Terralba, oltre 700 persone riunite per la 37ma Marcia della pace

Oltre 700 partecipanti riuniti ieri, 29 dicembre,  a Terralba per la 37Marcia della pace, promossa dalla Caritas Sardegna, dalla Caritas diocesana di Ales-Terralba, insieme al CSV Sardegna Solidale, all’Unità Pastorale di Terralba e al Comune di Terralba. Sindaci del territorio, consiglieri regionali, Caritas diocesane, mondo del volontariato, realtà ecclesiali e non, tra cui Azione cattolica, diversi gruppi parrocchiali e giovani degli oratori, tutti insieme durante la fiaccolata silenziosa partita da piazza San Ciriaco per arrivare alla Chiesa di San Pietro, dove si è svolta la Veglia di preghiera presieduta dal vescovo mons. Roberto Carboni.  «Una voce -  ha detto - che vuole innalzarsi in questo periodo di difficoltà, guerra, conflitto per chiedere soprattutto con la preghiera al Signore la pace, ma anche per far sentire che la gente desidera la pace, perché come dice il Papa con la pace tutto si può costruire, mentre la guerra produce solo macerie, dolore, ferite e morte. Tutti dobbiamo impegnarci, nessuno può dire: “non mi interessa, è qualcosa che riguarda gli altri o solo i potenti”. Facciamo parte di questo cammino della storia, di questa terra e dobbiamo dire anche noi che cosa desideriamo e noi vogliamo la pace». «Un appuntamento importante per sensibilizzare al tema della pace - ha commentato il direttore della Caritas diocesana e delegato regionale Caritas don Marco Statzu - Lo facciamo non solo aiutando le persone là dove si trovano ma anche cercando di costruire il senso della fraternità tra di noi e formando le coscienze a un’attenzione maggiore a questi temi. Ci sono nel mondo circa 60 conflitti: a tutti si rivolge l’attenzione della Chiesa ma in Terra Santa si sta vivendo una situazione davvero drammatica, e i nostri cuori sono lì. Speriamo che queste testimonianze possano aiutarci a costruire una pace vera e giusta anche fra di noi». Dopo la fiaccolata, i saluti del sindaco Sandro Pili che ha ricordato l’importanza dell’impegno per la pace iniziando dalla comunità locale, dove è importante lavorare insieme nel rispetto delle differenze e dei diritti delle persone. La Marcia di oggi – ha continuato – ci dà coraggio per il nostro impegno di amministratori nel praticare una buona politica, e per la difesa dei diritti, come quello alla sanità pubblica. Tra le testimonianze, quella di don Angelo Pittau, fondatore della Marcia.  «Con questa Marcia dobbiamo gridare affinché anche in Sardegna ci sia pace, e affinché quest’ultima avvolga il mondo intero». Ancora le testimonianze di Samah Salaime, Direttrice Ufficio Comunicazione e Sviluppo del Villaggio di Neve Shalom Wahat al Salam realtà di convivenza pacifica tra ebrei e palestinesi in Israele. «Viviamo con ansia e paura - ha raccontato -  questa guerra ha traumatizzato ognuno di noi. È stato difficile incontrarci e stare insieme. Abbiamo perso amici e parenti: nonostante ciò abbiamo continuato a cooperare. Abbiamo cercato di ...

Quando la scoperta del collare rigido del cavallo segnava il progresso

di Francesco Diana ______________________________________ Abituati alle clamorose scoperte in tutti i campi della scienza, oggi fa sicuramente sorridere ciò che nel lontano sesto secolo, rappresentò la scoperta del classico collare per i cavalli da tiro, unanimemente riconosciuta all’epoca come un’importante conquista, capace di moltiplicare la potenza dell’animale nelle sue prestazioni a supporto del settore agricolo e non solo. A tal proposito, appare più che mai opportuno ricordare che, prima della scoperta di che trattasi, una coppia di cavalli poteva trainare al massimo un carico di 500 chilogrammi, riducendo pesantemente quella che, di fatto, costituiva la loro potenziale capacità di traino. La limitata prestazione della coppia di cavalli espressa nel periodo precedente alla scoperta di che trattasi, derivava dal fatto che, i suddetti animali, venivano imbrigliati con un collare morbido che, sotto tiro, premeva violentemente sulla trachea, comprimendo anche le vene giugulari. Ciò costringeva l’animale a tenere sempre il capo all’indietro, cosa che ne condizionava le prestazioni in ciò che costituiva il suo impiego principale, quale supporto alla fatica dell’uomo nell’esecuzione dei lavori agricoli. Con l’impiego del collare rigido, come dimostrarono poi i fatti, la potenzialità operativa di una coppia di cavalli crebbe di 4/5 volte rispetto al periodo precedente, fino a diventare gli ipotetici trattori dell’epoca. Il merito di tale scoperta, avvenuta come precisato intorno al 500, spetta a un ignoto cammelliere cinese, che preparò un collare rigido e imbottito che si adattasse perfettamente alle spalle del cavallo, proteggendo il collo e consentendo all’animale stesso di esprimere il massimo delle proprie potenzialità operative. Tuttavia spetta a un vecchio militare francese di nome Richard Lefebrve des Noettes, che come ufficiale di cavalleria era costantemente a contatto con i cavalli e ne osservava attentamente i comportamenti, il merito di aver dimostrato, dopo circa vent’anni di osservazioni, il perché dell’incremento delle prestazioni operative del cavallo a seguito dell’utilizzo della nuova bardatura. In proposito, compiendo esperimenti su una coppia di cavalli con l’impiego dei finimenti dell’epoca, l’ufficiale francese aveva notato che, effettivamente, 500 chilogrammi erano il peso massimo che una coppia di cavalli così bardati potesse trainare senza presentare sintomi di soffocamento. Nonostante la scoperta, l’impiego dei buoi nell’esecuzione dei lavori pesanti continuava a essere preferito rispetto a quello dei cavalli, non tanto riguardo alla potenza espressa, quanto per il maggior onere di mantenimento che il cavallo richiedeva rispetto al bue. A partire dall’ottavo secolo, proprio grazie al collare di nuova concezione, l’impiego del cavallo nell’esecuzione dei lavori pesanti prese il sopravvento rispetto ai bovini, non tanto in quanto a potenza, quanto riguardo alla veloci ...

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