Emozioni e mobbing

di Alice Bandino* _________________________________   [caption id="attachment_49148" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Spesso in questa rubrica ci siamo occupati di bullismo e di mobbing (da“to mob”, molestare, tormentare),  ovvero la versione adulta di tutta quella vasta gamma di soprusi e angherie, nonnismo, discriminazione, dispetti, mistificazioni della realtà e tormenti vari compiuti tra adulti; fenomeni che possono essere perpetrati in qualsiasi ambiente di lavoro  caratterizzato da dinamiche disfunzionali, dove un collega viene individuato e posto al centro di questi tormenti che possono sfociare in vere e proprie molestie. Esistono tre stili relazionali di base presenti sin dall’infanzia, dai quali si dipanano le dinamiche relazionali che mettiamo quotidianamente in essere nella gestione delle relazioni interpersonali: l’andare verso gli altri; l’andare contro gli altri; l’andare via dagli altri. Una persona emotivamente matura e equilibrata riesce a utilizzare tutti e tre gli stili relazionali in base al contesto, alla persona che ha davanti e alle proprie competenze socio-emotive apprese; gli stili si completano e concorrono a formare una personalità armoniosa capace di rispettare il punto di vista altrui. Esistono però dei casi in cui uno dei tre stili non vengono applicati in modo funzionale nella convivenza tra colleghi, per il bene del gruppo, del singolo e dell’Azienda, provocando pesanti stress che si ripercuotono anche sulla vita extra lavorativa. Una persona che “va sempre contro gli altri“ nella vita, tenderà anche ad avere coi colleghi emozioni e atteggiamenti orientati alla lotta, al combattimento e all’aggressività; questi individui trovano spesso persone più passive e tendenti al freezing o alla fuga dal posto di lavoro, percepito come fonte di stress; persone buone che divengono vittime, magari anche solo perché professionalmente più competenti e quindi considerati una fonte di pericolo da eliminare. Al contrario, la vittima potrebbe essere l’ultimo arrivato, la persona meno esperta ad operare in quel nuovo contesto: se al tuo arrivo trovi persone disposte ad aiutarti e ad istruirti sul lavoro da svolgere, l’ambiente trasmette emozioni positive e viene percepito come accogliente e integrante e l’atteggiamento proattivo dei colleghi potrebbe essere lo specchio di un ambiente lavorativo positivo e sereno. Diversa sarà la percezione dell’ambiente se invece i colleghi subito dopo essersi presentati, passeranno in rassegna tutte le criticità dell’ambiente lavorativo, raccontando pregi e difetti di tutti i colleghi; essere l’ultimo arrivato e conoscere in poco tempo più i difetti o la vita privata dei colleghi che i programmi utilizzati in ufficio, è uno dei primi campanelli d’allarme che associa a quel team alti livelli di rischio mobbing; un rischio per chiunque vada a lavoro per lavorare, produrre e guadagnare e non per sfogare sui colleghi le p ...

Su peti cocone o pedi coccone e is ossus de mortu

di Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi _____________________________________   [caption id="attachment_92215" align="alignleft" width="121"] Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi[/caption]  In diversi paesi della Sardegna ogni anno, come in tutta Italia, dal 31 ottobre ai primi di novembre si rinnova la festa dedicata ai morti. In ogni luogo dell’Isola a seconda della zona e in particolar modo nell’entroterra a nord della Sardegna, i bambini in quei giorni gironzolano per le vie dei paesi con zaini e sacchetti di iuta, talvolta consumati dall’usura e rammendati o con federe di cuscini, ma anche con cesti come quelli usati per la vendemmia, bussando o suonando il campanello di porta in porta per la questua del su peti cocone, pedi coccone, chiedere il pane, sperando di ricevere doni graditi, come mele cotogne, frutta secca, papassinus e altri dolci di ogni genere. Questa tradizione risale a tempi remoti ed è riproposta con orgoglio ogni anno dagli abitanti di tantissimi paesi, valorizzando così usi, costumi e folclore locale. In altri paesi come in quelli del Medio Campidano e nell’area del Sulcis i bambini usavano chiedere, passando di porta in porta per le vie rionali doni per le “piccole anime”, is animedas o per su mortu mortu, mottu mottu, per i quali venivano donati papassinos, pabassinas, dolci di frutta secca, uva passa e sapa, saba, e in particolare ricevevano i caratteristici dolci del periodo, gli ossi di morto, is ossus de mottu,  e tanti altri doni ancora compresa qualche piccola mancia, strinasas. I sardi in passato, a seconda dei luoghi, ricordavano e, ancora oggi in tante località ricordano i defunti offrendo loro pane rustico, frutta secca, dolciumi e vino, il tutto apparecchiato con cura su una tavola in occasione della ricorrenza e per un immaginario passaggio delle anime. La tavola imbandita per i morti, in Sardegna è sempre stato un gesto di rispetto per chi è passato a “miglior vita” e nella convinzione terrena era doveroso offrire del cibo per rifocillarli. Paese che vai usanza che trovi si dice, a esempio a San Gavino Monreale, oggi conosciuta come “città dell’oro rosso” per l’importante produzione nazionale di zafferano, in occasione della festa dei morti si preparavano e tutt’ora vengono cucinati sos spaghittus mesanus de sa di dei smortus cun bagna de caboniscu, spaghetti con sugo di galletto e zafferano. Un'altra usanza era quelle di accendere una lanterna a olio, làmpada, làntia, o a carburo, candeba a carburu, (quest’ultima la utilizzavano le famiglie che vivevano nelle zone minerarie, in quanto il carburo costava veramente poco), per i defunti in segno di devozione e rispetto. Una abitudine più moderna è quella di modellare la classica zucca di Halloween, con sembianze tenebrose e macabre, all’insegna del divertimento e della citazione di altre culture. Tante ancora sono le usanze che variano da paese a paese, ma il significato che le accomuna tutte è il ricordo ...

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