Serramanna, su bar de su gonnesu
di Antonio Leddda _____________________________________ Tziu Jùanni arrivava da Gonnosfanadiga, un paese a circa trenta chilometri dal nostro e la gente lo chiamò subito “su Gonnesu” (dal nome del luogo di provenienza). Da giovane faceva l’autista delle ambulanze girando tutto il Campidano. Venendo a conoscere di diverse persone fece amicizia con alcuni cittadini di Pendio Grande, dove decise di trasferirsi e formare una famiglia. Comprò la licenza di una botteguccia di vino e aprì un bar per conto proprio, in seguito lasciò il lavoro di autista e col bar si trasferì al centro del paese, di fronte alla piazzetta de is postus de su pisci e de sa petza (del mercato del pesce e della carne) dietro il Montegranaticu, dove dopo la raccolta veniva ammassato il grano per essere poi venduto e in parte conservato per la nuova semina. Il locale era ampio e moderno, con un enorme bancone per la mescita, tanti specchi e diverse vetrine, alcune di esse davano anche sulla strada ed erano sempre piene di bottiglie di liquori e di sciroppi di ogni tipo, ma anche di scatole di baci Perugina, di cioccolatini e di caramelle. Il bar venne subito frequentato da tanta gente che andava a bere e a trascorrere le serate giocando a carte: a scopone, a tre sette, a briscola o a tarocchi. In genere la posta, se non era a soldi, era sempre la solita bevuta. Il gestore, tziu Jùanni, era noto anche come una persona di carattere che si faceva rispettare, nonostante il suo fisico magro e il viso asciutto e scavato; aveva una voce grossa e poderosa che usciva da sotto due baffoni folti e neri alla Umberto I. Faceva parte assieme a tziu Dinu Trudu, tziu Albertu Gerra e tziu Dariu Frau dei baffuti del paese. Apparsi anche nella foto di un quotidiano locale. Questo aspetto lo faceva apparire sempre con un certo cipiglio, severo specie a noi ragazzi e a quei clienti che bevevano più del necessario e andavano facilmente in escandescenze, ma anche ai frequentatori abituali del bar non sempre educati e talvolta anche scurrili. Il più delle volte veniva aiutato dalla moglie, una donna moretta e bassa e dal figlio primogenito allora ancora piccolo di età. Il suo locale, fu forse uno dei primi in paese ad aver adottato la televisione e furono molte le persone interessate ai programmi della Rai. Un periodo era anche frequentato dalla “Folgore”, una delle squadre locali di calcio che aveva la sede nella casa a fianco e specie la domenica sera quando si festeggiava qualche vittoria, c’era sempre un’esplosione di voci che si sentiva persino de sa Pratza Pubbrica. In seguito aprì anche una tavola calda e ristorazione per le persone che arrivavano da fuori o lavoravano nelle industrie di trasformazione come la conserviera o la cantina sociale, ma anche nei diversi uffici pubblici, come le banche, le scuole o le poste che allora si trovavano lì vicino. Un periodo era frequentato anche da un certo signor Pippo Leonardo, che da ragioniere curava le spedizioni ...
Leggi di piùSan Gavino Monreale: Silvia Mamusa confermata segretaria del Pd locale
di Lorenzo Argiolas ________________________________________ Silvia Mamusa è stata riconfermata segretaria del PD di San Gavino, e ora fa parte anche dell’assemblea regionale del partito dopo il voto scaturito dalle primarie. Attualmente è assessora comunale alla Cultura, Pari Opportunità e Commercia. Fa parte della Giunta di Carlo Tomasi, anch’egli tesserato PD, e nel 2019 prese 604 preferenze. Ha sostenuto la mozione di Giuseppe Meloni e quella della neosegretaria Elly Schlein ...
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