Panificazione, lievita il costo del pane

Il pane lievita ma questa volta, purtroppo, non si tratta solo dell’infarinato che aumenta di volume e diventa croccante nel forno. Si tratta della crescita del prezzo di produzione, dovuta ai rincari generalizzati di materie prime, energia e gas. Per questo se civraxiu, coccoi, moddizzosu ma anche rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue senza dimenticare il pane alla ricotta o quello con le olive, costano sempre di più la colpa o la volontà non è dei panificatori ma dell’esplosione dei costi. L’allarme arriva dalle imprese dell’arte bianca di Confartigianato Imprese Sardegna, un settore ormai da molti anni messo sotto pressione dalla concorrenza dei semilavorati e dalle grandi produzioni per iper e supermercati. [caption id="attachment_90898" align="alignleft" width="503"] Maria Amelia Lai[/caption] “Le nostre realtà della panificazione sono preoccupate per l’abnorme crescita dei prezzi di gas, energia, materie prime e materiali di imballaggio già in atto da alcuni mesi - spiega Maria Amelia Lai, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - dai calcoli effettuati sempre dal nostro Ufficio Studi, su dati del GME, rispetto al 2021 un molino che utilizza quasi 1,5 milioni di kWh/anno, potrebbe subire un aumento anche del 220%, passando da 131 a 420 mila euro di costi mentre un panificio, con un consumo medio di 150mila kwh, potrebbe patire un aumento anche del 145%, passando da quasi 21mila a oltre 51mila. Inoltre confrontando le fatture di acquisto di questo inizio anno con quelle dell’anno scorso, si nota come in media le farine di grano tenero per panificazione siano cresciute del 25% mentre la semola di grano duro del 60%”. Nell’Isola i panificatori artigiani sono 732 con oltre 3mila addetti che quotidianamente fanno arrivare il prodotto fresco sulle tavole dei sardi. Divisi tra produzione e vendita, in ogni periodo dell’anno rappresentano una importante figura di riferimento per tutti i consumatori: la notte lavorando nei laboratori e la mattina vendendo il pane nei punti vendita o distribuendolo casa per casa. Quello della panificazione sarda è settore fondamentale per l’alimentare isolano.  Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su dati Istat, ogni giorno si sfornano oltre 100mila tonnellate di pane fresco per oltre 800 i tipi di prodotto. Per ciò che riguarda i consumi, sono 730.510 famiglie sarde che in media spendono ogni mese circa 21 euro per acquistare civraxiu, moddizzosu, pane carasau, etc. Partendo da questo dato è possibile stimare che in media la spesa annua sostenuta da tutte le famiglie dell'Isola per l'acquisto di pane ammonta a 186 milioni di euro. Gli aumenti dei costi energetici aggiunti a quelli del grano e delle materie prime, però, solo in minima parte hanno traslato la loro azione sui prodotti al consumo che, quindi, hanno continuano a registrare variazioni dei prezzi molto inferiori all’inflazione media e in linea all’inflaz ...

San Gavino, dopo dieci anni ultimati i lavori all’anfiteatro comunale

di Gian Luigi Pittau _____________________________ Dopo tanti rinvii e un’attesa durata più di dieci anni finalmente riaprirà l’anfiteatro comunale di San Gavino Monreale, che ha appena ottenuto il certificato di prevenzione incendi. In questo modo si pone fine a una vicenda durata troppo tempo per una struttura costa quasi un milione e mezzo di euro di fondi europei a cui se ne sono aggiunti per i lavori da fondi del Comune altri 200mila e ancora altri 250mila che sono serviti per vari manutenzioni e sistemazioni di quest’opera. Lo rimarca il sindaco Carlo Tomasi: «L’anfiteatro di San Gavino Monreale ha conosciuto un’esistenza a dir poco travagliata. Questa struttura architettonica di grande valore è stata edificata tra il 2004 ed il 2005 per essere poi inaugurata il 27 luglio 2011 dall’allora sindaco Giovanni Cruccu. Purtroppo, in seguito all’inaugurazione, l’anfiteatro dovette quasi immediatamente chiudere i battenti a tempo indefinito per via della mancanza delle dovute certificazioni tecniche. Quest’amministrazione fin dal principio si è preposta l’obiettivo di depennare l’anfiteatro dal novero delle “opere incompiute”, per cui si è prodigata affinché si giungesse al termine di un percorso costellato da innumerevoli difficoltà economiche, burocratiche e tecniche. A tutto ciò si sono aggiunti due imprevedibili anni di piena criticità pandemica da Covid 19. Abbiamo trovato i fondi necessari per far fronte alle serie criticità manutentive dell’anfiteatro e siamo riusciti a conseguire l’agognato certificato di prevenzione Incendi (Cpi), utile a scongiurare un’apertura della struttura “a singhiozzo”, “a spot”, circostanziata e improvvisata». Così il Comune ha trovato 70mila euro necessari per gli interventi di ripristino della struttura. «Nello stesso tempo – aggiunge il primo cittadino - ci sono state le riunioni in cui si sono confrontati i membri della commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, pervenendo al Cpi, della validità di 5 anni e successivamente rinnovabile. L’attesa è stata finalmente ripagata e la struttura può ora essere concretamente fruibile. L’assessore Nicola Ennas ha seguito da vicino e con impegno ogni singolo passaggio, fino a conseguire l’agognato traguardo». Ma per il consigliere comunale Stefano Altea si è perso troppo tempo: «Aver tenuto chiuso e inutilizzato l'anfiteatro per otto anni rappresenta un grave danno per l'intera comunità. Un'amministrazione efficiente avrebbe investito fin da subito le somme necessarie per risolvere i problemi e rendere fruibile il bene il prima possibile. In questo modo le spese sono state enormemente superiori: la comunità e il territorio sono state private di un polo culturale importante». Sulla questione interviene anche il consigliere Stefano Musanti: «Da assessore nel 2015 in commissione vigilanza ho separato il procedimento del Cpi dell'anfiteatro da quello del teatro, semplificando n ...

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