Su pan’e saba de Meana Sardo

[caption id="attachment_68797" align="alignleft" width="121"] Roberto Loddi[/caption] In Sardegna è molto sentita la tradizione dolciaria, un’arte arcaica che sa combinare ingredienti sani e genuini con risultati impensati, così come è molto antica la capacità seduttiva del popolo sardo, gente capace di estro e creatività. Il paesaggio sardo sa incantare e stupire ogni volta che si posa lo sguardo, forse perché trasmette l’impressione sia immutato nel tempo, scorci che non hanno la fissità di una cartolina patinata ma la forza generata dalla bellezza e dalla storia delle persone che lo abitano. Percorrendo le vie dei paesini dell’entro terra, protetti dalla fitta e selvaggia vegetazione è facile incontrare usanze culinarie autentiche trasmesse nel tempo da madre in figlia.  Ma l’Isola oltre ai piatti tradizionali di alto livello, gode di una prestigiosa storia di arte pasticcera. Infatti c’è un copioso elenco di prelibatezze che si modificano e variano di paese in paese, in base alle abitudini e nel rispetto delle tradizioni contadine locali. Per realizzare questi dolci, le abili mani delle pasticcere di casa, ricorrono a prodotti genuini della terra intelligentemente dosati e amalgamati in modo da sorprendere per gusto e aromi. In tutta l’area del Campidano, l’usanza dolciaria è eccezionalmente sentita, tanto è vero che le donne lavorano i dolcetti della tradizione isolana nelle loro dimore, così come avviene a Quartu Sant’Elena, stupenda cittadina collegata a Cagliari dalla bellissima spiaggia del Poeto, dove sono nati tantissimi dolci rinomati e di fama consolidata. In questa zona le donne possiedono una manualità straordinaria nel decorare le prelibatezze dolciarie e non temono di divulgarne le tecniche di esecuzione. I dolci simbolo del posto sono i caratteristici pirichittus de bentu, che si preparano facendo fondere lo strutto in un recipiente contenente dell’acqua calda di fonte, poi si unisce della farina tutta in una volta per evitare la formazione di grumi, quindi si lavora energicamente il composto sul fornello acceso per una ventina di minuti o fino a quando l’impasto si stacca dalle pareti della marmitta. Non appena si sarà raffreddato, il composto andrà trasferito in un recipiente di terracotta (scivedda, xivedda) solo allora si potranno aggiungere una alla volta le uova, amalgamandole, suighere, sempre continuando a lavorare l’impasto, fino a quando si sarà ottenuto un composto liscio, elastico, consistente e asciutto come la crema di un gelato artigianale. Sicuramente più facile a dirsi che a farsi, ma per modellare is pirichittus ci vuole abile manualità, perché ogni dolce prende forma sul palmo della mano (occorre far roteare un pezzo di impasto raspando sempre il palmo della mano con un coltello a lama larga), va plasmato continuamente fino a formare una sorta di bombolone. Un trattato del ‘700 rivela le caratteristiche di questo dolce e  lo definisce  simile a  un “boccolo” ...

Vai a tutti i contenuti