La stagionalità di frutta e verdura
Uno dei punti cardine della Dieta Mediterranea è il consumo di prodotti vegetali di stagione, meglio se a km 0. Attualmente troviamo tutto l'anno qualsiasi tipologia di alimento vegetale, per soddisfare le esigenze del consumatore che vorrebbe assaporare sempre i prodotti ortofrutticoli più graditi. Oggi non si ha più il concetto di stagionalità degli alimenti e questo non è un bene. Il nostro organismo varia le proprie necessità al cambiare della temperatura e delle condizioni ambientali, per cui è importante modificare, in base alla stagione, la nostra alimentazione. La natura ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno: in estate i frutti sono più ricchi d’acqua e di sali minerali, importantissimi per prevenire la disidratazione, in inverno, troviamo, le crucifere come il cavolfiore, i broccoli e gli agrumi come le arance, i mandarini che ci aiutano a prevenire le malattie da raffreddamento. Il prodotto di stagione è più gustoso, profumato, ricco di vitamine, minerali ed è meno costoso e ciò, di questi tempi, non guasta. La frutta e la verdura, cresciute in un ambiente naturale, avranno meno bisogno di additivi, di anticrittogamici o di cure particolari e saranno un prodotto più sano, riducendo la possibilità di allergia per il consumatore. Un vegetale fuori stagione, oltre a essere qualitativamente inferiore da un punto di vista nutrizionale e ad avere un gusto discutibile, è anche molto più costoso. Il prodotto fuori stagione viene fatto maturare in modo artificiale attraverso l’innalzamento della temperatura o con l’uso dell’etilene. Si ha, inoltre, un maggiore utilizzo di additivi rispetto ai vegetali che invece hanno rispettato il proprio ciclo naturale. La frutta e verdura, fuori stagione, presentano una quantità di fitormoni molto più alta perché l’etilene viene erogato nel post-raccolta sui prodotti per accelerarne la crescita, la maturazione e per renderli più “belli” esteticamente. Questi trattamenti andranno a incidere negativamente, non solo sul costo, ma anche sulla qualità del prodotto. Inoltre, se acquistiamo frutta e verdura fuori stagione, queste potrebbero provenire da altri paesi e, in questo caso, saranno state colte ancora acerbe per farle arrivare mature al momento della vendita. Avranno viaggiato per giorni, saranno state conservate in celle frigorifere, causando una riduzione delle proprietà nutrizionali dell’alimento, oltre a un maggiore costo economico. Consumare prodotti di stagione significa rispettare l’ambiente in cui viviamo. Pensate ai viaggi attraverso celle frigorifere, agli additivi che vengono usati in dosi maggiori, come i fertilizzanti, che contengono delle sostanze chiamate nitrati che in determinate condizioni possono nuocere alla salute. Pertanto, acquistate prodotti di stagione e a km 0. La filiera corta garantisce che i vegetali siano davvero freschi e genuini, più gustosi e ricchi di nutrienti. Inoltre, se il prodotto è locale, potete recarvi ne ...
Leggi di piùFiglia mia, il film girato in Sardegna
“Figlia mia” il film di Laura Bispuri, che ha concorso al Festival di Berlino, nei giorni scorsi è stato presentato a Cagliari al cinema “Odissea”. Presenti in sala , assieme alla regista ,alcuni degli interpreti: Alba Rohrwacher, Sara Casu e Michele Carboni. Il film è una coproduzione internazionale: Italia – Germania - Svizzera.I nteramente girato in Sardegna, ha avuto il sostegno di Eurimages, del Mibact, della Regione Sardegna e della Fondazione Sardegna Film Commission. Le riprese sono state effettuate nei comuni di Cabras, Riola Sardo, San Vero Milis e Oliena. Prima della proiezione, la conferenza stampa. Il cast è stato presentato al pubblico da Nevina Satta, deus ex machina della Sardegna Film Commission. Il film, drammatico, narra le vicende di una bambina, Vittoria (Sara Casu), figlia naturale di Angelica (Alba Rohrwacher ), comprata da Tina (Valeria Golino) e Umberto (Michele Carboni.) Una figlia in comproprietà, usando un linguaggio da ars pedatoria. Dietro il progetto, riuscito, della Bispuri, c’è anche Pierpaolo Erriu di Silius. È stato lui a far conoscere l’isola alla regista. La Golino recita una parte sostanziosa, ma non squarcia lo schermo. Malinconica, quasi attempata e disillusa. Una donna vissuta senza aver cavalcato grandi onde. Routine. Donna pratica con un marito pratico (Michele Carboni ). Alba Rohrwacher? Me-ra-vi-glio-sa! È il presente, ma soprattutto il futuro del cinema italiano. Con questa prova sale sul secondo gradino del podio. Il primo è ancora proprietà di Giovanna Mezzogiorno. L’attrice fiorentina, di minor bellezza, suscita bollori, pruriti simpatia, tenerezza e un’altra mezza dozzina di emozioni che farebbero impazzire un reggimento. Si immerge nella parte e la sua bellezza-blondie, dona enorme vitalità a una storia tragica. Accompagna con la sua pazzia, l’esordiente Sara Casu, una rosa tea, che colora la riviera catalana di Alguer. Soggetto e sceneggiatura sono della regista assieme a Francesca Manieri. Vladan Radovic “disegna” una fotografia da esporre in una bacheca incorniciata da smeraldi. Gianni Bella, con una sua canzone, richiama le spiagge che confinano con gli anni di piombo. Sara e Alba che ballano sulle note di “Questo amore non si tocca”, fanno deflagrare la felicità e la spensieratezza. Dietro le inflessioni, sarde, delle due attrici, c’è il lavoro di Maria Loi (per lei anche una parte). L’attrice (mamma di Cate e Luna in “Bellas Mariposas“ di Mereu ) fa chiudere le vocali a Valeria e ad Alba (certo non a Lia Careddu, brava, al solito, nella sua parte). Per la Loi, riconoscimenti pubblici e meritati, da parte di Nevina Satta. Non facile far abortire gli accenti continentali delle due mamme e ingravidarli con quello campidanese. Marcello Atzeni ...
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