La scommessa di una nuova gelateria
Per la prima volta in assoluto viene aperta una gelateria nel paese; a inaugurarla, oltre un mese fa, Veronica Mura e Marco Zucca due ragazzi villamaresi. La nuova attività, che sorge nei pressi della “passeggiata Riu Cani”, oltre a rappresentare una scommessa in un periodo non propriamente dalla parte di chi decide di mettere su un’attività in proprio, nasce con tanto entusiasmo da parte dei due proprietari. «Si tratta di un'idea che io e Marco avevamo in testa da circa un anno - commenta Veronica Mura - e che, finalmente, non senza i classici ritardi di tempo imposti dalla burocrazia, siamo riusciti a trasformare in realtà. Mio marito (Marco Zucca ndr) vanta esperienza nel settore avendo lavorato alcuni anni in Germania. Mai prima d'ora a Villamar era stata aperta un'attività con queste caratteristiche; speriamo, data anche la novità, che la scommessa possa col tempo risultare vincente». Simone Muscas ...
Leggi di piùCulurgiones cun istufadu de trudus
I primi uomini andavano a caccia con armi rudimentali e si nutrivano con carne cruda e radici. Con la scoperta del fuoco, un milione di anni fa circa, l’uomo impara a cuocere il cibo, così facendo si accorge che il suo sapore è totalmente diverso di quello consumato sino ad allora, apprezzandone così tutta la succulenza sprigionata in cottura. Col passare del tempo si perfeziona imparando nuove tecniche come quella dell’affumicatura o quella dell’essicazione, in questo modo scopre che è possibile conservare gli alimenti per lungo tempo e sopravvivere nei momenti in cui la caccia diventava meno benevola a causa delle intemperie e sbalzi di temperature. Proseguendo il suo camino, l’uomo comprende che è possibile mescolare gli alimenti rendendoli più appetitosi, più saporiti e più digeribili. Strada facendo, scopre anche altre tecniche di cottura, quella di stufare, brasare, lessare e quant’altro, compresa quella che ancora oggi si pratica in Sardegna, ovvero la cottura sotto terra a carraxiu, simile a quella degli antenati che cuocevano i capi di selvaggina dentro a una buca nel terreno, foderata con fascine di arbusti odorosi, ricoprendo il tutto con altre frasche aromatiche e accendendo sopra un fuoco preparato con fascine di cisto (tipo di vegetazione esistente nell’Isola) e ciocche secche cotzinas, lasciando cuocere per lunghe ora la preda. La stessa tecnica di cottura, pare l’abbiano adottata anche i cuochi in servizio alla corte dei Savoia, che vennero trasferiti per volere di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone in Sardegna nel 1806 (a quei tempi, territorio sabaudo). Infatti in un importante occasione prepararono una raffinata ricetta: il fagiano in cocotte, cotto dentro ad un tacchino. Piano, piano l’uomo imparò ad addomesticare gli animali, a proteggerli dentro a recinti e infine ad utilizzarli per il lavoro nei campi. Sempre in Sardegna, nel Medioevo, emerge la cucina con le spezie (cannella – chiodi di garofano – zenzero – pepe e zafferano Crocus sativus Linnaeus). Lo zafferano, in particolare, risulta coltivato nell’isola da tempi remoti, ma già conosciuto in epoca romana; resta il fatto però che prima gli arabi, poi gli spagnoli ne divulgarono il metodo di coltivazione e l’utilizzo domestico. Gli arabi in quel periodo coniarono pure il metodo dell’essicazione della pasta, in modo da poterla conservare per molto tempo e la Sardegna assieme alla Sicilia diventarono regine d’Italia incontrastate nel vantare un’industria pastaia di un certo spessore. Mentre in epoca rinascimentale la tendenza culinaria si arricchisce ulteriormente con l’utilizzo delle erbe ed aromi del territorio (mirto – lentischio, dal cui frutto si ricava l’olio - finocchietto – lauro – rosmarino – timo – prezzemolo – salvia e tante altre). Nell’Ottocento, le abitudini culinarie isolane sono decisamente migliorate, sia nella qualità degli ingredienti, sia nel modo di cucinarli, adottando tecnich ...
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