Festival del cortometraggio di Sant'Antioco: il 14 agosto ospite al Sarajevo Film Festival
Si rinnova per il secondo anno consecutivo la collaborazione tra Passaggi d'Autore - Intrecci mediterranei e il Sarajevo Film Festival (SFF), alla sua ventottesima edizione dal 12 al 19 agosto nella capitale della Bosnia Erzegovina. Domenica (14 agosto) al SFF è in programma una serie di proiezioni, racchiuse sotto il titolo Passaggi d'Autore Presents: sei cortometraggi italiani, con due film di registi sardi, tra quelli presentati nella passata edizione del festival sardo, che si è tenuta dal 3 all'8 dello scorso dicembre a Sant'Antioco (Sud Sardegna): "Destinata coniugi Lo Giglio", di Nicola Prosatore (2021, 11'); "What Remains", di Marta Massa (2021, 10'); "L'ultima Habanera", di Carlo Licheri (2021, 18'); "L'avversario", di Federico Russotto (2021, 18'); "La cattiva novella", di Fulvio Risuleo (Italia, 2021, 13'); "Anne", di Domenico Croce e Stefano Malchiodi (2019, 17'). Interviene alle proiezioni della sezione incentrata sul festival del Circolo del Cinema "Immagini" (F.I.C.C.) il suo direttore artistico, il regista bosniaco Ado Hasanovic. Il Sarajevo Film Festival è uno dei più importanti eventi cinematografici dei Balcani, che si tiene dal lontano 1995, su iniziativa dell'Obala Art Centar. Diventato festival di qualificazione agli Oscar nel 2019, il SFF organizza dal 2007, in collaborazione con la Berlinale, il Sarajevo Talent Campus per giovani talenti, con le sezioni Short Film e Student Film del Competition Programme. Il Circolo del Cinema "Immagini" (F.I.C.C.) è intanto al lavoro per la prossima edizione del festival Passaggi d'Autore, la numero diciotto, in programma a Sant'Antioco dal 3 all'8 dicembre. Il fitto palinsesto di proiezioni, incontri con autori, registi e altri professionisti della settima arte, laboratori, arricchito da concerti ed altri eventi collaterali, si presenterà nelle sue consuete sezioni: Intrecci mediterranei, una selezione dei migliori cortometraggi provenienti dai Paesi del Mediterraneo; Focus, dedicata ad un Paese ospite, che nella prossima edizione sarà la Francia; Intrinas, con alcune tra le migliori produzioni di cortometraggi realizzati sul territorio sardo; Web serie; Videoclip – Music Video d'Autore; CortoAmbiente, sulle tematiche ambientali. ...
Leggi di piùGuspini: Gian Paolo Cancedda, “Furitto”, hobbista coltellinaio
di Maurizio Onidi ______________________________________________ È arcinoto anche ai non addetti ai lavori che la Sardegna, oltre che per straordinarie bellezze naturali, è da sempre famosa per i metalli e per la produzione di coltelli, il cui uso risale all’epoca nuragica. La zona del guspinese-arburese-gonnese lo è ancora di più, dove l’attività dei fabbri coltellinai è molto diffusa, vuoi anche per la vicinanza con le miniere di Montevecchio e non è certamente un caso, se nel “Museo del coltello” di Arbus, si trova “s’arresoia” più pesante del mondo, che nel 2011 si è guadagnato il Guinness World Record con 295 chili per 4,85 metri di lunghezza, con una lama spessa 2,25 centimetri. Tornando indietro nel tempo, fino agli sessanta del secolo scorso, in occasione delle festività per Santa Maria, numerosi coltellinai, provenienti da Gonnosfanadiga, esponevano la produzione dei loro coltelli lungo le strade della cittadina guspinese. Alla luce di come si è evoluta e sviluppata questa attività, pertanto, possiamo sicuramente affermare che a contendersi la notorietà sono” l’Arburesa”, chiamata anche a “foggia antica” o “gonnese”, che si presenta con lama panciuta, manico ricurvo in un unico pezzo e due fascette metalliche all’estremità e la “guspinese” o “Sa Kuspidesa” che dà il titolo all’ultimo libro pubblicato da Elio Dessì, edito da Susil. Si caratterizza per la forma un po’ panciuta, manico in corno di montone, leggermente ricurvo. È noto anche un modello senza punta, chiamato coltello del minatore, nato a seguito di una legge regia, meglio nota come legge Giolitti, varata nel 1908, su proposta dell’allora direttore della miniera di Montevecchio, al fine di scongiurarne l’utilizzo durante le manifestazioni di protesta, degli aderenti ai movimenti operaie. Legge che disciplinava la lunghezza delle lame permesse a uso personale che non doveva superare la lunghezza di quattro centimetri per quelle a punta mentre quelle senza poteva raggiungere i dieci centimetri. «Molti coltellinai hanno seguito le orme dei loro padri, in questo campo, per me non è stato ccsì» racconta Gian Paolo Cancedda, pensionato guspinese, coltellinaio hobbista, unico maestro coltellinaio riconosciuto dalla Corporazione Italiana Coltellinai del Medio Campidano, conosciuto nell’ambiente come “Furitto” «A cavallo degli anni ’80, ho iniziato a seguire più da vicino il mondo dei coltelli e non pensavo che un giorno quest’attività artigianale sarebbe diventato il mio mestiere, un mondo tutto da scoprire. Nel ’90 iniziai a realizzarli quasi per gioco. I primi non furono certo dei capolavori, anzi. Giorno dopo giorno, lavoravo per dare una identità ai miei manufatti, cercando di non sconvolgere molto le linee tradizionali guspinesi. Nasce così il coltellinaio “Furitto”. Nel 1998 feci la richiesta di entrare a far parte della “Corporazione Italiana Coltellinai” e quella fu la svol ...
Leggi di più