S’arenada ìnfra paristòria e liggendas
Roberto Loddi ____________________________ [caption id="attachment_95352" align="alignleft" width="142"] Roberto Loddi[/caption] Il melograno è un frutto che rappresenta la prosperità, l’amore fraterno e la passione. Il colore del suo frutto varia dal giallo-rosso all’arancio. Il melograno (Punica granatum L.), detto anche mela granata o solo granata, dal latino - malum granatum - è una pianta appartenente alla famiglia delle Lythraceae, si tratta di un’antichissima pianta dalle origini asiatiche (Persia e Afganistan) e nordafricane, che fiorisce spontanea dal sud del Caucaso al Punjab ed è diffusa sino in Estremo Oriente. In Europa la introdussero i mercanti Fenici. In Italia si trova selvatica e per fini ornamentali, ne viene coltivata la varietà “Nana”, in quanto le piccole dimensioni si adattano meglio a balconi e giardini. Da maggio a luglio, sui suoi rami crescono stupendi fiori rossi formati da cinque e più petali che ricordano la forma di una corona. In diverse culture la buccia, come involucro è vista come simbolo che tiene unita una molteplicità di differenze e fa in modo che la ricchezza di ciascuna di esse non si perda. In Egitto il succo del frutto veniva aggiunto alla birra per trasformarla in una magica bevanda che dava vigore al corpo. Secondo la Bibbia, in Palestina era abitudine fare bollire il succo del melograne per farne degli infusi. Dioscuro e Plinio sostenevano che bere una tisana a base di buccia e radice di melagrana eliminava i parassiti dell’intestino e le radici essiccate poi bollite come decotto preservavano la salute delle donne in gravidanza. Ippocrate, il padre della medicina, suggeriva il succo di melagrana come afrodisiaco e contro i bruciori dello stomaco. Maometto nel corano dice: “mangia melagrana in quanto purifica il corpo dalla gelosia e dall’odio”. Gli Egizi utilizzavano il succo dei melograni acerbi contro la diarrea. Nella cultura persiana si ricorreva al melograno per combattere i bruciori di stomaco ed erano soliti bere decotti ottenuti con la macerazione dei sui fiori rossi. Nell’antica Grecia, la pianta era sacra a Giunone sposa di Giove e a Venere. Una leggenda narra che il suo succo ricordava la vitalità del dio Dioniso e per venerarlo, la dea dell’amore Afrodite lo piantò sulla terra. Nelle convinzioni popolari si credeva che il melograno preservasse l’armonia matrimoniale, infatti, secondo il mito, Proserpina, figlia di Cerere e Zeus fu legata tutta la vita a Plutone, divinità della mitologia romana, signore dell'Averno (Ade), che l’aveva rapita e ne aveva mangiato alcuni chicchi. Pare che un tempo il melograno fosse conosciuta come “la mela di Cartagine”, infatti questa città veniva chiamata Punica e diede il nome al frutto, Punica granatum. I romani coltivavano il melograno nelle zone poco soleggiate dei giardini patrizi e le donne sposate erano solite adornare i copricapi con i rami per rivelare la loro prosperità economica mentre con ...
Leggi di piùSan Gavino Monreale: Fernando Marrocu, un pittore poco valorizzato
di Fulvio Tocco _______________________________ Il cavallo, fin dall’età della pietra è stato oggetto delle raffigurazioni dell’uomo. Il Cavallo di Lascaux ne è un esempio: è apparso in pitture rupestri preistoriche che si stima abbiano circa 17.000 anni. Se nella storia i cavalli sono stati rappresentati spesso in battaglia, con in groppa un personaggio importante o anche per essere oggetto di studio come fecero Leonardo Da Vinci (1490) considerato uno dei pittori più talentuosi al mondo e George Stubbs, nato nel 1724 che era così legato ai suoi soggetti equestri da diventare noto come "il pittore dei cavalli". [caption id="attachment_121316" align="alignleft" width="434"] Cavallo (Fernando Marrocu)[/caption] Applicò al cavallo un suo interesse infantile per l'anatomia al punto da trascorrere diciotto mesi a sezionare carcasse equine ed un incisore produsse un libro di lastre sui suoi studi. Questi disegni anatomici aiutarono gli artisti successivi. Nell’arte contemporanea sono stati raffigurati spesso singolarmente e da artisti assai noti. Nel mondo dell’arte, i grandi pittori hanno saputo esprimere la bellezza e la potenza dei cavalli attraverso opere che ancora oggi incantano appassionati di equitazione e amanti dell’arte. Da Stubbs a Bonheur, questi artisti hanno creato un legame intrinseco tra l’uomo e il cavallo, affascinando l’umanità da secoli. Quando si parla di cavalli dipinti nel secolo passato, si parla di De Chirico o di Aligi Sassu. Molti sono i pittori che con grande bravura hanno reso tributo all’animale più rappresentato nell’Arte: la grazia, l’eleganza, la potenza del cavallo ne fanno da sempre uno dei soggetti preferiti degli artisti, ma ci sono pittori che ne hanno valorizzato l’estetica al punto da distinguersi. Fra questi, Aligi Sassu, pittore dalle origini sarde, è stato uno dei più interessanti. Il suo stile è inconfondibile. [caption id="attachment_121318" align="alignleft" width="427"] Cavallo (Fernando Marrocu)[/caption] Nei giorni nostri non si parla a dovere di quel grande pittore del Medio Campidano, Fernando Marrocu. Per me è uno dei più grandi pittori viventi del cavallo. Di questo animale osservato nell’Altipiano della Giara, nei momenti di raccoglimento, è capace di leggerne il cuore. Come i cavalli di De Chirico i suoi, quelli di Marrocu, sono vibranti di vita; mossi dalla materia pittorica e dalla sua fantasia per averli conosciuti nel cortile di casa sin da piccolo, paiono animati da una energia inesauribile e in questo l’accosto a Eugène Delacroix, Mi è parso giusto fare queste sintetiche considerazioni sull’artista di San Gavino perché lo ritengo, senza dubbio, quello maggiormente “espressivo” di questo nobile animale. Se fossi un amministratore del comune di Villacidro lo chiamerei immediatamente per rendere più attraente l’ingresso dell’Ippodromo con un suo dipinto. Una decisione di questo genere ripagherebbe la disattenzione che noi sardi abbiam ...
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