Marinella Staico: recuperato il cappotto Su Sereniccu
Marinella Staico, 54 anni, sarta fin da piccola, dal 2000 guida il suo atelier in via Carmine 200 a Assemini proponendo abiti per uomo e donna facendo approfondite capate nella ricerca storica dei vestiti. Come il suo cappotto di panno “Su Sereniccu”. Successivamente ad una accurata ricerca storica sulle origini della sua famiglia, appura (“tramite documenti certi”) di essere una discendente della famiglia Staico arrivata in Sardegna da Arko nella Grecia alla fine del ‘700. [caption id="attachment_20493" align="alignnone" width="200"] Marinella Staico[/caption] La famiglia greca aprì allora a Cagliari nel quartiere Sa Costa (l’attuale via Manno) una sartoria con quindici dipendenti dedita soprattutto nella preparazione di un capo d’abbigliamento maschile: “Su Sereniccu”. L’appellativo dell’indumento risalirebbe, forse, alla provenienza da Salonicco dei confezionatori o dei tessuti impiegati. L’indumento divenne comunque col tempo costume tradizionale maschile in vari centri del Campidano e in particolare a Quartu Sant’Elena. “L’ultimo esemplare con fattura originale risalente tra il 1905 e il 1911” rivela la Staico, “è oggi esposto alla Mostra etnografica internazionale di Roma”. Proprio perché la sartoria di Cagliari aveva saputo farsi apprezzare dai tanti viaggiatori che passavano a Cagliari attraverso il porto mercantile favorendo la divulgazione dell’indumento anche nella Penisola. Negli ultimi anni Marinella Staico, dopo lunghe ricerche, ha rielaborato l’indumento nella sua forma originaria “anche se però lo realizzo con un panno di cotone e non già con una maglia di lana vergine com’era originariamente perché da noi non ci sono telai adeguati per la sua confezione”. Il risultato è davanti agli occhi di tutti. “Confezionato e rivisitato in chiave moderna”, spiega la stilista Staico, “è diventato un importante manufatto che si inserisce nella mia collezione di capi maschili”. Marinella Staico espone le sue creazioni nella vetrina on line della Regione Sardegna, nella Isola shop e partecipa alle varie fiere regionali e nazionali. “Un lavoro di passione, dedizione e ricerca continua” spiega lei, “perché le mie collezioni nascono da emozioni, dallo stato d’animo e creando un abito per una sfilata o un evento, immagino chi lo indosserà e quale musica lo accompagnerà in passerella”. Nessuna preclusione per confezionare abiti da donna o da uomo. “Io preferisco cucire per uomo, ma anche per donna”, risponde a chi le chiede la sua preferenza. Eleganza, ricerca sono le caratteristiche che appaiono a colpo d’occhio osservando le sue creazioni. “Non è un momento facile per noi artigiani”, spiega “perché il mercato è saturato da abiti fatti in serie e a basso costo, da usa e getta, ma per chi ricerca un abito di qualità, fatto su misura, allora noi garantiamo risposte certe che altrimenti non si potrebbero avere”. I costi? “un abito confezionato da ...
Leggi di piùSu àmbulau campidanesu
La cucina sarda affonda le proprie radici sin dai tempi della preistoria a quella nuragica, lasciando all’Isola un patrimonio gastronomico incredibile, anche se per esperti del settore pare sia una cucina dimessa e poco rinomata. Forse sconosciuta lo è anche agli stessi sardi, non a caso quando si parla di ricette si è soliti elencare le più classiche, cioè quelle che si cucinano nel quotidiano e si ripropongono durante tutto il periodo vacanziero: l’immancabile maialetto allo spiedo, l’agnello nelle più caratteristiche preparazioni, - is malloreddus - is culurgionis - nei più svariati nomi locali, - sos sebadas - e altre ancora ma, così non è. La Sardegna, vanta un repertorio culinario talmente ampio che sembra persino impossibile poterlo descrivere tutto, ricette dai profumi e dai sapori antichi, che da millenni vanno a braccetto con la storia e con la cultura. Sarebbe bello e interessante, intraprendere tutti insieme un viaggio alla scoperta delle vie enogastronomiche di quella cucina antica, semplice ma raffinata, ancora a molti sconosciuta e trasmetterla in forma oggettiva e chiara a tutto il mondo intero. Come è sempre bello, poter trasmettere alla gente gli usi, i costumi, le tradizioni, l’operosità delle persone e, l’ospitalità e la riservatezza degli isolani che risulta essere un’icona indelebile da sempre. In Sardegna e per la precisione nell’area del Medio Campidano e nel Sulcis Iglesiente, si prepara un piatto dalle origini molto antiche, tanto da farle risalire al periodo della preistoria, si tratta di - su ambulau - s’àmbulau de farri o suppa de farre -, un piatto a base di brodo di manzo, semola d’orzo (il cereale più antico della storia), cipolla selvatica - cibudda aresta - chipudda agreste -, grasso di bue che ha il potere di conferire alla pietanza un sapore delicato, erbe aromatiche e aceto di vino. - S’ambulau - è una minestra caratteristica, particolarmente saporita e in più occasioni viene consumata come pasto unico. Questo piatto tipico è una preparazione simile alla polenta (dal latino puls) che viene però preparata solo con la semola d’orzo macinata a pietra, al posto della più comune farina gialla. Non a caso Catóne, Marco Porcio, detto il Censore (lat. M. Porcius Cato, detto anche Censorius, Priscus, Superior o Maior per distinguerlo dall'Uticense), - uomo politico (234-149 a. C.) dell'antica Roma; nel suo trattato “De Agricoltura”, unico scritto dell’autore arrivato fino a noi, parla di puls punica e nel 198 fu anche pretore in Sardegna, dove ebbe modo di risanare tutti i “male fatti” procurati dai suoi predecessori. Comunque sia, l’orzo “Hordeum vulgare o Hordeum sativum”, appartiene alla famiglia delle Graminacee e nell’evolversi dei vari passaggi della storia ha sempre avuto rilevanza importante nell’alimentazione. Basti pensare che le prime coltivazioni risalgono al 7000 a.C. e durante degli scavi archeologici effettuati nella regione s ...
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