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Allarme randagismo nelle campagne
È allarme randagismo nelle campagne, ma anche i cani che hanno il microchip spesso vengono lasciati girovagare da soli e minacciano l’incolumità delle persone che vanno a correre a piedi o che utilizzano la bici. Lo rimarca Gianni Palombo, presidente provinciale dell’associazione Anpana (Associazione nazionale protezione animali, natura e ambiente) che si occupa anche di arginare il fenomeno dei cani abbandonati senza padrone: “Il problema del randagismo è presente a San Gavino soprattutto nelle campagne. Esiste un rifugio per cani ma va ricordato che per legge non può prendere i randagi e questa struttura non può ospitare più di 20 amici a quattro zampe. Bisogna intensificare il censimento con i microchip e dare in adozione i cani sangavinesi ospitati nelle struttura convenzionata “Dog Hotel” di Assemini”. Sul problema non sono mancate le polemiche anche in consiglio comunale: “Sono preoccupato – denuncia l’esponente dell’opposizione Lorenzo Argiolas – per la situazione di pericolo che viene generata nei confronti di chi ha allevamenti o coltivazioni nei terreni attigui o chi si trova a svolgere attività fisica in quelle zone”. Ma l’assessore Nicola Ennas rimarca l’impegno della maggioranza: “Secondo l’indagine svolta dai vigili non siamo di fronte a una situazione fuori controllo. Inoltre dal 2015 quest’amministrazione ha deciso di dare un contributo per la sterilizzazione e si è sempre mantenuto un costante contatto con le associazioni che si occupano di benessere animale”. Gian Luigi Pittau ...
Leggi di piùAndrea Porcedda: scrittore, educatore e uomo di sport
Andrea Porcedda, classe 1963 e laureato in pedagogia, lavora come educatore di professione con ragazzi affetti da disabilità. È conosciuto nel territorio per avere trascorsi importanti nel mondo dello sport e del calcio in particolare, nella politica e nella sfera sociale. Diversi anni fa ha pubblicato un suo libro dal titolo “Villamar, il calcio, lo sport”. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio. Partiamo dalla fine: perché un libro sulla storia dello sport a Villamar? Sono stato calciatore per tanti anni, ho allenato adulti e ragazzi e ho un passato da arbitro di calcio. Sin da piccolo ho annotato i risultati delle mie partite e in cuor mio, pur molto giovane, sapevo che prima o poi avrei scritto un testo che riassumesse le vicissitudini del calcio e dello sport nel mio paese. Un grande aiuto per la stesura del mio libro me l’ha data un mio amico di vecchia data, Tore Pani, grande memoria storica soprattutto del calcio locale. Nello sport del territorio è conosciuto, oltre che per essere stato un buon “numero 10”, anche come bravo e serio allenatore. Qual è il suo ricordo più bello nel mondo del calcio? Tantissimi, ma fra tutti quello che più mi è rimasto nel cuore è quel campionato vinto con il Villamar nella stagione 1981/82. Avevo appena 19 anni ed ero il regista di quella squadra composta da un gruppo di ragazzi tutti villamaresi, un bravo presidente come Antonello Muscas e un allenatore, Antonello Murgia, che per la nostra generazione è stato come un padre. Ogni anno organizziamo almeno una rimpatriata fra i protagonisti di quella squadra: rincontrarci è sempre una festa. La Virtus Villamar attualmente ha in rosa calciatori che, pur non più giovanissimi, sono stati svezzati da lei. Quegli stessi calciatori ancora oggi la ringraziano per i suoi insegnamenti sul campo. Mi fa piacere, non lo nego; credo che chiunque provi soddisfazione quando si ricevono attestati di stima perché significa che, nel proprio piccolo, si è lavorato bene. Il mio modo di insegnare calcio, però, non ha mai avuto particolari segreti, tutto si basava semplicemente su un concetto per me imprescindibile: l’educazione. Credo che senza questo elemento puoi avere tutto il talento che vuoi, ma non potrai mai diventare un vero calciatore. Forse non è un caso se poi nella vita sono diventato educatore di professione. Imporre quella mia idea di calcio fu più semplice rispetto a chi mi precedette come allenatore dei ragazzi; questo perché quando iniziai a lavorare con i giovani non allestimmo semplicemente una squadra di ragazzi, ma una vera e propria scuola calcio. Com’è cambiato lo sport rispetto al passato? Crede che certi valori si siano persi? Sono ovviamente affezionato al passato, non ho però la presunzione di dire che oggi sia peggio di prima. È semplicemente un’epoca diversa e lo sport, come tanti altri settori, non poteva certo esserne non influenzato. Per citarle un esempio: un tempo i bambini, me compreso, gioc ...
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