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Programmazione territoriale, firmato il progetto da 14 milioni per la valorizzazione del Medio Campidano
di Gian Luigi Pittau ___________________________________________ Pioggia di milioni di euro per i centri dell’Unione dei Comuni “Terre del Campidano”. È stata posta la firma che sancisce l’avvio del progetto di sviluppo territoriale ‘Percorsi di accoglienza e sostenibilità nel territorio della terra cruda’ che interessa il territorio dell’Unione di Comuni 'Terre del Campidano'. Si tratta di uno dei progetti rimasti indietro perché avviato nel 2018 e “recuperato” nel corso della legislatura da parte dell’assessorato regionale della programmazione che ora avvierà tutte le fasi necessarie a dar corpo al piano di sviluppo (valore 14 milioni e mezzo di euro) accelerando la fase attuativa. [caption id="attachment_80285" align="alignleft" width="283"] Il governatore Christian Solinas[/caption] «Inizia ora - spiega il presidente della Regione Christian Solinas - la fase attuativa, a cui si darà avvio con l’istituzione dell’Ufficio unico di progetto propedeutico alla stipula della convenzione e all’avvio dell’attività che interessa i Comuni di San Gavino, Samassi, Sardara, Serramanna, Serrenti, Pabillonis, riuniti appunto nell’Unione dei Comuni ‘Terre del Campidano». La firma del progetto della programmazione territoriale è stata posta a San Gavino alla presenza dell’assessore regionale alla programmazione Giuseppe Fasolino e di tutti i sindaci dei Comuni interessati. «Crediamo fortemente - spiega Giuseppe Fasolino - che la valorizzazione dei tratti caratteristici dei territori sia l’obiettivo primario della programmazione territoriale e la via maestra per creare sviluppo e dare nuove opportunità ai giovani. Quello di San Gavino è uno dei momenti più importanti: siamo all’approvazione del progetto e questo è l’inizio di un cammino di sviluppo». [caption id="attachment_102936" align="alignleft" width="496"] Serramanna, casa in terra cruda[/caption] Il Progetto di Sviluppo Territoriale ‘Percorsi di accoglienza e sostenibilità nel territorio della terra cruda’ punta, infatti, a migliorare l’attrattività e la competitività del territorio attraverso lo sviluppo di un sistema di servizi integrato basato sulla valorizzazione delle risorse culturali e ambientali, favorendo la rivitalizzazione del tessuto economico e il potenziamento dei servizi nell’ottica di migliorare la qualità della vita, il benessere delle persone e generare lavoro tramite la conoscenza, per contrastare il progressivo spopolamento dell’area. L’idea alla base del progetto è quella di sfruttare il ricco patrimonio esistente in terra cruda quale esempio di costruzioni nell’ambito della bioedilizia per diffondere il sapere e le tecniche tradizionali. Contemporaneamente il progetto punta alla formazione di nuove professionalità specializzate nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità con l’implementazione dei servizi connessi, sfruttandole per creare soluzioni innovative e tecnologiche per la cittadin ...
Leggi di piùLa figura e l’umanità di Anna Piras, sa levadora, un pezzo di storia di Pabillonis
di Dario Frau e Paola Cossu __________________________________ “Sa levadora”. A Pabillonis, fino agli anni ‘70, questo nome aveva una definizione e connotazione ben precisa: la persona che aveva il ruolo di assistere le partorienti e far nascere i bambini. Nel passato, (metà del sec. XIX, e in parte, fino ai primi del ‘900), la professione di levatrice in Sardegna e quindi anche in paese, era caratterizzata, in gran numero, da persone che si occupavano dell’assistenza nel parto, in base all’esperienza, all’empirismo e al fai da te. Poche le diplomate e/o con una preparazione fondata sulla medicina. Allora la scelta della levatrice era compito del comune, come si rileva anche dai documenti dell’archivio comunale del paese. Anzi certe volte la levatrice era più di una: come avvenne nel 1849 (delibera del 22 ottobre) quando vennero nominate le vedove, Maria Onnis e Girolama Cara, “persone atte ed idonee a tale facoltà con corrispondersi il tanto secondo il costume dei particolari bisognandi”. Le persone nominate, tutte e due anziane, erano pratiche del loro mestiere e quindi potevano assicurare un servizio sicuro e costante alle partorienti ed essendo entrambe del villaggio, erano sempre pronte ad ogni chiamata. [caption id="attachment_102901" align="alignleft" width="497"] Anna Piras con altre allieve dell'ospedale civile[/caption] Qualcosa cambia nell’Isola, con la legge del 20 marzo 1865 “affinché tutti i Comuni del Regno provvedessero al servizio medico-chirurgico e ostetrico”. La maggior parte dei paesi sardi aveva difficoltà a istituire le condotte ostetriche per la mancanza di personale diplomato, oltreché per problemi economici. I corsi per levatrici erano in quegli anni ancora di soli quattro mesi, fatti appositamente per permettere alle levatrici empiriche di ottenere un titolo. In Sardegna la prima Scuola di ostetricia cominciò a funzionare nel rispetto della legislazione nazionale, a Cagliari, a partire dal 1882-1883 e a Sassari dal 1886-1887. Nel 1888 il Governo decreta nuove sessioni di esame pratico per “abusive” di cui ne usufruirono un cospicuo numero di levatrici empiriche Nel 1890 venne emanato un Regolamento per le levatrici dove si stabilivano limitazioni d’azione e disposizioni sui loro compiti. Col R.D. del 5 marzo 1935, n. 184, diventa obbligatoria l’iscrizione all’albo delle ostetriche munite di titolo professionale che vogliano esercitare la professione. Questo dunque, nel lontano e breve passato. [caption id="attachment_102902" align="alignleft" width="497"] Anna Piras da giovane[/caption] I decenni che vanno dal 1949 ai primi del 1970, a Pabillonis, Sa levadora (l’ostetrica) si identificava con signora Anna Piras, ma anche, per molti, comunemente, tzia Anna Piras. Non era necessario, infatti, pronunciare il nome e cognome della professionista: “vai a chiamare sa levadora”, diceva la donna in procinto di partorire, al marito. Lui capiva subito dove dove ...
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