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Beni culturali: una novità e tante polemiche

Cinque mila euro per il “Bagno romano”. La Giunta di Sardara ha dato il via libera al progetto per la valorizzazione dell’edificio romano, nel piazzale delle terme di Santa Mariaquas. Lo comunica il sindaco, Roberto Montisci. «Il nostro impegno - spiega il primo cittadino - è continuare l’azione di recupero degli edifici storici. Questa volta abbiamo pensato di potere aprire le porte ai turisti e ai visitatori di una struttura purtroppo abbandonata. All’interno sono ancora visibili le vasche, ma nascoste dalle sporcizia degli uccelli, padroni assoluti». Ricorda l’interesse di quanti transitano in quell’area, soprattutto negli alberghi, per le acque curative. «Siamo consapevoli - aggiunge Montisci - che per recuperare l’intero complesso occorrono molti soldi, non facili da trovare in questo periodo di crisi. Vogliamo iniziare a fare qualcosa». Si parte con la spesa di circa 5 mila euro, fondi recuperati fra le pieghe del bilancio. «Serviranno esclusivamente per rinfrescare l’esterno, tappare le fessure, finestre d’ingresso per i volatili. Infine pulire l’interno, tanto da permettere l’accesso e il percorso ai visitatori». Altro impegno del Comune è accrescere il patrimonio dei beni culturali, in vista della nuova gara d’appalto. Un bando atteso da oltre un anno, imprigionato dalla burocrazia, servizio mantenuto in vita dalle proroghe di mese in mese, complice  il “contrasto” interno fra sindaco e dipendenti. Fra di loro, inquilini dello stesso Palazzo civico, la comunicazione avviene tramite la carta stampata o via internet. Situazione che da tempo ormai accendi gli animi in Consiglio comunale. «Lo scorso anno - ricorda il capogruppo  di minoranza Roberto Caddeo - il Consiglio ha assunto l’impegno di attivarsi entro dicembre per gli atti necessari al nuovo bando di gara, scaduto nel 2015. Siamo a maggio e siamo ancora in regime di proroga. Vogliamo creare un altro debito? Vogliamo arrivare alla Corte dei Conti? Lo si dica chiaramente. Prederemo  le nostre decisioni». Santina Ravì ...

Gianni Marilotti: "Cambiare il mondo con la scrittura"

A Gianni Marilotti insegnare storia e filosofia nei licei cagliaritani deve agire da fontana della giovinezza, mi par ieri che lo incontrai a Milano per il suo “La quattordicesima commensale” con cui aveva vinto il premio Italo Calvino, era il 2003 e l'anno dopo il libro ebbe anche il premio Maria Rusconi per la miglior opera prima edita in Italia. È alla libreria Lirus per il suo ultimo scritto: “Delitto alla Cattolica”, Fratelli Frilli Editori. In questo frattempo non è che Gianni sia rimasto con le mani in mano anche se il suo secondo romanzo “L'errore” esce nel 2013 (ed.Il Maestrale), e l'anno dopo con Arkadia pubblica “Il conte di Saracino”. Tra un romanzo e l'altro tanta saggistica di carattere storico-politico. Copio dalla quarta di copertina: è autore, fra gli altri, del volume Italia e Nord Africa, Carrocci Editore 2006, e di numerosi saggi e articoli in riviste internazionali. Fondatore e presidente dell'associazione culturale Mediterranea si occupa attivamente di storia del Mediterraneo e di cooperazione allo sviluppo (vedi: “L'Italia e il Nord Africa, l'emigrazione sarda in Tunisia 1848-1914, ediz. Carrocci). Dal 2014 svolge la funzione di Consigliere onorario per i minori presso la Corte di Appello del Tribunale di Cagliari. Rivoluzionario Gianni, militante politico di quella sinistra extraparlamentare che si provò a cambiare il mondo negli anni '70 dell'altro secolo, dice lui che dal giugno '72 per ben 10 anni era a Milano, una volta al mese, nell'ambito della sua militanza. Il profumo di quegli anni è intrappolato fra le righe del romanzo. Che a leggere il titolo saremmo tentati da subito di classificarlo come “un giallo”, ma oltre che fare torto all'autore che ci tiene a non farsi incasellare in una qualche categoria (non sono un giallista, dice) non faremmo un buon servizio all'impianto narrativo del libro, che è alquanto composito e non si lascia ridurre ad un “unicum”, anzi dipana le sue trame in molteplici piani di scrittura. Che la realtà narrativa fosse altra da quella prospettata dal titolo lo facevano già presagire i due “presentatori”: Luigi Cannillo e Pasqualina De Riu, due poeti. Lui è poeta, saggista e traduttore (insegnante di lingua e letteratura tedesca) consulente editoriale. Le sue poesie sono in numerose antologie e riviste nazionali e internazionali, è attore della vita culturale milanese degli ultimi decenni, partecipa da una vita a performance e spettacoli teatrali con artisti visivi e musicisti. Pasqualina è di Silanus, a Milano ha insegnato italiano e storia alle superiori. Tra le sue raccolte di poesie mi piace ricordare “Cala Sisine e dintorni” giusto per rammentare quanto conti per lei l'essere nata in Sardegna, quanto ancora la agiti il riverbero della sua isola. Fermamente convinta del potere anche terapeutico della letteratura, nel suo biglietto da visita si legge: Consulente Filosofico. E' lei che inizia leggendo il prologo del libro di Marilotti: “...u ...

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