce “artigianato” (industria a livello domestico e tradizionale) si preme di specificare: “ l'a. è ancora assai diffuso in Sardegna”. Il duo (Sardegna/artigianato) sembra inscindibile anche a livello di percezione sociale, almeno nel nostro paese, e viene da pensare che con lo sviluppo delle reti-internet si spalanchino, per questo settore in particolare, autostrade di possibilità di sviluppo prima impensabili. Non c'è più bisogno di recarsi di persona alla pasticceria di Dualchi per assaggiare i famosi dolci con la saba di fico d'india, con un clic di ricerca su “google” dolcisardi.it (o roba del genere) ti si squaderna tutto un mondo di possibilità e, con un altro clic, i dolci ti vengono consegnati alla porta di casa, nel giro di pochi giorni, e con un rincaro assolutamente trascurabile. Quello che toccherebbe mantenere fermo, in questo contesto di concorrenza globale (sono sicuro che google è capace di trovarmi anche umbriadolci.it, se non tunisiadolci.it e via dicendo) è la differenza che corre tra un commerciante e un artigiano. Almeno in una fiera, come questa, in cui il tentativo vero è quello di promuovere un certo tipo di lavoro manuale, che diventa per lo più talmente originale da sconfinare nella unicità del prodotto offerto, sia per la scelta dei materiali, sia per la specificità dell'operatore, che spesso si avvale di tutta una tradizione familiare che con lui si rinnova e rinverdisce. [caption id="attachment_96815" align="alignleft" width="548"] Rita Serra[/caption] A sentire quelle di: “I Dolcisardi di Serra Rita”, pasticceria artigianale di Monastir dal 1998 sembra che purtroppo e ancora una volta la Regione Sardegna ( nell'operato del suo assessore al turismo Gianni Chessa) operi invece nel senso di favorire: testuale: “su fillu 'e sa pudda bianca”, insomma distingue tra figli e figliastri, agli uni fa pagare un certo canone di esposizione (molto più basso), chiudendo più di un occhio sulla loro “originalità artigiana”, agli altri la bellezza di 6275 euro. Che a mio avviso sono un bel mucchio di soldi e anche se questi di Monastir si sono portati dietro 400 Kg d ...
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