La scena punk-rock è sempre stata in costante fermento, regalando nel tempo piccole perle musicali veloci come proiettili e letali più di una grappa ad agosto. E in questa giungla artistica rientrano a pieno titolo le Polluzioni Spontanee, gruppo nato in quel Guasila, centro che unisce la Medellìn di Pablo Escobar al fermento acido della Seattle che lunga vita (non terrena) regalò a Kurt Cobain. «Tutto ha origine nel 2009. Io e Alessio - racconta Mirko, bassista della formazione - ci conosciamo da una vita e condividiamo la stessa ossessione per il punk-rock, non solo come musica, ma come attitudine. Volevamo un progetto che ci permettesse di tirare fuori tutta la nostra demenzialità senza troppi giri di parole.»
E così, tra i bar tanto cari alla tradizione locale, i due partoriscono un nome che diventa anche manifesto delle loro, cattive, intenzioni.
«Abbiamo scelto Polluzioni Spontanee perché non lascia di certo indifferenti. Ti porta ad avere una reazione, che sia un sorrisino oppure un truce uno sguardo storto. Innescarla aiuta a ricordare chi siamo. Magari possiamo sembrare volgari e banali, ma nei nostri testi raccontiamo sempre una storia e la sua morale, il più delle volte vissuta sulle nostre pelli.»
Molte sono le contaminazioni ingurgitate e rigurgitate dal trio, passando da realtà di nicchia alla scena internazionale.
«Le nostre influenze vengono da tutto ciò che viaggia veloce e non dura più di tre minuti. Se dovessimo fare un nome che ci ha condizionato nello stile - continua Alessio, chitarrista e voce - la scelta ricadrebbe senza dubbio sui Padrini. Inizialmente, a livello compositivo, avevamo un sound che si rifaceva tanto al punk-rock italiano, a band come Gambe di Burro, gli Impossibili e i Fichissimi. Col tempo abbiamo poi cercato un suono che ricordasse un hardcore melodico, simile a quello dei Frenzal Rhomb e i soliti Nofx.»
Un cambio, questo, incentivato dall’arrivo di Chicco alla batteria, musicista proveniente dalla scuola metal più pesante, dove quello che conta è suonare sempre più forte e sempre più veloce. Grazie a questa formazione, nel novembre del 2019, le Polluzioni debuttano con il disco “Grazie per l'inchino”, proprio pochi mesi prima del lockdown.
«Come tempismo non è stato il massimo, ma una cosa positiva comunque c'è stata. Poco prima delle chiusure abbiamo avuto la fortuna di entrare a far parte della famiglia Arrosti Records, etichetta indipendente capitanata da quei bei fusti degli Spaventapassere, band che straconsigliamo davvero e che non finiremo mai di ringraziare per il supporto che ci ha dato.»
Nuovi progetti? Su questo il gruppo è deciso: continuare a suonare, divertire e divertirsi.
«Pensiamo e speriamo che a breve possa uscire qualcosa di nuovo. Non ci mettiamo alcun tipo di paletto, magari l'anno prossimo registreremo colonne sonore per film porno. Chissà!»
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