Le organizzazioni sindacali accolgono positivamente tale programma di investimenti e auspicano che possa tradursi, oltre che nel mero recupero occupazionale dell’intero organico aziendale, anche in nuove prospettive lavorative, in un territorio particolarmente colpito dalla crisi occupazionale.
«A fronte dell’impegno delle aziende», aggiungono le segreterie territoriali di Filctemi, Femca e Uiltexc, «che pongono in essere investimenti per garantire la continuità produttiva in uno scenario che vede triplicati i costi energetici, si ripropone tuttavia l’occasione per rimarcare l’inerzia di chi dovrebbe risolvere i problemi di aziende e lavoratori. Ricordiamo che la Sardegna è l’unica regione d’Europa in cui non c’è la rete del metano. Questo, unitamente al problema del costo dei trasporti, provoca un gap rispetto alle aziende ubicate nel resto del continente, penalizzando famiglie e imprese».
«Per questo motivo», concludono le segreterie territoriali, «pur se accogliamo positivamente l’impegno di chi continua ad investire nella nostra isola e garantisce occupazione, non possiamo non richiamare il dovere delle istituzioni e la responsabilità che sono chiamate ad assumersi rispetto al tema dell’energia. La Regione, in questa partita, non può infatti essere un osservatore disincantato ma deve svolgere un ruolo fondamentale, anche alla luce dell’inserimento nella Carta costituzionale del principio di insularità, uno strumento che dovrebbe colmare le distanze tra la Sardegna e le altre regioni e che, a oggi, rischia di essere una scatola vuota».
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